In viaggio con gli SLEEPWALKER’S STATION: la band ci parla del suo ultimo album “Lorca” – INTERVISTA

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In viaggio con gli SLEEPWALKER’S STATION: la band ci parla del suo ultimo album “Lorca” – INTERVISTA

Abbiamo intervistato gli Sleepwalker’s Station, la super band folk e cosmopolita che lo scorso 4 maggio ha pubblicato il nuovo disco “Lorca” (Timezone Records), un esperimento discografico raffinato e originale che ha del singolare: alla sua realizzazione hanno contribuito 22 musicisti provenienti da Italia, Baviera, Catalogna, Andalusia, Svizzera e Islanda. Ma non solo: all’interno dell’album 14 brani che spaziano dal valzer al rap, dal tango al folk, dal flamenco al pop, cantati in ben 5 lingue e 4 dialetti diversi.

Se Bob Dylan e Yann Tiersen decidessero un domani di fare un progetto insieme, probabilmente suonerebbe proprio come “Lorca” degli Sleepwalker’s Station. Un album talmente cangiante che non ti stanca mai e si lascia ascoltare sino all’ultima nota. Ad ispirarlo i viaggi compiuti dalla band italo-tedeca-spagnola in giro per il mondo. Il titolo scelto per il disco, invece, è un omaggio a Federico Garcia Lorca e alla sua “Poeta en Nueva York”.

Ma lasciamo ai suoi autori parlarci di “Lorca”. Ecco quanto ci hanno raccontato gli Sleepwalker’s Station sul loro ultimo album.

Ciao ragazzi! “Lorca” trae ispirazione dalle esperienze ed emozioni che avete vissuto durante i vostri viaggi in giro per il mondo. Ogni brano, quindi, come la “cartolina” spedita dagli Sleepwalker’s Station al loro pubblico di ascoltatori?

In un certo senso sì, hai fatto centro! Raccontiamo di esperienze raccolte in luoghi ben definiti, la scelta di esprimerle nella lingua locale alla quale sono legate è pertinente a quello che hai detto. Sfumando un po’ la tua immagine, più che le cartoline che scegli da foto fatte da qualcun altro, magari sono delle istantanee sulle quali ogni tanto puoi tornare a sognare. Sleepwlaker's Station

“Lorca” è un esperimento discografico molto interessante: non conosce confini, né di genere musicale né di lingua. Vi va di raccontarci del lavoro che c’è dietro? Ripensando alla fase realizzativa, qual è stata la parte più difficile e quale invece quella che vi ha divertiti di più?

La difficoltà maggiore puoi immaginarla: riuscire a far suonare assieme più di venti musicisti sparpagliati in giro per l’Europa! La realizzazione parte dalla condivisione di esperienze vissute e tradotte in canzoni, che vedono la luce attraverso la sensibilità di tutti i musicisti che vi han suonato. Potremmo dire che questa è la parte che ci ha davvero emozionato, perché una volta di più dimostra come la musica possa diventare un linguaggio che unisce anche nelle differenze linguistiche.

“Uno di noi”, feat. Luca Hernandez, è il primo singolo estratto. Ad aprirlo e a chiuderlo 2 citazioni: la prima a “Il ragazzo della via Gluck” di Celentano e la seconda che ammetto di non aver colto… da dove l’avete presa?

Ahahahaha in realtà la chiusura del brano non è una vera e propria “citazione”. Quello che intendevamo fare era dare un tocco retrò alla nostra maniera, richiamando una canzone che gira da un grammofono ma che in realtà non esiste, e che parla di marionette che ballano. Un’immagine surreale che, se vogliamo interpretare, aiuta a riportare il brano nello spirito del titolo dell’album, ovvero “Lorca”. Parliamo di Federico Garcia Lorca, il poeta del teatro dell’absurdo a cui è dedicato il nostro album.

Tra “Uno di noi” e “Il ragazzo della via Gluck” passano circa 50 anni eppure il “Paese” di cui cantate non sembra poi così cambiato. Voi che siete una band cosmopolita e che tanto avete viaggiato, c’è un Paese in cui vi sentite più “a casa”?

Per rispondere alla tua domanda dovremmo scrivere… un’altra canzone! Siamo una band italo-tedesco-spagnola, quando ci mettiamo a parlare di geopolitica non finiamo più! Il senso di questa canzone era proprio quello: stiamo tentando di raccontare l’Italia come la vediamo noi che entriamo ed usciamo continuamente dal Paese, con le sue assurdità, le sue bellezze ed i suoi estremi. Il tempo ci ha insegnato che il concetto di “casa” facciamo fatica a proiettarlo su un Paese, piuttosto riusciamo meglio ad identificarlo nelle persone che ci stanno vicino, a quelle che ci sostengono e alle quali dedichiamo le nostre energie.

Che tipo di viaggiatori sono gli Sleepwalker’s Station?

Gli Sleepwalker’s Station sono viaggiatori nel quotidiano: c’è chi è sempre in viaggio fisicamente per suonare, c’è chi è in viaggio verso Marte anche mentre fa la spesa, c’è chi viaggia per fuggire e chi per tornare. Nel complesso cerchiamo sempre di tenere con noi qualche cosa dai viaggi, che siano emozioni, ricordi o perché no? Canzoni!

Ripensando ai vostri viaggi come Sleepwalker’s Station, c’è un aneddoto curioso che avete voglia di condividere con noi?

Premetto che i tour più belli sono quelli in cui abbiamo più contatto con le persone del posto. Ricordo un tour in Islanda, dovevamo suonare in un posto su in cima a questo paese spettacolare: la punta tra due fiordi. Eravamo partiti presto da Akureyri, la seconda città più grande dove avevamo suonato la notte prima e eravamo arrivati verso sera, prendendocela con calma e godendoci i paesaggi spettacolari. Arrivati chiedemmo a che ora dovevamo suonare e ci dissero verso l’una di notte, ma forse più verso le due… “quando si fa un po’ più scuro”. Poi ci chiesero se volevamo vedere dove avremmo dormito e ci indicarono le barche da pesca alle nostre spalle. Ci dissero che la mattina quelle barche sarebbero partite per osservare le balene e che potevamo rimanere a bordo, fare colazione (cacao con rum al 60% e pasticcini alla cannella) e guardare qualche gigante del mare.

Ascoltando l’album me lo sono immaginato suonato dal vivo d’estate al tramonto lungo le rive di un lago, un fiume o un mare, proprio come in una delle foto che vi ritrae. A voi dove piacerebbe suonarlo?

Mettiamo anche un camino acceso ed un bel bicchiere di vino e direi che ne risulta l’immagine di una situazione molto conviviale, davvero l’ideale per raccontarci, suonando e condividendo il nostro racconto con chi si lascia portare in viaggio con noi per la durata della nostra musica. Anche nei palchi più grandi cerchiamo di ricreare questa atmosfera intima e raccolta. Ma potrebbe benissimo essere un concerto in mezzo alle dune del Sahara o nel cortile di un castello andaluso vicino a Jerez de la Frontera dove faremo la presentazione ufficiale dell’album il 13 luglio. Per cogliere tutte le sfumature del nostro modo di suonare è necessario che si crei l’atmosfera giusta e quell’energia ravvicinata, senza quindi la distanza del palco.

Al momento in tour in Italia per presentare “Lorca” dal vivo, gli Sleepwalker’s Station saranno: il 2 giugno a Santo Stefano in Sessanio (AQ), il 4 giugno a Roma, il 6 giugno a Barletta, il 7 giugno a Trani, l’11 giugno a Vibo Valentia, per poi continuare con altri live in Sicilia e ripartire oltre confine per suonare “Lorca” in Germania e Spagna.

Sleepwalker’s Station – Lorca | Tracklist

1. “La Valse”

2. “Hacia Marte”

3. “Rue du Bourg”

4. “Uno di noi”

5. “Winter in Berlin”

6. “De Molinos y gigantes”

7. “Wandering people”

8. “Unterwegs”

9. “Giorni sul lago”

10. “Tucumán”

11. “Sevilla”

12. “Si j’étais”

13. “Las Flores del Mal”

14. “Assunta”

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