RENZO RUBINO live all’Auditorium di Roma tra sorrisi e commozione – REPORTAGE

Laura Pausini
LAURA PAUSINI, nuove date a Milano e Bologna per il “Fatti sentire worldwide tour 2018”
22 Maggio 2018
Tiromancino Alessandra Amoroso
TIROMANCINO: online il video di “Due destini” con Alessandra Amoroso e la partecipazione di Marco Giallini
23 Maggio 2018

RENZO RUBINO live all’Auditorium di Roma tra sorrisi e commozione – REPORTAGE

Cosa vuol dire fare musica in questo momento storico in Italia? Dopo l’esplosione della scena indie per alcuni artisti inseriti in contesti più “canonici” vuol dire molto spesso doversi confrontare con uno snobbismo ingiustificato da parte del pubblico. E, sebbene possa sembrare un problema non particolarmente incisivo, capita che alcuni artisti possano essere presi sottogamba dalle platee generaliste che iniziano sempre più a storcere il naso nei confronti di chi è vicino al mondo musicale mainstream, per rivolgersi invece a quella che dovrebbe essere la fetta alternativa e più “cantautorale” della musica italiana. “Dovrebbe essere”, si, perché non si accorgono di come, invece, alcuni fra i migliori cantautori italiani dell’ultima generazione siano passati per palchi molto popolari come quello di Sanremo. È il caso di Renzo Rubino, che per il tour dell’ultimo disco, Il gelato dopo il mare, si è trovato nella spiacevole condizione di dover spostare la sua data romana, prevista per il 21 Maggio, dalla Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica allo Studio Borgna, ambiente più piccolo sempre all’interno della struttura. Per un cantautore che ha già alle spalle un premio della critica e un terzo posto al Festival della canzone italiana non è sicuramente un fatto grave, tuttavia dice molto riguardo all’attenzione del pubblico, che in ambito musicale sembra rincorrere più lo stile che la qualità vera, trovandosi nella condizione di lasciare ai pochi attenti quello che è un vero e proprio spettacolo di musica e intrattenimento.

La serata comincia con il cantautore, che, in impermeabile, raggiunge il palco con una valigia, la quale aprendosi rivela al suo interno un piano. Con quello strumento verranno poi intonate le note del suo ultimo singolo, la splendida Il segno della croce. Da subito si intuisce che il concerto dell’artista non si risparmierà in quanto a messe in scena. Sono molti infatti i momenti fuori dalle righe: durante l’esecuzione di Giungla la band indossa maschere di animali, mentre su Custodire, il pezzo presentato a Sanremo da Renzo, un mantello si solleva dalle sue spalle e su di esso viene proiettato il video dei nonni che ballano il lento, scena già vista sul palco dell’Ariston. Tra questi momenti capaci di suscitare sia risate che commozione, la musica del cantautore si rivela pienamente: le sue radici sono ben piantate nella tradizione musicale italiana, nelle basi poste da artisti come Lucio Dalla o Domenico Modugno, ma il suo estro creativo non esita in più occasioni a slanciarsi, a spiccare il salto per arrivare a toccare con mano ispirazioni lontane, abbandonandosi a momenti di pura follia quando necessario. Non deve quindi stupire che durante la serata si possa andare da classiche e intime ballad come Ridere a momenti sopra le righe come quelli regalati da Pop o Paghi al kg. Renzo è fatto così, non si pone grandi limiti nella scrittura, anzi, li oltrepassa così come più volte durante la serata oltrepassa la barriera del palco che lo separa dal pubblico, addentrandosi nella platea e regalando poi ad una signora la possibilità di assistere al resto del concerto comodamente seduta fra i musicisti.

Il concerto di Renzo non vive però di sola musica e spettacolo, ma anche di parole. Il cantautore riesce ad aggiungere elementi che impreziosiscono le sue composizioni col racconto e l’ironia, senza spiegare mai troppo e lasciando spazio a quello che i suoi testi hanno da dire, ampliando però il significato dei pezzi eseguiti, come in Lulù, brano teatrale su una malattia che decompone il mondo di una persona dall’interno, l’alzheimer. Il pezzo racconta di come al nonno di Renzo sia rimasto pian piano soltanto il ricordo della propria compagna e lo fa in modo giocoso ma maturo, mentre l’interpretazione impeccabile emoziona l’ascoltatore. È alla luce di questi momenti evocativi, che mostrano un artista già artisticamente maturo, che viene naturale riformulare la domanda posta all’inizio. Ci si potrebbe anche chiedere cosa vuol dire fare buona musica in Italia, al di fuori delle tendenze attuali. La risposta è che a volte significa non riuscire ad attirare l’attenzione della totalità del pubblico nonostante la proposta di buon livello, ma dover trovare il modo di ritagliarsi il proprio spazio. Renzo c’è riuscito e se ieri il pubblico in sala non era numeroso come ci si poteva auspicare è probabilmente soltanto questione di momento storico: lo spiccato talento di scrittura e intrattenimento del giovane cantautore è indubbio e se non tutti gli italiani se ne sono già accorti prima o poi dovrà succedere, altrimenti sarà una grande sconfitta per la musica nostrana.

Comments on Facebook
Antonio Galota
Antonio Galota
Antonio Galota, nato in Sicilia nel 1995, trasferito a Roma per studiare Graphic Design. Oltre alle arti visive adoro la musica, che mi accompagna sempre anche nel lavoro e alla quale dedico il mio tempo libero!

Comments are closed.