WRONGONYOU, enormi spazi aperti nel primo album “Rebirth” – RECENSIONE

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WRONGONYOU, enormi spazi aperti nel primo album “Rebirth” – RECENSIONE

wrongonyou

Wrongonyou, all’anagrafe Marco Zitelli, è la nuova scommessa di Carosello Records. Debutta ufficialmente nel mercato discografico con Rebirth, disco che chiude un percorso avviato già da tempo con la pubblicazione di un EP e di un’intensa attività live, e che inevitabilmente segna il primo vero passo della sua carriera. La tracklist è un mix di brani già editi, quelli più importanti e che lo hanno presentato al grande pubblico, e brani completamente inediti.

La presentazione alla stampa è molto essenziale: chitarra in mano e l’esecuzione di alcuni brani senza sovrastrutture, così come sono stati scritti. Lo strumento che stringe a sé è anche l’anima dell’album, e nonostante gli ottimi arrangiamenti confezionati dal sapiente Michele Canova, si percepisce chiaramente che il cuore risieda in quella cassa di risonanza. Tutti gli altri suoni non sono che un vestito appoggiato sopra, per evidenziare nuove forme, costruire un sound più accattivante e personale.Wrongonyou

Un po’ Ed Sheeran, un po’ Bon Iver, un po’ Coldplay: folk, ma allo stesso tempo estremamente contemporaneo e radiofonico. Rebirth è anche una delle tracce del disco, “uno dei brani più importanti per me, perché cantarlo ha fatto scattare delle cose a livello interiore. Prima di questa canzone il disco aveva un altro titolo, ma ho deciso di cambiarlo. Anche la mia casa discografica se n’è innamorata subito, tanto da ritardare l’uscita dell’album solo per riuscire ad includerla”. La sua voce, in effetti, svela un particolare trasporto in questo brano. Una voce piena e che più si avvicina a note alte, più si sporca. In diversi brani, come per esempio Killer, viene modificata, rivestita di quel sapore metallico che la rende eterea e surreale, della stessa consistenza di quegli stati d’animo che è lì a comunicare.

L’album è enormi spazi aperti: foreste verdi, laghi, cieli sereni. La natura è linfa di molti brani, e solo a leggere la tracklist appare chiaro: Tree, Son of Winter, Green River, The Lake. Forse perché nella natura Marco ha suonato e ha vissuto, con i boschi a pochi passi da casa sua, o forse ancora perché lascia la mente libera di immaginare. Diversi pezzi, infatti, non raccontano di esperienze personali, o magari lo fanno, ma attraverso storie di altri, per bocche di personaggi e situazioni inventate. È questo il caso per esempio di Son of Winter, dove i pensieri sono quelli di un anziano sul letto di morte. Uno scenario particolarmente distante da Wrongonyou che di anni ne ha soli 27.

L’album scivola via leggero nell’ascolto, ma non di una leggerezza vuota e spensierata, piuttosto quella leggerezza che è immediatezza della melodia e delle parole. Rebirth è una prima prova priva di squilibri e guizzi, molto educata ed all’insegna della semplicità che è anche estrema sincerità. Un disco cantato col cuore, che è quello che conta, sempre.

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Manuel Malavenda
Manuel Malavenda
A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Ecco perché scrivo da sempre: per confondermi con le parole, immaginare cose che non si possono vedere e raccontare cose che si possono solo sentire. Come la musica. Ho una pagina Facebook dove parlo della bellezza, perché è di questo che dovremmo riempire le nostre vite: di bellezza.

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