Da “astronauta” a guerriero contro ogni paura: STRAGÀ ci presenta il suo ultimo disco di inediti “Guardare fuori” – INTERVISTA

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Da “astronauta” a guerriero contro ogni paura: STRAGÀ ci presenta il suo ultimo disco di inediti “Guardare fuori” – INTERVISTA

Ve la ricordate “l’amore è un astronauta nanananà.. la vita è un’astronauta nanananà.. mia nonna è un’astronauta…”? Era l’Estate del 2000 quando in radio impazzava il tormentone di Federico Stragà. Ora “L’Astronauta” è “maggiorenne”, sono volati 18 anni da quel giugno di inizio secolo e per il suo interprete è arrivato il momento di tagliare un nuovo atteso e voluto traguardo: presentare al pubblico il primo disco – ancora fresco di stampa – in cui è autore di tutti i brani, “Guardare fuori”.

L’album, autoprodotto e distribuito da Alman Music/Self, conta al suo interno 9 inediti più la bonus track “Che Cos’è L’arte?”, il pezzo pubblicato nel 2015. Ad anticipare l’uscita dell’Lp il lancio del singolo “Ho esaurito la paura” che sostiene il progetto Un Paese ci vuole dell’associazione Ai.Bi in supporto dei bambini delle zone terremotate del centro Italia.

Se v’aspettate un disco pieno di “canzonette” cucite e confezionate “a misura d’Estate”, vi dovrete ricredere. Stragà torna con un album intenso, riflessivo e sincero. Una sorta di “operazione a cuore aperto” in cui l’autore e interprete si confessa attraverso dialoghi ora a 2 – con l’altro o con se stesso – ora corali, con tanto dei tipici consigli degli amici. Negli arrangiamenti, alternate e mescolate al pop, trovano spazio anche spennellate più jazz e swing, proprie dell’ultima fase creativa maturata da Stragà.

Un disco sincero, dicevamo. Proprio come l’intervista che “l’astronauta Stragà” ha rilasciato ai nostri microfoni pochi giorni fa, rispondendo di pancia alle nostre domande sul concetto di paura con il suo accento bellunese ora “sporcato” da qualche leggera flessione bolognese. È nella città dei portici e dei buskers, di Bruno Barbieri ma soprattutto di Dalla che ora vive infatti l’artista. E noi, qualcosa memore del grande Lucio, in Stragà l’abbiamo sentita. Ma lasciamo la parola direttamente a lui, ecco cosa ci ha rivelato del suo ultimo progetto.

Ciao Federico, vorrei iniziare parlando di “paura” e non solo perché è il tema del primo singolo estratto in cui canti “ho esaurito la paura nel difendermi da me” ma anche perché è un concetto ricorrente in tutto l’album. Ti va di parlarci di come vivi, o hai vissuto, il tuo rapporto con la paura?

La paura è qualcosa contro cui combatto da sempre. Negli ultimi anni, stimolato anche da una bellissima frase che avevo sentito in un film, mi sono reso conto che la paura ci blocca molto. Io stesso mi sono bloccato davanti a cose che invece mi sarebbe piaciuto affrontare. Il singolo (“Ho esaurito la paura” ndr), pensando a me stesso, è un po’ un sogno anche se parte dal presupposto non bellissimo di esaurire la paura provando una grandissima paura. Nel pezzo cito un po’ di paure più o meno grandi che ho. È una canzone che mi è uscita veramente di getto, per cui le prime che mi sono venute in mente le ho messe dentro. Sicuramente ce ne sono tante altre e probabilmente qualcuna di queste non è di sicuro tra le mie paure più forti.

Una fra tutte?

Beh, sicuramente è quella citata e non citata. Quel “difendermi da me” ha una doppia valenza: difendermi da solo e da me stesso. I momenti in cui forse ho avuto più paura nella mia vita sono stati quelli in cui ti rendi conto che devi darti un attimo di autocontrollo e devi combattere contro un tuo momento di grande sconforto, tristezza, rabbia. Questa probabilmente, tra tutte quelle che ho citato all’interno della canzone, è quella più grande. Quella di dover in qualche modo vincere contro se stessi e a volte improvvisandosi guerrieri senza capire bene da dove iniziare.. muovendosi un po’ al buio, ecco. Stragà

In “Guardare fuori”, tra l’altro, sei autore per la prima volta di tutti i brani. Come la mettiamo con la famosa paura? Cioè, in che modo hai vissuto l’attesa dell’uscita del disco: in senso positivo, con una sorta di febbricitante entusiasmo pre-release, o con la pressione e la paura del giudizio di chi lo avrebbe ascoltato?

No, a dire la verità l’ho vissuta proprio senza paura! Vuoi un po’ per il normale desiderio di far sentire il primo album scritto totalmente da me. Se ho scelto queste canzoni, le ho scelte perché ci credo e le ritenevo finite, complete e che mi rappresentassero bene. Mi sono reso conto che una canzone per me deve uscire spontanea, deve nascere da una reale ispirazione. Sono stato molto severo poi nell’elaborarle per far sì che diventassero delle vere e proprie canzoni. C’è stato un aspetto di istinto e ispirazione pura, diciamo così, e poi c’è stato il lavoro di sistemazione. So quanto ci ho messo (in quest’album ndr) sia a livello di spontaneità, sia a livello di impegno. Sapendo questo, qualsiasi tipo di critica non mi fa paura. Ecco, mi impaurirebbe un po’ piuttosto se qualcuno mi dicesse “la trovo una canzone finta, fatta a tavolino. Dell’album mi si può dire che piace o non mi piace, ma non critiche del genere.

Non per restare ancorati al passato, ma la cover di “Guardare fuori” mi ha fatto ripensare inevitabilmente a “L’Astronauta”, per via del tema “spazio”. Come mai questa scelta grafica?

La cover innanzitutto mi piace molto! Vorrei vendere milioni di dischi soprattutto per far vedere a quante più persone la fantastica cover che è stata fatta (sorride ndr)! A realizzarla sono state due mie carissime amiche: Barbara e Simona. Barbara, che ha avuto l’idea di farla così nonché è stata la fotografa della luna! La foto è reale, l’ha scattata dalla sua finestra qui a Bologna. E poi Simona, che ha curato la realizzazione grafica, ottimizzando il tutto.

Da “L’Astronauta” sono passati circa vent’anni. Cosa è cambiato e cosa è restato del Federico Stragà di 20 anni fa?

Molte cose sono restate. Secondo me si cambia poco nel corso della vita, per cui sicuramente non sono cambiato molto. Per quanto riguarda la musica è restato il mio modo di cantare però oggi canto canzoni scritte da me. Per cui è cambiato tanto da questo punto di vista. 18 anni fa, facendo le interviste, parlavo in buona parte di canzoni scritte da altri quindi in qualche modo dovevo cercare di capire, informarmi, farmi spiegare.. ogni tanto improvvisavo delle spiegazioni appunto improvvisate. Mentre in questo caso parlo di musica e mi sento dentro questa cosa. In varie occasioni della mia vita mi sono sentito leggermente “fuori dal cerchio della fiducia”, per citare De Niro. In questo caso, invece, mi sento protagonista di ciò che sta facendo. È un cambiamento molto importante perché poi comunque influenza tutta la mia vita quotidiana. Il disco l’ho scritto a casa da solo, passando ore con la chitarra a trovare lo spunto, a trovare la parola.. . E sicuramente questo cambiamento ha prodotto anche dei cambiamenti nella mia normale quotidianità.

Correggimi se sbaglio, ma ho avuto l’impressione che anche i 2 inediti “Guardare fuori” e “Debole” abbiano un certo peso e valore nell’album. È così?

“Debole” è un brano sicuramente molto importante per me, che parla di momenti difficili. Ripensando a quei momenti mi chiedo: se si potesse misurare la forza dell’animo, è più forte chi riesce a vivere certe situazioni con leggerezza superandole con grande facilità o chi, invece, si ritrova a zoppicare nell’animo, soffrendo dentro, ma poi riesce a superarle lo stesso? Sono rientrato “virtualmente” in alcune situazioni della mia vita e mi sono reso conto che ho vissuto questi momenti con malinconia e tristezza mentre altri li hanno vissuti quasi divertendosi. Ognuno ha il suo modo di vivere le situazioni e io nel brano mi sono fatto questa domanda.
Mentre “Guardare fuori”, che da il titolo all’album, ha una doppia valenza: “guardare fuori” nel senso che per scrivere queste canzoni mi sono guardato molto dentro cercando, però, di proiettarlo fuori. Qualche spunto l’ho preso anche ascoltando le storie dei miei amici o guardando come vivono loro l’amore e i rapporti. Ma la canzone è anche un invito a me stesso a tornare, come quand’ero piccolo, a “guardare fuori”. Il ricordo che ho è che io guardassi più fuori di quanto non faccia ora. È un invito, insomma, ad aprirmi al mondo.

Ci siamo: l’estate è iniziata. Cosa si prevede per te nei prossimi mesi “baciati dal sole”?

Prevedo e conto di fare molti concerti. Oltre che il nuovo disco, a maggio ho presentato anche la nuova band. Di conseguenza non vedo l’ora di portare l’album in giro per l’Italia e di suonarlo insieme anche alle mie vecchie canzoni il più possibile. È questo che ho immaginato di fare nel momento in cui sono entrato in studio per registrarlo.

Per seguire gli aggiornamenti sui live e i progetti di Stragà: www.facebook.com/federicostrag

Qui la tracklist di “Guardare fuori”: “Debole”, “Guardare Fuori”, “Preferisco”, “I Primi Di Marzo”, “Un Giorno Magico”, “Ho Esaurito La Paura“, “Indeciso”, “Odio Il Mio Bassista”, “Stragatto”, “Che Cos’e’ L’arte?”.

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