CARL BRAVE e FRANCO 126, le voci della nuova romanità al Rock in Roma 2018 – REPORTAGE

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CARL BRAVE e FRANCO 126, le voci della nuova romanità al Rock in Roma 2018 – REPORTAGE

Per spiegare il successo di quella neanche tanto strana coppia di Carl Brave e Franco 126 servirebbe un trattato sociologico forse, e non tanto sulla musica d’autore italiana o capitolina, quanto invece sul paese di oggi, e di riflesso sulla capitale di questi non poi così ruggenti anni 10.

Una città che non trasmette più l’allegria, l’ottimismo per il futuro o le sdolcinatezze di qualche anno fa, quando lo story telling municipale era sul solco di Federico Moccia e dei suoi metri sopra al cielo. Ora finiamo sotto terra, il futuro è una merda, le storie d’amore sono stories da social e stiamo tutti, costantemente, pellaria.

Ecco, il successo di questi due ragazzotti che un paio d’anni fa smanettavano a casa con qualche programma di produzione per poi pubblicare il video su youtube e oggi invece calcano i palchi di tutta Italia arrivando a un tempio sacro come il Rock in Roma è tutto in questo maledetto saper cogliere i gusti e le “apatie” di questi tempi. Una generazione pellaria, col conto arancio sempre in rosso, tre bire e due noccioline come aperitivo ma un romanticismo di fondo che rimane, che non va via, che ci fa fare tutta Roma a piedi.

E sta generazione te la ritrovi tutta o quasi in quel di Capannelle, dove se non ero il più vecchio ieri sera poco ci mancava. Una generazione che non è di certo quella raccontata da Moccia o dagli Zero Assoluto, ma neanche i pariolini animati da un generico quanto autentico fascismo o le maturande col sogno di American Appareal di Contessiana memoria. Una generazione pellaria, pochi cazzi, e in questo saperlo coglierlo e descrivere sta tutta la bravura di Carlo e Federico, anzi Carl e Franco, che al Rock in Roma mettono su uno show che, bando ai passatismi, meritava di essere visto.

Repertorio ce n’è poco, ma viene svolto tutto. I brani del precedente “Polaroid” si danno il cambio senza problemi con le nuove canzoni di “Notti Brave“, il primo album solista di Carlo Coraggio uscito a maggio per Universal, ed anche con qualche produzione di Franco 126 (il cui LP da solista uscirà dopo l’estate).

Tanti gli ospiti, da Frah Quintale, Giorgio Poi, Emis Killa e Federica Abbate (i cui featuring sono presenti anche nel nuovo disco) agli amici di Franco Pretty Solero e Ketama126, con un sussulto speciale quando sul palco sale prima Noyz Narcos (quasi un passaggio di consegne) e Coez, che a Capanelle si è trovato così bene che ci ritornerebbe altre 10 volte.

Dopo due ore e mezza di concerto la chiusura con “Sempre in due” e “Pellaria“. Che per una generazione pellaria, è la chiusura migliore.

Carl Brave @ Rock in Roma | Scaletta

“Solo guai”
“Cheregazzina”
“Lucky Strike”
“Polaroid”
“Tararì tararà”
“Perfavore”
“Medusa”
“Fotografia”
“Pub crawl”
“Chapeau” (con Frah Quintale)
“Camel Blu” (con Giorgio Poi)
“Noccioline”
“Alla tua”
“Argentario”
“Avocado”
“Non è un gioco” (Franco126 con Pretty Solero e Ketama)
“Misentomale” (Pretty Solero)
“Borotalco” (con Noyz Narcos)
“Interrail”
“Noi”
“Vita”
“Bretelle” (con Emis Killa)
“Parco Gondar” (con Coez)
“Barceloneta” (con Coez)
“La cuenta” (con Federica Abbate)
“Enjoy”
“Sempre in due”
“Pellaria”

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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