I DECIBEL all’Auditorium di Roma: un concerto di musica suonata per davvero! – LIVE

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I DECIBEL all’Auditorium di Roma: un concerto di musica suonata per davvero! – LIVE

Premessa: nel 1980 io non ero neanche nato, né tantomeno concepito neanche nei pensieri dei miei genitori, che forse a quei tempi ancora non si conoscevano. Di quel famoso festival di Sanremo ’80 e di quella canzone che aveva sorpreso tutti ne cominciai a scoprire qualche nozione una quindicina di anni fa, quando con i rasta in testa e l’ideologia spicciola del non ancora diciottenne schierato cantavo “scendete dalle valli e dalle officine“.. e il radical chicchetto di turno mi riprendeva “Contessa? Bah, quella bella è quella dei Decibel“. I Decibel? “Sì, la band di Enrico Ruggeri. Lo sai che era un punkettone coi controcazzi?“.

No, non lo sapevo una quindicina di anni fa. E fin da subito fui incuriosito dal percorso artistico e soprattutto stilistico di Rouge, che proprio in quel periodo cantava canzoni balcaniche sul palco del festivàl. E oggi, anno domini 2018, la curiosità e l’ammirazione è ancora più grande per questa volontà quasi antistorica di riportare al centro dell’attenzione la musica suonata alla vecchia maniera, attraverso venature punk e new wave, con questa attesissima reunion dei Decibel che dopo i primi “annusamenti” durati quasi 7 anni ha trovato una certa organicità con due dischi in successione, “Noblesse Oblige” del 2017 ed il più recente “L’Anticristo“, anticipato dal brano sanremese “Lettera dal duca“.

Ma bando alle ciance, tutta questa pappardella era per introdurre il fatto che ieri i Decibel si sono esibiti all’Auditorium Parco della Musica di Roma, e lo hanno fatto alla vecchia maniera, cioè suonando. E suonando davvero!

Completo nero d’ordinanza, occhiale nero d’ordinanza, sonorità punk di ordinanza: Rouge, Fulvio Muzio e Silvio Capeccia ci sono, e per loro tutti questi anni sembrano non essere passati, almeno musicalmente parlando. Autotune? Voci su base? Beat registrati? No grazie, non ci interessa, le faremo sapere. Non è né il momento né il luogo, perché il punk vuole il suono vero, sporco, incazzato, contro il mondo, i potenti, sta società ingiusta e tutto ciò che ne consegue. L’anticristo, mica cazzi! E di certo non si può affrontarlo con un poppetto da talent o con qualche base pre-mixata. Sono le chitarre che salveranno il mondo, e i Decibel lo sanno.

Tanto spazio per gli ultimi due album naturalmente, ma anche per i grandi classici che hanno caratterizzato gli anni ’80. Con una chiusura su “Contessa” da brividi. Sì può, nel mercato discografico di oggi, suonare ancora musica “datata”, paragonabile ormai alla musica classica (e la cattedra di storia della musica del conservatorio Verdi di Milano assegnata proprio a Enrico Ruggeri sta lì a dimostrarlo)? Forse sì, forse c’è ancora speranza.

E lo dimostra quel bambino, seduto tra il pubblico (non troppo, obiettivamente) proprio davanti a me, che avrà avuto sì e no 10 anni e che ha cantato a memoria tutte le canzoni in scaletta. Tutte. Fomentato come non mai. Una scena da anni ’70, quando queste sonorità facevano breccia nei cuori dei più giovani che le vedevano come portatrici di messaggi rivoluzionari e di una visione del mondo a loro affine.

Oggi invece i giovani ascoltano i trapper, noi aspettiamo la formazione di un governo Lega-M5S e la riflessione sociologica più acuta che riusciamo a formulare è che i necri devono tornare a casa loro. Ma supereremo anche questo periodo, che in fondo “L’Anticristo” non ci fa poi tanta paura. Specie se abbiamo delle chitarre a proteggerci da lui.

Decibel – L’Anticristo Tour 2018 @ Auditorium di Roma | Gallery

Foto di Michela Cohen

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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