INTERVISTA – BOOMDABASH: “BARRACUDA L’ALBUM DELLA MATURITA’. CONTAMINAZIONE, COLLABORAZIONI ECCELLENTI E LAVORO PER RILANCIARE IL REGGAE”

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INTERVISTA – BOOMDABASH: “BARRACUDA L’ALBUM DELLA MATURITA’. CONTAMINAZIONE, COLLABORAZIONI ECCELLENTI E LAVORO PER RILANCIARE IL REGGAE”

E’ uscito venerdì 15 giugno il nuovo album dei Boomdabash, uno dei gruppi reggae più apprezzati e conosciuti del panorama italiano, veri e propri dominatori della scena nell’ultimo periodo con il singolo “Non ti dico no” insieme a Loredana Bertè, che imperversa in vetta a tutte le classifiche d’ascolto.

L’album si chiama “Barracuda”, 12 tracce di reggae con tante contaminazioni e tante collaborazioni eccellenti, oltre alla già citata Bertè, veri top player della scena musicale nostrana come Fabri Fibra e Jake la Furia, presenti nell’altro singolo estratto omonimo dell’album, oltre a Rocco Hunt e l’immancabile totem del reggae italiano Alborosie. Fourzine ha avuto il piacere di intervistare per voi i Boomdabash, approfittandone per scoprire qualcosa di più sul nuovo album e sul mondo di uno dei gruppi più interessanti del panorama tricolore, oltre che candidati a diventare un vero e proprio tormentone della prossima estate.

Cosa dobbiamo aspettarci da Barracuda, quinta fatica discografica a distanza di 10 anni dalla prima, è questo l’album della maturità dei Boomdabash?

Crediamo proprio che questo album possa essere percepito come quello della nostra maturità. E’ un disco sudato, sofferto, con una lavorazione lunga due anni, con tantissime partecipazioni eccellenti. Soprattutto crediamo sia un disco in cui abbiamo lavorato bene con la contaminazione, con un approccio diverso, più internazionale tanto nella scrittura dei pezzi che nella produzione musicale. La nostra percezione è che questo sia decisamente il miglior lavoro di Boomdabash, speriamo che venga apprezzato alla stessa maniera dal pubblico”.

Avete accennato alle tante partecipazioni eccellenti, è questo un riconoscimento per voi oltre che una spinta in più per il disco?

Sono partecipazioni che ci inorgogliscono, perché erano tutti sogni nel cassetto che avevamo. Sono persone con cui abbiamo avuto già una conoscenza, un rapporto umano prima di quello professionale. Siamo onorati di avere artisti di quel calibro nel nostro album, oltre che contentissimi del risultato di ogni singolo pezzo fatto con loro. Artisti così non possono che dare un grandissimo valore aggiunto al disco e sicuramente per noi è stata una grande emozione e soddisfazione”.

 

Su tutte spicca “Non ti dico no”, un singolo riuscitissimo anche grazie alla voce inconfondibile di Loredana Bertè, dal sound estremamente estivo che sta letteralmente invadendo gli spazi radiofonici. Vi aspettate di essere il tormentone dell’estate che arriva?

Certo che lo speriamo. Anche la percezione che abbiamo è ottima, soprattutto a livello radiofonico, siamo stati primi in radio per diverse settimane, il pezzo è in rotazione da tempo, ma non accenna a calare d’intensità. Inoltre è distribuito in tredici Paesi nel mondo. Per cui potenzialmente ha i numeri ed i presupposti per diventare una delle hit o, perché no, la hit dell’estate, poi chiaramente il mercato discografico è un po’ una roulette, ma noi abbiamo fiducia”.

Parte del successo, probabilmente è riconducibile alla vostra riconoscibilità, siete gli unici che cantano contemporaneamente in tre lingue, italiano, inglese e salentino, quanto è importante per voi questo connotato così particolare?

E’ qualcosa di fondamentale. Siamo riusciti a creare un nostro stile, fortemente riconoscibile. Questo è stato uno dei primi obiettivi che ci siamo posti quando abbiamo iniziato, avere un suono che fosse riconducibile a noi in maniera netta. Oggi l’ascoltatore ad occhi chiusi, già dopo pochi secondi di musica, capisce che si tratta dei Boomdabash, crediamo che questo sia decisivo per un gruppo come il nostro”.

Di certo avete una forte identità, non solo musicale, oltre che un grande legame con il territorio del Salento. Siete anche molto impegnati socialmente sul territorio su temi sensibili, quali la lotta alla criminalità organizzata e la questione ambientale

Quelle che hai citato sono sicuramente due delle grandi battaglie che i Boomdabash conducono da sempre, chi ci segue lo sa benissimo. Siamo sempre stati vicinissimi ai ragazzi di Taranto, per la questione relativa all’Ilva, così come alla zona di Brindisi con le piaghe del petrolchimico e dalla centrale Federico II. Ovviamente poi, non possiamo essere indifferenti a quel cancro che è la criminalità organizzata cui purtroppo ancora oggi è necessario fare la guerra. Ci teniamo a sottolineare, però, che i Boomdabash non fanno solo delle campagne di sensibilizzazione di tipo “campanilistico”. Siamo impegnati in tante battaglie anche a più ampio raggio, per esempio a tutela dei diritti della comunità omosessuale, per citarne una”.

Tornando alla musica, ci avete anticipato la forte contaminazione sonora in questo album. Certo la vostra musica resta fortemente ancorata al reggae. In un momento come questo, in cui il Rap è definitivamente esploso in Italia, qual è secondo voi la direzione che dovrebbe prendere la scena reggae, che forse nell’ultimo periodo è apparsa più in ombra rispetto al passato?

La scena reggae dovrebbe modificare l’approccio umano ed etico di molti suoi esponenti. Uno dei grandi errori che hanno limitato la nostra musica, tanto in Italia quanto soprattutto nel Salento che pure è una delle zone più floride, è stato quello di osteggiare chiunque riuscisse ad ottenere dei risultati ed uscire da quel “ghetto” in cui si tiene confinata questa musica. Ogni artista che è riuscito ad approcciare una scena più ampia, magari approdando in radio con un forte seguito, è stato additato come il male, colui che avrebbe inquinato il reggae. In realtà, a nostro modo di vedere, è esattamente il contrario. Quello è il modo di portare questa musica a nuove orecchie, far crescere la scena e la platea di un genere musicale che merita di più. Noi crediamo che dovrebbe essere osannato chi ci riesce e non osteggiato. Siamo in questa scena ormai da più di 15 anni, abbiamo lavorato sodo, ma ci siamo sempre scontrati con questa mentalità che in buona parte è fatta anche di invidia. Un atteggiamento che nulla ha a che vedere con principi propri della cultura reggae, i c.d. puristi del reggae oggi sono i primi a tradire quei principi che ostentano”.

E’ questa un po’ la vecchia storia della similitudine fra chi vende e chi si è “venduto”. Anche se parlando di reggae viene subito in mente Bob Marley, francamente faccio fatica a trovare molti artisti più mainstream di lui

Esattamente, è proprio questo il concetto. Bob Marley era un personaggio trasversale, ascoltato dovunque, presente su tutti i giornali, passato chiaramente nelle radio maggiori. Di fatto Bob Marley rappresenta esattamente quello che i c.d. puristi della scena reggae oggi osteggiano con forza, fosse qui oggi, paradossalmente, lo additerebbero come un prodotto commerciale”.

Tornando a voi, fra una settimana parte il tour, andrete in giro per tutto lo stivale?

Partiamo il 23 giugno a Bari, abbiamo in programma più di venti date in giro per l’Italia, il calendario è in via di definizione. Per adesso siamo certi di essere a Milano, Roma, Verona, Trento, chiaramente diverse date nel Salento e in generale nel sud, andremo avanti sino alla fine di settembre e speriamo di divertire più gente possibile”.

Grazie davvero ragazzi per la disponibilità, la bella chiacchierata ed in bocca al lupo

Grazie a te, crepi il lupo”.

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