MIKE HIGHSNOB presenta se stesso e “BIPOPULAR”: “Scrivere è una terapia, dalla rabbia nasce il bello” – INTERVISTA

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MIKE HIGHSNOB presenta se stesso e “BIPOPULAR”: “Scrivere è una terapia, dalla rabbia nasce il bello” – INTERVISTA

In uscita il prossimo 27 aprile il primo LP di Mike Highsnob, dal titolo “Bipopular”. Fourzine ha ascoltato in anteprima le 10 tracce del disco di uno degli artisti più interessanti che abbiamo incrociato nell’ultimo periodo, fra influenze musicali differenti, sonorità Trap e beat più classici che sanno fondersi perfettamente insieme. A pochi giorni dal lancio, così come dall’Instore tour che vedrà l’artista incontrare i propri fan in giro per l’Italia, abbiamo avuto il piacere di intervistarlo per voi.

Ciao Mike, siamo a pochi giorni dall’esordio solista con “Bipopular”, ma alle spalle hai tanto lavoro e soprattutto un riscontro incredibile su youtube, quant’è importante la vetrina digitale per un artista contemporaneo?

Finalmente dopo secoli siamo arrivati ad una vera democrazia in questo ambiente. Il Web è una vetrina unica che permette anche ad artisti come me di farsi notare. I videoclip sono un passaggio obbligato ed utilissimo per un artista, per farsi notare e conquistare una fetta di pubblico in maniera indipendente. E’ anche un modo per acquisire uno zoccolo duro di fan, perché sono loro che sono venuti a cercare te e non te li sei andati a prendere, non hai imposto la tua musica, per cui ti seguono fino in fondo”. 

Il tuo album è un lavoro completo, con tante influenze musicali diverse, tu vieni dal Rap ma ti cimenti nella Trap, è una scelta obbligata in questo momento storico?

Come hanno detto in tanti prima di me, in realtà la Trap è un neologismo che non esiste. Certo è vero che oggi è stato riconosciuto il termine, perché alcuni artisti hanno portato delle sonorità differenti, ma resta la stessa musica. Di sicuro posso dire che la wave sonora si appoggia a quella che possiamo chiamare Trap, però sopra c’è applicato il Rap più classico, l’out tune del disco distoglie l’attenzione, ma solo ad un ascolto leggero. Perché ascoltato con attenzione questo album è fatto di punchlines e contenuti che sono propriamente Rap. Poi chiaro che ci sono alcune rime un po’ più frivole, ma è normale che ci siano richiami più attuali, perché secondo me ha poco senso fare i puristi, è importante essere contemporanei”.

Il tuo variare fra i generi, cercare musicalità diverse è sperimentazione pura, ricerca della tua dimensione musicale?

Credo che non esista una vera e propria dimensione musicale, perché l’arte è evoluzione. Per cui necessariamente bisogna essere sé stessi nel susseguirsi delle cose ti accadono negli anni. Da artista devo sviluppare un discorso. Faccio un parallelo con la mia esperienza da writer, che è il terreno da dove vengo. Da ragazzino vedevo tanti writer affermati che facevano una bozza che funzionava e poi la ripetevano all’infinito. Io anche se trovavo un pezzo che riscuoteva successo, cercavo di variare continuamente, il graffito successivo era sempre differente dal primo e nel giro di dieci graffiti mi spostavo completamente, ero in continua evoluzione mentale e non mi piaceva l’idea che le mie linee sarebbero morte nel momento in cui avessi incontrato il gusto della gente. La stessa cosa l’ho applicata alla musica, per cui cerco di dare spazio a quello che ho dentro, poi chiaramente cerchi di renderlo fruibile per il pubblico, ma resta ciò che più mi rappresenta”.

Il tuo stile di scrittura affonda tanto le radici nella cultura della rap-battle, nel dissing

Il pilastro portante del Rap è sempre stato lo scontro. Non voglio rischiare di ritornare su concetti vecchi del Rap come strumento per combattere il sistema, però sicuramente è da sempre un modo di sfogarsi, uno strumento incredibilmente potente per dire quello che si ha dentro. Nella tracklist dell’album ci sono diversi nomi di farmaci, perché per me questa musica è una terapia, lo è stata spesso anche per il disturbo bipolare. Perché quando sei frustrato puoi attaccarti al beat ed alla scrittura, la cosa più bella è che nel momento di rabbia hai creato qualcosa di bello, invece di andare a distruggere un oggetto magari, per sfogarti”.

Hai in te un vero amore per lo scontro verbale, per il dissing nel senso stretto, questo ti ha portato più problemi o soddisfazioni?

Mi ha dato sicuramente più problemi. Le soddisfazioni per adesso non le guardo, sarebbe come battersi le mani da solo. Senza essere spocchioso, sono tanti anni che faccio Rap per cui la tecnica e determinate cose sono cosciente di averle, ma non sono uno che si autocelebra. Però quando proponi i pezzi agli altri, tendono sempre a fermarsi sull’aspetto del dissing e la cosa spesso ti crea dei problemi, ma questo non mi ferma. Perché io sin dall’inizio mi sono promesso che avrei rispettato me stesso ed avrei scritto ciò che sento. Per cui se c’è qualcosa che mi da fastidio la esprimo senza scendere a compromessi, anche a costo di incappare in antipatie dei media di settore o dell’artista di turno. Perché sono stanco di vedere questa specie di teatrino che c’è nella scena, se vai ad una festa sono tutti lì a farsi i complimenti, salvo poi pugnalarsi alle spalle appena si voltano. Preferisco essere diretto e non essere amico di nessuno, perché se sono tutti amici vuol dire che in realtà non ne hai nessuno vero”.

Il tuo è un essere provocatorio, anche la tua immagine il modo in cui ti proponi visivamente

Sono sempre stato un provocatore, ma nei limiti della correttezza. Sin da piccolo, se mi trovavo a parlare di politica con gente di sinistra mi professavo di destra e viceversa, semplicemente perché mi piaceva provocare, nel senso di portare la gente a ragionare. Quindi anche a livello di immagine esprimo me stesso, ho bisogno di esprimere anche a livello visivo quello che sono, soprattutto perché questo è un periodo in cui la musica si ascolta anche con gli occhi. Inoltre quello che vedi rispecchia quello che trovi nel disco, guardandomi ti aspetti di ascoltare determinate cose che puntualmente ci sono nella mia musica, per cui si chiude il cerchio”.

Lanci il disco venerdì e ti tuffi subito fra le braccia dei fan in giro negli store, com’è il tuo rapporto con loro?

Io ho un gran rapporto con i fan, anche sui social. Cerco di rispondere sempre a tutti, specie su instagram che è lo strumento che uso di più. A volte faccio fatica, ma cerco di fare il possibile, perché sento una responsabilità nei confronti del ragazzino che magari ti ascolta tutto il giorno e ti prende come esempio, per cui cerco di essere lì come un fratello maggiore. Negli incontri che abbiamo in programma farò fatica a scremare la gente, perché mi piace fermarmi a parlare con i fan e con le persone in genere, è un’esigenza”.

Poi sei subito live giusto?

Si parte da Firenze già il 27, abbiamo diverse date in programma già adesso, poi la cosa è in evoluzione perché tanto dipende dal riscontro che avrà l’album. Spero che le cose vadano per il meglio, perché ho voglia di cantare e far ascoltare questo album per cui ho lavorato molto”.

Grazie mille della disponibilità Mike è stato davvero un piacere fare questa chiacchierata

Grazie a voi”.

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