Quando l’amore è utopia e l’erotismo un ricordo: “So sad so sexy” di LIKKE LI – Recensione

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Quando l’amore è utopia e l’erotismo un ricordo: “So sad so sexy” di LIKKE LI – Recensione

I’m Liing with you one last time

And it’s so sad so sexy”

Due corpi che si scambiano la pelle per accendere i sensi, che si stanno a fianco per l’egoismo di voler brillare attraverso la bellezza dell’altro e voler riversare il proprio oceano in un petto che non si riconosce, spazio tra le ossa che sembra vuoto e solido, ma in realtà fragile e stipato di fantasmi. Questa è la fotografia di So sad, so sexy.

È il quinto album in studio di Likke Li, artista mutevole che decide ancora una volta di cambiare gli strumenti in suo possesso, ma non la sua tumultuosa essenza. Dopo I Never Learn, disco profondamente analogico, decide di immerge qui la sua acuta sensibilità in suoni nuovi e moderni, in alcuni casi strizzando l’occhio alle produzioni trap. L’elettronica e i synth accompagnano le melodie e le parole lontano, dando loro la stessa consistenza dei ricordi di infanzia che affiorano all’improvviso, delle melodie che ci riempiono la testa ma di cui non conosciamo l’origine. Canzoni che, a volerle visualizzare, sembrerebbero dieci stalattiti che si fanno lentamente gocciolare all’interno della stessa pozza d’acqua.

Si potrebbe definire So sad, So sexy un concept album dal momento che nelle canzoni riemergono sempre gli stessi temi, a definire un racconto arricchito da diversi punti di vista. Likke Li sviscera in questi brani la sua incapacità di amare, di saperlo fare solo attraverso gli errori e gli eccessi, con il risultato di intrappolarsi in rapporti basati sulla completa dipendenza e integrazione reciproca.

If you like the feeling of a hard rain falling
I have a seafull, I can give you an ocean”

Non è la prima volta che Liyke Li affronta questi temi, ma è sicuramente inedita la sensualità con cui adesso li racconta, con un’angolatura meno drammatica che permette all’erotismo di scivolare nei brani, quasi a suggerire l’accettazione di questi difetti. Una consapevolezza che si fa strada in tracce come la title-track e Better alone, in cui l’artista si guarda da fuori e riconosce la tristezza di essere abbracciati ad un corpo che non riesce a infondere vero calore, e che però evolve verso una visione più luminosa negli ultimi due brani dell’album.

La scrittura di Likke Li evoca continuamente immagini, e se a volte queste sono perfettamente chiare, altre volte risultano fumose e confuse, a sottolineare l’importanza del suggerire più che del spiegare, dell’eco più che dell’urlo. Un esempio perfetto sono le immagini disegnate da Jaguars in the air, come è possibile intuire già dal titolo. Sfuggente è anche la voce, che leggera si perde tra i riverberi e gli effetti che la modificano, a confermare quello stesso stile che ha reso la musica i Likke Li riconoscibile e diversa.

Bad Woman è una lettera a cuore aperto, una scusa all’altro, ma forse in fondo anche un po’ a se stessi, per aver permesso alle esperienze passate e ai traumi di premere il grilletto contro la nostra volontà. Le percussioni, nella seconda metà del brano, squarciano il telo di emotività eterea che permea l’album.

Just don’t go before I show you what’s behind all of my sorrow
What’s inside all of the bullets I throw”

Un disco che, come i precedenti, vive dei battiti di un animo profondamente inquieto e tormentato, ma che con il brano finale aggiunge un tassello in più. Non è un caso che Utopia chiuda il disco. È pura luce, è l’amore che finalmente si concede senza chiedere indietro nulla, che si augura a un figlio – come la stessa Likke Li ha dichiarato. L’amore che si spoglia qui di quella sensualità che lo connotava nei brani precedenti, per caricarsi di dolcezza e speranza, come la voce e l’interpretazione della cantante suggeriscono.

If there’s a bomb in your heart I’ll disarm it”

Un disco incredibilmente moderno e necessario per chi, almeno una volta nella vita, ha creduto di non essere capace di amare, e ha capito che si sbagliava. O ha voglia di capirlo.

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Manuel Malavenda
Manuel Malavenda
A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Ecco perché scrivo da sempre: per confondermi con le parole, immaginare cose che non si possono vedere e raccontare cose che si possono solo sentire. Come la musica. Ho una pagina Facebook dove parlo della bellezza, perché è di questo che dovremmo riempire le nostre vite: di bellezza.

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