FEDERICA ABBATE: fuori oggi “In foto vengo male” il primo EP della giovane autrice

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FEDERICA ABBATE: fuori oggi “In foto vengo male” il primo EP della giovane autrice

Federica Abbate

foto di Roberto Covi

Esce oggi su tutte le piattaforme digitali “In foto vengo male” (Carosello Records) il primo Ep di Federica Abbate.

IN FOTO VENGO MALE contiene, oltre i singoli “Fiori sui balconi”, “A me ci pensi mai”, “Mi contraddico” e “Pensare troppo mi fa male feat. Marracash” anche due brani inediti “Due Volte” e “Oggi è un bel giorno”. Un debutto che racchiude tutto il mondo musicale dell’artista che, con la sua penna e vocalità potente e intensa, disegna melodie irresistibili e scatta un’istantanea sul pop italiano mescolandolo con l’elettronica e le sonorità urban spostandone i confini. L’Ep arriva sull’onda del successo di “Pensare troppo mi fa male feat Marracash”, scritta da Federica Abbate e prodotta da Takagi & Ketra, che in pochissimi giorni ha già superato i 100 mila stream su Spotify.

Federica Abbate sarà live, per la prima volta, il 25 maggio al Mi Ami Festival di Milano.

Federica Abbate è considerata la “penna di platino” del nuovo pop italiano con oltre 400 milioni di views. È reduce dal successo di “FIORI SUI BALCONI”, il primo singolo che ha inaugurato la sua carriera da cantautrice e che l’ha certificata come l’artista emergente italiana più suonata dalle radio per oltre due mesi (fonte Radio Airplay).

FEDERICA ABBATE – “IN FOTO VENGO MALE” | TRACK BY TRACK RACCONTATE DA LEI

6 canzoni per l’anima tra riscatto e desiderio di semplicità e verità

In “In foto vengo male” parlo di tutte quelle parti un po’ sbagliate di me. Essendo il mio primo Ep da cantautrice avevo un estremo bisogno di esprimermi e di raccontarmi in una forma profondamente personale, onesta e viscerale, senza vergogna e senza filtri. Alla fine chi di noi almeno in qualche foto non “viene male”?

Pensare troppo mi fa male (feat. Marracash)

“Pensare troppo mi fa male” è un brano dove ironizzo su uno dei miei difetti maggiori cioè la tendenza a costruire delle ragnatele di pensieri in cui si rimane spesso intrappolati come in un loop. È un invito ad essere meno cerebrali e lasciare più spazio all’istinto. Ho voluto Marracash con me perché è stato insieme a lui che ho iniziato il mio percorso dall’autorato al cantautorato. Con lui ho iniziato a calcare i primi palchi e a cantare sotto forma di feat. le mie prime canzoni.

Due volte

“Due volte” parla dello scorrere inesorabile del tempo che a volte porta due persone che stanno insieme a cambiare (“siamo il ricordo che ci manca, diversi come gocce d acqua”) e della conseguente paura di accettare il cambiamento, di accettare un nuovo inizio, di superare la paura di rimanere soli, di reimparare a camminare sulle proprie gambe senza rimandare continuamente (“non lasciamoci in sospeso mentre intanto vola via il momento migliore”).

A me ci pensi mai

“A me ci pensi mai quando stai con lei?” è spesso una delle prime domande che una persona si fa quando viene lasciata e vede l’altro inevitabilmente prima o poi iniziare una nuova storia con un’altra persona. Una domanda che, come un martello, ti batte continuamente in testa. Il brano è una sorta di flusso di coscienza, un continuo susseguirsi di immagini e di pensieri che riflettono su quanto velocemente tutto quello che hai costruito in così tanto tempo e che credevi durare per sempre possa dissolversi in un istante. Il brano parla di quel senso di solitudine, desiderio di riscatto e confusione tipico della fine di una storia.

Allo stesso tempo riflette anche su come non valga la pena struggersi e bloccare la propria vita per qualcosa che non ne farà più parte (“La vita è troppo corta per starci male ogni volta”) e che alla fine ti risulta estranea e non ti ci riconosci più, come una “foto sul passaporto che non ci somiglia per niente “.

Mi contraddico

Ognuno di noi ha dentro di sé una parte sbagliata e meno cristallina che a volte esce fuori e ci porta a fare scelte che, a posteriori, non avremmo voluto fare. È la nostra parte più contraddittoria di cui si preferisce non parlare ma con cui si deve imparare a convivere. Ecco: di questa mia parte ne parlo in “Mi contraddico”.

Fiori sui balconi

“Fiori sui balconi” è in realtà un gioco di parole che sta per “fuori come un balcone”. Il brano parla di me in prima persona, ma penso che tanti miei coetanei (e non) possano rispecchiarsi nel testo che parla della difficoltà di vivere oggi in un mondo estremamente selettivo che fissa una rigida linea di demarcazione tra Vincenti/Perdenti, Forti/Deboli, Accettati/Esclusi. Il brano parla di tutto questo, ponendo l’accento sul concetto di “fuori”.

Fuori come “tagliato fuori”: sentirsi inadatti, inadeguati, non all’altezza. Fuori luogo per l’appunto.

Ma fuori anche come “stare fuori”, ossia il bisogno che a volte abbiamo di esagerare e andare oltre per evadere dalla quotidianità e dai problemi di tutti i giorni. Uno strafare che spesso si chiude in un infinito loop che non porta da nessuna parte. Da un lato, quindi, l’inconcludenza, dall’altro la voglia di “tirarsi fuori” per riprovarci, crederci ancora e sognare.

Oggi è un bel giorno

Nella vita quante volte passiamo il nostro tempo a vedere il bicchiere mezzo vuoto e non mezzo pieno? A lamentarci di mille cose che ci mancano più che a goderci e a dare il giusto valore a quelle che abbiamo? Ci perdiamo in mille pensieri negativi, vorremmo sempre e infinitamente di più e ci scordiamo che alla fine “oggi è un bel giorno” anche soltanto “perché sono al mondo”.

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