ILARIA GRAZIANO e FRANCESCO FORNI ci raccontano “Twinkle Twinkle” “ma la filastrocca è solo una metafora” – INTERVISTA

Frah quintale
FRAH QUINTALE: annunciate le prime date di “Regardez Moi Summer Tour 2018”
17 maggio 2018
Sfera Ebbasta - tour
SFERA EBBASTA, annunciate nuove date del “Rockstar summer tour 2018”
17 maggio 2018

ILARIA GRAZIANO e FRANCESCO FORNI ci raccontano “Twinkle Twinkle” “ma la filastrocca è solo una metafora” – INTERVISTA

Ilaria Graziano Francesco Forni

Una vita in tour, da Londra a Montreal passando per Ginevra e Budapest, un incontro in tour e un disco concepito, naturalmente, in tour. Parliamo di Ilaria Graziano e Francesco Forni, che, of course, in questo periodo sono in giro per l’Italia ed il mondo per presentare l’ultimo album “Twinkle Twinkle”, il terzo disco di inediti uscito il 16 marzo per Lamastrock/Goodfellas.  I brani che lo compongono sono solo una piccola parte di ciò che i due artisti hanno scritto durante gli ultimi tre anni di concerti in giro per il mondo, circa 70 date sparse in Francia e un tour con lo spettacolo “Angelicamente anarchici” di e con Michele Riondino che li ha portati in 40 teatri italiani.

Il duo, nato nel 2012 con la pubblicazione del primo disco “From Bedlam to Lenane” (Goodfellas), oltre ai concerti è stato protagonista negli ultimi anni di numerose colonne sonore (“L’arte della felicità”, “Un fidanzato per mia moglie”, “Maldamore”, “Arance e martello”, “Gatta Cenerentola”) e di tutto questo, di cinema, musica, concerti e segreti abbiamo parlato direttamente con uno dei due componenti del progetto, Ilaria Graziano

Partiamo dal disco, “Twinkle Twinkle”.. una filastrocca come titolo

In realtà c’entra poco, ma c’entra. All’interno del brano “Be Mine” c’è una serie di citazioni di filastrocche a cui però abbiamo dato un altro significato, e tra queste c’è anche “Twiinkle Twinkle”. Nel brano scritto da Francesco lui invoca più una figura femminile, diciamo che non è una coincidenza ma è solo una presenza metaforica.

I testi sono in Italiano, inglese e francese. Qual è la lingua che sentite più adatta per scrivere e cantare?

Le lingue sono molto connesse a quello che vuoi dare a un brano, un pensiero, un’immagine, ed è per questo che non c’è una lingua che preferiamo ad un’altra, scegliamo quella che di volta in volta ci permette di esprimerci meglio. Quando canti la cosa interessante è che tu porti la voce a cantare in maniera completamente diversa rispetto alla lingua, ed quindi anche una scelta strumentale, la ricerca di un sound nel linguaggio, oltre naturalmente alla fase concettuale e di scrittura. Penso di parlare anche di Francesco nel dire che non abbiamo una lingua preferita

E ne esplorerete anche altre? 

Nel primo disco c’erano anche canzoni in spagnolo, nel futuro potremmo anche scrivere nel nostro dialetto napoletano. Di lingue ce ne sono tantissime, tutte belle e tutte da esplorare, ma diciamo che un brano in napoletano potrebbe uscire..

Nel brano “Diario” parlate di “quel segreto piantato sotto terra”.. qual è questo segreto?

Ognuno ha il suo. Per quanto mi riguarda è quella cosa che a tutti costi cerco di non affrontare, per la quale investo anche energie solo per nasconderla a me stessa. Son cose difficili da condividere o da portare alla luce.  Tu hai un tuo segreto?

Assolutamente sì, ed è ben piantato sotto terra! Siete stati coinvolti nella produzione di molte colonne sonore cinematografiche. Può diventare un canale rilevante e magari alternativo allo streaming per la musica, con tutte le implicazioni del caso dal punto di vista produttivo?

Il cinema può dare molta rilevanza alla musica, così come le serie tv. Io ho scoperto tantissime canzoni guardando episodi di fiction, quindi è vero quello che dici ma solo in alcuni contesti, con film o serie che diventano cult trasportando anche la colonna sonora in questa definizione. Non credo che possa raggiungere il  grande impatto che ha avuto la rivoluzione digitale però. Considera il nostro secondo album è uscito tre anni fa, ed in questi tre anni noi siamo stati molto all’estero, e devo dire che non c’era lo stesso approccio alla musica online, non c’era la ricerca dell’immediatezza che ritroviamo ora qui. Siamo invasi dai cellulari che pervadono la nostra esistenza, mi ricordo che ai primi concerti mi meravigliavo di non vedere persone ma smartphone, stando all’esterno non avevamo questa percezione. Noi comunque rispettiamo la nostra indole, cioè io mi ricordo le musicassette, vedo ancora il gesto dell’ascoltare la musica come un’azione compiuta, ti siedi, ascolti e non senti il disco. E sono felicissima che sia tornato il culto del vinile. Ilaria Graziano e Francesco Forni

Parliamo dei concerti. Conto le date del vostro tour e non mi bastano due mani, avete dichiarato che anche il disco è nato durante una tournée.. Immagino che la parte che preferiate del vostro lavoro sia quella live

Assolutamente, non c’è confronto. Ma pure la produzione la affrontiamo in modo aperto, esploriamo sempre, è una fase di scoperta. E anche il lavoro finale sulle voci si sviluppa in un altro approccio. La fase che ci piace di meno è quella subito dopo la produzione, le scadenze, le tempistiche, che comunque è una fase importante perché ti prendi un distacco da tutto ciò che hai fatto in modo da poterlo vedere anche da un altro punto di vista. E poi puoi già pensare a cose nuove, che magari riproponi nei live dandogli delle sfumature diverse. Questo succede spesso soprattutto quando hai a che fare con dei pubblici molto differenti, anche a livello culturale. E ritorniamo poi quindi alla fase che ci piace di più, quella dei concerti

Mi piace questa cosa dei tipi di pubblico diverso a livello culturale.  Avete notato delle differenze tipiche in giro per il mondo, soprattutto nel come si rapportano alla vostra musica?

Guarda rispetto alla nostra proposta musicale c’è grande curiosità, mi ha colpito molto quando abbiamo cominciato a girare per l’Europa il fatto che i club si riempissero comunque, per pura curiosità di scoprire qualcosa di nuovo, senza supporto di media o radio, era qualcosa che succedeva e basta. A me colpiva molto, così come l’eterogeneità che c’è all’estero, sia di luoghi che di orari, tutti possono ascoltare musica dovunque. Vediamo famiglie giovanissime ai nostri concerti, con figli piccoli che acquisiscono un rapporto con la musica totalmente diverso. Diciamo che all’estero la musica viene considerato come un vero e proprio riferimento culturale, questa la differenza che mi colpisce di più in rapporto al nostro paese

Cosa vi aspetta nel futuro più prossimo

Ora ci godiamo il disco prodotto e soprattutto il tour. E poi si vedrà

Ilaria Graziano e Francesco Forni – Twinkle Twinkle tour 2018 | Date

18 maggio | Sassari | Trimpanu Festival
23 maggio | Amburgo (Germania) | Istituto Italiano di Cultura di Amburgo
25 maggio | Bielefield (Germania) | Weltnacht Festival
26 maggio | Hannover (Germania) | International Fireworks Competition
1 Giugno | Medimex | Taranto
26 giugno | Montréal (Quebec, Canada) | Concerts Campbell @ Rivière-des-Prairies |
dal 28 giugno al 1 luglio | Tadoussac (Quebec, Canada) | Festival de la Chanson
3 luglio | Montréal (Quebec, Canada) | Concerts Campbell @ Verdun
4 luglio | Lavatrie (Quebec, Canada) | Café Chasse Galerie
6 luglio | Orillia (Ontario, Canada) | Mariposa Folk festival
7 e 8 luglio | London (Ontario, Canada) | Sunfest
11 luglio | Victoria (British Columbia, Canada) | Hermanns Jazz Club
13 luglio | Harrison Hot Springs (British Columbia, Canada) | Harrison Festival |
14 e 15 luglio | Vancouver (British Columbia, Canada) | Vancouver Folk Music Festival
21 Luglio | Épinouze (Francia) | Épinouze Fest
24 luglio | Prato | Festival delle Colline
26 Luglio | Isola (Slovenia) | Isola Music Festival

Comments on Facebook
Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

Comments are closed.