Da La Spezia i PIXEL: tra rock e indie un album “Perfettamente Inutile” – RECENSIONE

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Da La Spezia i PIXEL: tra rock e indie un album “Perfettamente Inutile” – RECENSIONE

Pixel

Alcuni lo chiamano “indie rock”. Altri lo definiscono “alternative rock”, mentre alcuni si perdono nel termine “indie”, in maniera generica. Definirlo al giorno d’oggi è difficile, e forse a tratti poco utile, visto che per trovare una vera attitude di questo genere in Italia bisogna spesso andare a cercare tra le realtà emergenti. Ed è in questo caso che ci si può imbattere nei Pixel. Il progetto di questa giovane band di La Spezia nasce nel 2013. Da allora hanno realizzato due EP (“Niente e subito” e “Mondo vuoto”), e un album, da poco pubblicato per l’etichetta discografica La Clinica Dischi, “Perfettamente inutile”.

Proprio in questo album, carico ma sintetico, ritroviamo qualcosa di quell’attitudine di cui parlavo prima. Ed è questo fattore che fa risaltare la capacità grezza di questa band in alcuni punti chiave dell’intero progetto. Il ritornello strumentale di Carosello, ad esempio, che sembra il ritratto in musica di qualcosa di astratto, di un girotondo di pensieri che riconduce sempre allo stesso punto, alla stessa persona. L’incedere cadenzato di “Cuore di scorta”, che apre ad uno dei testi più interessanti della partita. O ancora i cori distorti di Punti di vista, brano dall’enfatica chiusura strumentale. Questa sequela di momenti vengono interrotti in alcuni punti da una sorta di mood riflessivo, meno intenso, che porta a soffermarsi su quello che questo disco voglia raccontare oltre i paletti sonori. Lo vediamo ad esempio nella più leggera intro di “Non so cosa voglio ma lo voglio adesso”, la cui coda è uno dei momenti meglio suonati del del lavoro, o nella scioltezza con cui vengono cantati versi pesanti come “senza fare mai niente eccetto esistere”. Gli echi di un rock più sfacciato emergono invece fra le note di “Se non adesso, mai”, il cui arrangiamento valorizza con un’aura distorta un testo che parla di ricordi e di sbagli che si ripetono in maniera ciclica.

Nessuno dei pezzi proposti dalla band è fuori posto o in più, tutti contribuiscono nella loro omogeneità musicale a portare avanti un discorso sonoro e tematico, il cui collante sembra essere l’interpretazione di Andrea Briselli, voce del gruppo, graffiante ma mai eccessivamente sopra le righe. Da questi fattori è generata la cifra stilistica del gruppo, che possiede una riconoscibilità invidiabile per la giovane età dei componenti.

I Pixel raccontano in questo lavoro discografico un mondo in cui la ricerca di qualcosa che non si riesce a trovare sembra diventare quasi apatia, per poi sfociare ancora una volta nell’emozione, in un percorso ciclico. Nei loro pezzi la band si fa dunque portavoce di una verità emotiva che accompagna la nostra generazione, sovrastimolata ma perennemente annoiata e insoddisfatta, piena di individui “persi su strade che non portano a niente”. E se questa realtà fatta di sogni irrealizzabili che ci schiacciano è quella che si delinea intorno alla nostra generazione, forse la cosa più giusta da fare è seguire ciò che dice il ritornello di “Nuovo amore via wi-fi”: “Mentre il mondo cade a pezzi tu percorri il tuo sentiero e pensa a te”.

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Antonio Galota
Antonio Galota
Antonio Galota, nato in Sicilia nel 1995, trasferito a Roma per studiare Graphic Design. Oltre alle arti visive adoro la musica, che mi accompagna sempre anche nel lavoro e alla quale dedico il mio tempo libero!

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