“Pitagora pensaci tu”: RENATO CARUSO ci presenta il suo nuovo “disco passaporto” – INTERVISTA

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“Pitagora pensaci tu”: RENATO CARUSO ci presenta il suo nuovo “disco passaporto” – INTERVISTA

RENATO CARUSO

Una musica può fare” cantava alla fine degli anni ’90 Gazzè. Cosa può fare la musica da sola e senza parole che la commentino, lo dimostra in piena regola Renato Caruso nel suo nuovo album solo chitarra: “Pitagora pensaci tu” (iCompany/distrib. Self), uscito lo scorso 11 maggio.

Padre di un nuovo stile musicale – il Fujabocla che abbatte i confini di genere mescolando insieme jazz e bossa, classica e funk -, il compositore e musicista calabrese ha realizzato un vero e proprio “disco passaporto”. I 13 brani di “Pitagora pensaci tu” come la mappa di un viaggio attraverso luoghi lontani tra loro. A colmare le distanze, il suono della chitarra. Nel disco atmosfere e melodie che conducono l’ascoltatore dalla Francia agli States, dalla Campania al Brasile, dalla Calabria alla Jamaica.

Abbiamo scambiato due parole con Renato Caruso per farci raccontare qualcosa in più sull’album e sui suoi prossimi progetti. Ecco come ha risposto alle nostre domande.

Ciao Renato, come sta andando a pochi giorni dal lancio di “Pitagora pensaci tu” e che tipo feedback hai ricevuto sinora?

Guarda, sta andando molto bene! Nonostante sia un album di chitarra classica, sta piacendo. Cosa che in genere è molto strana. Ho ricevuto complimenti anche da professionisti del settore musicale, il che mi fa molto piacere. È uscito da pochi giorni e i feedback sinora sono positivi. Quindi: bene!

Pitagora pensaci tu” arriva dopo il precedente “Aram” ed è un nuovo viaggio attraverso terre lontane, i tuoi ricordi e i generi musicali che ami unire con il tuo sound. Possiamo pensare ai 2 album come ad un unico progetto?

Pitagora pensaci tu” in realtà è una piccola evoluzione. Mentre in “Aram” ho racchiuso lavori prodotti nel corso degli anni e risalenti anche a 10-15 anni fa, in “Pitagora pensaci tu” ho inserito brani realizzati negli ultimi 2 anni ed è molto più concentrato sulla melodia e sull’armonia. Diciamo che “Aram” dava l’immagine del Renato Caruso chitarrista, in questo invece si sente il Renato Caruso compositore. Ci sono brani, infatti, che suono con diversi strumenti come la fisarmonica e la tromba.

Il titolo che hai scelto per il disco è sintomatico. Pitagora è inteso come sintesi e simbolo dei tuoi interessi. Sei chitarrista e compositore ma anche una mente informatica e un appassionato di filosofia. Ti va di parlarcene?

Pitagora mi rappresenta tanto, anche perché è stato uno dei primi a interessarsi alla musica dal punto di vista scientifico. Il primo a usare la parola armonia. Quindi un po’ mi rappresenta perché i miei studi sono stati quelli. Ma lo sento vicino anche perché ha vissuto a Crotone, dove sono nato. È una figura che è simbolo della mia terra ma che racconta anche un po’ di me. A volte mi sembra ci sia un piccolo Pitagora in me e in quello che faccio. Oltre a suonare, sono molto curioso specie per quanto riguarda le questioni scientifico-musicali. RENATO CARUSO

Nell’album hai voluto inserire un omaggio a Pino Daniele, il tuo “maestro nascosto” come ti ho sentito definirlo. Come mai hai scelto come brano proprio “Quando” e a quale dei tuoi ricordi ti fa pensare?

Ho passato tutti gli anni suonando Pino Daniele. Quando ero piccolo lo ascoltavo su musicassetta, andandomi a ripescare i brani e a tirare fuori accordi e note stando lì ore, ore e ore. “Quando” per me è il brano per eccellenza. È “IL” brano. Pino Daniele ha messo al suo interno melodie e armonie che convergono in un punto unico che è la poesia. Ho voluto inserirlo nell’album perché l’ho sempre suonato nei concerti ma anche perché rappresenta davvero Pino Daniele. Non ne ho fatto una rivisitazione armonica o ritmica sconvolgendo il brano. Ho toccato poche note e accordi per essere al massimo fedele all’originale. Mi piaceva proprio l’idea di pensare che ci fosse Pino Daniele a cantarla, quindi con una semplice melodia e una chitarra, senza virtuosismi o altre cose.

Un altro omaggio presente è quello a Roland Dyens a cui hai dedicato l’ultima traccia del disco “Ciao Roland”: un minuto e 12 di quasi assoluto silenzio, ripeto “quasi”. Come mai l’hai pensato così il tuo tributo a Dyens?

Per me Roland Dyens è stato un chitarrista eccezionale che ha esplorato la chitarra classica a 360°. “È stato” perché è morto pochi mesi fa, purtroppo. Ha arrangiato e scritto brani che hanno dato alla chitarra la possibilità di diventare un’orchestra. Tirava le corde, passava dal jazz alla musica classica, dall’etnico alla musica francese e in uno stile che solo lui poteva fare. Ha aperto nuovi orizzonti alla chitarra. Mi sono sentito di fare questo omaggio a Roland Dyens prima di tutto perché lo amo, l’ho studiato anche in conservatorio. Un minuto di silenzio, invece, sia per la morte e sia perché quando si ascolta un autore del genere si deve solo tacere. Roland ha già parlato, basta. Poi vabeh, c’è anche un riferimento scientifico. È un esperimento quello del minuto di silenzio ma già John Cage lo aveva fatto in 4’33”.

Ti ho sentito dire che ti piacerebbe comporre sountracks per il cinema. Per quale film vorresti curare le colonne sonore?

Amo i film francesi, immaginare la mia musica e la fisarmonica come sottofondo a una passeggiata sulla Senna sarebbe perfetto. Amo anche Woody Allen ma dire che vorrei fare le colonne sonore per lui mi sembra ancora difficile, nella vita però… (sorride ndr) un piccolo Morricone non si sa mai! Anche perché, dài! Serve un altro Morricone in Italia. Io sono pronto, io sono qui (sorride ndr)!

Cosa puoi anticiparci sui tuoi programmi estivi? Ho letto di un Renato Caruso che sta investendo sugli aeroporti di Lamezia Terme. Semplice caso di omonimia o stai pensando di darti anche all’imprenditoria?

Ogni tanto la leggo anch’io questa notizia! Ma no, non sono io (sorride ndr). Non mi sto dando all’imprenditoria, non fa per me. Per quest’estate ho in programma diversi concertini con i gruppi con cui collaboro e poi qualche presentazione dell’album da me in Calabria e tra Milano e Bologna. Sul sito www.renatocaruso.eu comunque si trova tutto.

E allora restiamo aggiornati sulle prossime date di Renato Caruso per goderci il suo “Pitagora pensaci tu” nella dimensione del live! Noi lo salutiamo facendogli il nostro più sincero “in bocca al lupo”!

Qui la tracklist di “Pitagora pensaci tu” (prodotto artisticamente da Simone Coen): “Aladin Samba”, “Flatlandia”, “Pittrice del sottosuolo”, “Antonio’s choro”, “Napoli caput mundi”, “Quando”, “Bossa de Sheila”, “Passeggiando per New York”, “Pitagora pensaci tu”, “Caro mio Jobim”, “Reggae lake”, “Tears in heaven” e “Ciao Roland”.

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