ERMAL META parte dal Forum di Assago con un concerto di pura e rara bellezza

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ERMAL META parte dal Forum di Assago con un concerto di pura e rara bellezza

Ermal Meta

Foto di Andrea Bruso

C’era una volta un ragazzino di 13 anni di nome Ermal che lasciava il suo paese, l’Albania, per arrivare in Italia, nella sua nuova città, Bari. Quando cammina si guarda sempre i piedi e si domanda che ne sarà di lui. Fino a quando trova la risposta salendo su delle assi di legno: “Ero su un palco e ho sentito che quella era l’unica cosa che avrei voluto fare“.

E dal palco Ermal Meta, quel ragazzino tutto ricci e chitarra che oggi di anni ne ha 37, non è mai sceso. Ieri sera infatti è partito dal Forum di Assago (MI), completamente sold out, il suo “Non abbiamo armi tour“. Aprono il concerto Carlo Bolacchi, Cordio e La Scapigliatura. Alle 21 il Forum è pronto per dare il via a quella che resterà una serata “tatuata negli occhi“.

Un intro con la voce calda di Ermal ci e si domanda “Cos’è l’esistenza? Solo tempo senza fine?“. Si parte con il pezzo che dà il titolo al suo ultimo album “Non abbiamo armi“, Ermal abbraccia poi la chitarra elettrica e fa saltare sulle note di “Gravita con me” e “Ragazza paradiso“, prima di arrivare a “Le luci di Roma“, in cui una distesa umana di luci rende il Forum un cielo pieno di stelle.

Terminata “Caro Antonello“, il cantautore chiama sul palco il suo primo ospite, Antonello Venditti, per duettare su “Com’è straordinaria la vita“. Resta solo Ermal e ancora incredulo si ripete “Com’è straordinaria la vita, eh?!”. “Il vento della vita” e “Amore alcolico” fanno ballare tutti fino al momento in cui Ermal tocca le corde intime dell’anima con uno dei pezzi più belli dell’ultimo lavoro, “9 primavere“, in cui l’amore, quello grande e vero, viene descritto attraverso le cose piccolissime.

Jarabe De Palo e Meta duettano sul ritmo di “Voodoo Love“. E ancora “Volevo dirti“, “Molto bene molto male”, “Vietato morire” che viene “mashuppata” con “Lettera a mio padre“, le due canzoni non sono altro che la continuazione l’una dell’altra.

I traguardi vanno condivisi con le persone con cui hai lasciato le impronte lungo strada. E quindi Ermal chiama Giovanni Colatorti, Lele Diana e Dino Rubini, coloro con cui tutto è iniziato più di dieci anni fa dopo aver risposto alla domanda “ti va di suonare?”. La Fame di Camilla inietta un concentrato momento amarcord con “Storia di una favola“, “Niente che ti assomigli“, “Come il sole a mezzanotte“, “Piccole cose (che sai ignorare)“. “Noi siamo La Fame di Camilla!“, urla felice Ermal.

Sul palco arriva Giuseppe, un bambino di 8 anni invitato personalmente da Meta dopo aver visto un video su youtube. Dimostra di essere già un gigante, incanta con un mix di sfrontatezza e innocenza, cantando “Non mi avete fatto niente“. Un boato accoglie Fabrizio Moro, che insieme al suo “compare”, replica il pezzo vincitore di Sanremo. Tra abbracci e parole serrate i due incendiano il palazzetto.

Si rallenta con “Quello che ci resta” prima di scatenarsi sulle potenti “Dall’alba al tramonto” e “Mi innamoro ancora“. La delicatezza di una canzone disarmante come “Piccola Anima” è una carezza che Ermal ed Elisa, ultima ospite, donano a tutti i presenti.

Mi salvi chi può“, “New York“, “Odio le favole” portano verso la fine prima di esplodere su “Straordinario” e commuoversi su “A parte te“. Il cantante e la sua band, composta da Dino Rubini (basso), Marco Montanari (chitarra), Emiliano Bassi (batteria), Roberto Pace (tastiere) e Andrea Vigentini (chitarra acustica), si inchinano alla standing ovation del pubblico. “Schegge“, solo voce e piano, è l’ennesima perla di una serata speciale, da tenere lì “nella tasca destra in alto”.

Due ore e mezza in cui Ermal si è mosso con disinvoltura tra chitarra e piano, in cui la sua voce cristallina ha colpito in modo inevitabile, senza alcuna remota possibilità di restarne indifferenti.

“Dicono che tutti i cuori vanno insieme a tempo” e colui che oggi è una delle voci più belle e una delle penne più sincere della nostra penisola, quei 10.000 e più cuori li ha fatti sobbalzare a suon di emozioni intense. Un concerto in cui l’artista ha incalzato o rallentato a seconda dei pezzi, ma sempre senza armi, solo con l’animo di chi su quel palco si è messo a nudo con la sua storia e la sua vita.

Continua così, Ermal. Perché lasciarsi vivere “è bellezza”, e ieri sera, lì in quell’angolo di mondo, c’era soltanto pura e rara bellezza.

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