GAZEBO: il ritorno agli anni 80 con “Italo By Numbers” – INTERVISTA

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GAZEBO: il ritorno agli anni 80 con “Italo By Numbers” – INTERVISTA

Gazebo

GAZEBO, al secolo Paul Mazzolini, l’artista cantante e coautore di “I Like Chopin” (uno dei brani simbolo degli anni ‘80) ritorna con l’album “ITALO BY NUMBERS” (Softworks / SELF Distribution) uscito venerdì 16 marzo negli store tradizionali, in digitale e in vinile.

In “ITALO BY NUMBERS” GAZEBO ripropone alcuni classici della famosissima ondata di musica dance made in Italy che ha spopolato in tutto il mondo a metà degli anni ‘80 e di cui è stato uno dei protagonisti, arricchiti da “La Divina”, brano inedito con cui per la prima volta si cimenta con l’italiano. L’abbiamo incontrato pochi giorni dopo l’uscita del disco, ecco cosa ci ha raccontato.

 

Sei fuori con questo nuovo album, “Italo by numbers”. Perché quest’esigenza di riportare gli anni ’80 nel presente?

Io ho fatto un percorso musicale in varie direzioni, non ultimo il rock ed il progressive, per poi tornare ad un discorso elettronico più recentemente. Mi sono accorto che alla fine le persone da me si aspettavano che ritornassi a certe sonorità, che partorissi questo tipo di progetto. Scherzando e ridendo in studio è uscito fuori il giro di basso di “Tarzan Boy” e mi sono detto ‘perché non sviluppiamo un progetto così?’ e poi prima “Tarzan Boy”, poi “People from Ibiza”, ho tirato fuori tre quattro brani divertenti e ho fatto un disco per così dire ludico, con brani allegri ma che nel corso degli anni rischiavano di finire nel dimenticatoio. Per questo lì ho ripubblicati, per dargli nuova linfa vitale, senza stravolgerli perché non ho voluto assolutamente un remix di suoni attuali. Ho tenuto gli anni ’80 nella loro integrità. Italo By Numbers Gazebo

Te l’aspettavi questa evoluzione della disco music, che diventa prima dance, poi house per finire totalmente inglobata nel pop?

Sai, nella produzione la musica da discoteca è passata di mano dai musicisti ai disk jockey, l’obiettivo quindi diventava far ballare le persone, non fare canzoni. Negli anni ’90 abbiamo subito questa trasformazione in cui la musica era diventata suono: una cassa, un rullante.. chiaramente non poteva continuare all’infinito, per questo hanno cominciato a riutilizzare cose del passato, a campionare melodie o atmosfere riprese dal passato. 

Eppure nella vulgata popolare gli anni ’80 non sono al livello dei decenni precedenti, musicalmente parlando. Come mai questo stereotipo?

Perché vengono associati al loro aspetto più estetico, superficiale. Non c’era la stessa profondità nella scrittura e negli arrangiamenti rispetto agli anni ’70, dove anche nelle discoteche c’era il funk ed il soul. Una musica più suonata. Gli anni ’80 invece sono stati gli anni in cui la tecnologia ha cominciato a permettere l’utilizzo di sintetizzatori eccetera, per noi era molto interessante poter ampliare gli orizzonti sonori. Nel pubblico è rimasto l’aspetto plastico della cosa, ma comunque gli ’80 son stati l’ultimo periodo in cui a fare questa musica erano i musicisti, ed è per questo che oggi vengono rivalutati perché, in fondo, quasi tutte le canzoni erano fatte ‘come Cristo comanda’, sotto c’erano i musicisti. Oggi gli arrangiamenti li fai con l’Ipad, è un altro mondo

Mi parli di Ipad è la mente mi va alla musica trap. Come è possibile che oggi vada tanto quel tipo di “non musica”? 

Sai, è un discorso molto grande. Il gusto obiettivamente viene manipolato, se io faccio sentire a un ragazzo rap tutto il giorno non può non amarlo. Noi viviamo in una civiltà di condizionamento globale, la tv, internet. Oggi tutti pensano che fare successo nel mondo discografico significhi passare per i talent, mentre questi sono solo dei tritacarne che ogni tre mesi cambia protagonisti. Questo è il condizionamento

Nel futuro continuerai a sperimentare o ritornerai fisso in quel decennio d’oro? Parlavamo di trap, magari ti ritroviamo in quel “sound”..

Beh se non l’ho fatto fino ad adesso un motivo ci sarà! La vedo dura, credo che i risultati nel rap sarebbero pietosi! Ma come producer potrei provarla l’esperienza, io non ho limiti, sono figlio degli anni ’70, sono pronto ad ascoltare e a vivere tutto, in tutte le salse.

Ti ha fatto piacere che una trasmissione televisiva prendesse il tuo nome (Gazebo) e su twitter utilizzasse il titolo della tua canzone più celebre come tag (@ilikechopin)?

Inizialmente mi ha incuriosito, anche se mi sarei aspettato una telefonata prima per avvertirmi.Oggi viviamo nell’epoca del web, avere il tuo nome associato alla parola Chopin implica che magari il fan dal Giappone ti cerca con quella parola chiave e trova qualcosa che non cercava, ma fin lì tutto ok. Mi sono onestamente un po’ bloccato sul fatto che la band che suona nel programma si è cominciata ad esibire come “Gazebo orchestra” e lì ho dovuto attivare il mio legale. Ma era anche controproducente, loro intercettavano un pubblico che cercava me ed anche io su twitter ho cominciato ad avere follower della trasmissione che mi seguivano. Lo so che per loro la citazione era benevola e l’ho presa come tale. Magari un po’ più di eleganza nel comunicarla sarebbe stata gradita

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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