TOMMASO DI GIULIO ci presenta “Lingue”: “mi piace cambiare ed esplorare, forse perché mi annoio subito” – INTERVISTA

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TOMMASO DI GIULIO ci presenta “Lingue”: “mi piace cambiare ed esplorare, forse perché mi annoio subito” – INTERVISTA

Tommaso Di Giulio

foto di Tamara Casula

Il suo nuovo album di inediti si chiama “Lingue“, ed è “un disco pieno di corpi, che si muove per opposizioni tra luce ed ombra, sconfitta e resistenza, razionale ed irrazionale, l’amore ed il suo contrario” come l’ha definito lui stesso. Parliamo di Tommaso Di Giulio, cantautore e musicista classe 1986, già tre album all’attivo e una quantità spropositata di collaborazioni anche per colonne sonore di film e spettacoli teatrali.

Abbiamo fatto con lui una bella chiacchierata per capirne di più di questo nuovo album descritto da Tommaso stesso come “un disco totalmente diverso rispetto a quello che stavo facendo e che non uscirà mai“. Perché?

Perché l’ho disgregato, alcune canzoni le ho regalate ad altri interpreti, ho prestato ad altri il nucleo formativo di altre, alcune canzoni le ho fuse, alcuni testi li ho cancellati. Soprattutto dal punto di vista testuale è un disco che non mi appartiene più…

Questo perché negli ultimi due anni sei cambiato te?

Beh si, le faccende individuali che escono fuori nel disco mi hanno cambiato. Sono riemerse in maniera prepotente, e nonostante sia fan di un certo distacco in musica, in questo caso non ci sono riuscito assolutamente e al posto di creare una via si mezzo, ho dato libero sfogo a una concezione tra il diaristico e il pornografico. Tommaso Di Giulio

Il sound è molto grezzo, c’è poca post-produzione, c’è molta presa diretta. È una cifra stilistica che vuoi mantenere o semplicemente una parte della tua evoluzione?

Si, l’approccio è cambiato, non uso quasi più il computer per fare pre produzione. Torno proprio in saletta e questo mi permette di fare molto prima su quello che poi voglio mettere su disco una volta per tutte. Quando apri un programma di pre produzione, davanti a te si dispiegano 187.000 ipotesi diverse e prima di trovare la veste giusta al suono rischi di impelagarti in brutte avventure, a volte si aggiunge troppo. Invece affidandoti al suono e chi suona e ti permette di far respirare meglio le parole.

Come ti vedi nel futuro? Da questo punto di vista, sarà sempre questo il tuo tratto stilistico?

Ho il brutto vizio di annoiarmi presto di quello che faccio, di me stesso. Cambio spesso strumenti, mi affeziono poco anche ai suoni, sento tanta musica diversa ed ho sempre la voglia di avvicinarmi alla nuova cosa che mi manda in fissa. Quindi da un lato cercherò sempre di conservare una traccia stilistica. Ma questo discorso per me vale soprattutto per i testi, la cosiddetta cifra stilistica. Tant’è che molti artisti che adoro hanno un immaginario sempre coerente ma musicalmente hanno cambiato molto, uno su tutti David Bowie.

Mi viene in mente Max Gazzé con cui hai duettato…

Lui è uno dei pochissimi ad aver trovato, però, un suono che è diventato aggettivo “alla Gazzè”, questo è un obiettivo che bisogna cercare di perseguire e su cui dovrei cercare di lavorare meglio.

Leggendo i testi sembra che ti immagini un futuro in cui saremo sempre più isole, staccati dagli altri e concentrati solo sui nostri social

Si assolutamente, non mi sembra che stiamo andando in altre direzioni.

Quest’individualismo, però, non si vive troppo in ambito musicale. Per reazione questo ha portato un ritorno al live molto importante.

Ieri parlavo con una ragazza del fenomeno della nostalgia che alcune realtà musicali che fanno leva sull’effetto tenerezza, quindi sulla paura della morte (ride) che prende secidenni, questo fa un po’ impressione. Io sogno un pubblico di sedicenni metallari o punkettoni, dovrebbero essere arrabbiati, al punto di spaccare le cose, con un atteggiamento nichilista nei confronti della realtà circostante e non con il pensiero di comprarsi l’acetato e prendere i due grammetti in piazzetta..

Perché secondo te questi generi che facevano breccia nei cuori dei ragazzi degli anni ’70-80 ora non ci riescono più?

Non lo so, non sono così intelligente da darti una risposta. Se fossi stato così intelligente avrei fatto un disco con le caratteristiche che oggi vanno oggi e facendo un sacco di soldi. Invece no, io sono fan di roba che quando ero giovane io era già demodè. Forse una risposta abbastanza vera è che in un epoca, e non solo in Italia, in cui per motivi extramusicali per abituarsi all’idea di sognare in piccolo e accontentarsi facilmente, ascoltare qualcosa, se c’è la possibilità di essere rassicurati si predilige questo che altro. forse è una reazione di autodifesa

 

Come passarai quest’esate?

Andrò al Primavera Sound, oltre ai grandi palchi mi piace scoprire le nuove realtà che sono fucina di tesori. Poi come sempre un sacco di festival musicali e cercherò di unire le mie vacanze alla musica. Poi suonerò, sarò in giro con il mio tour, Sicilia, Toscana, Roma. Suonerò e vedro concerti.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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