YOMBE, l’elettro-pop raffinato del nuovo album “GOOOD” – RECENSIONE

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YOMBE, l’elettro-pop raffinato del nuovo album “GOOOD” – RECENSIONE

Yombe

foto di Fabrizio Vatieri

L’Italia non è più (solo) il paese dei cantautori con la chitarra acustica o delle canzonette radiofoniche “pop-neomelodiche”: tra astri nascenti dell’indie e veri e propri fenomeni (solo mediatici?) del rap/trap, la musica italiana sta uscendo dagli stereotipi esplorando sonorità e stili non propriamente autoctoni. Ma che funzionano eccome, ed uno sguardo alle classifiche di vendita non può che confermarlo.

Certo sono linguaggi musicali che sono venuti a patti con il mainstream, si sono addentrati nel pop e ne sono stati assorbiti, colorando e contaminando il tutto come in una gigantesca cucina di un ristorante fusion.

Sul versante elettronico la musica non cambia: se al principio ci furono i Subsonica con la loro portata rivoluzionaria nelle radio italiane, piano piano le sonorità synth sono state fatte proprie da ogni tipo di brano, pop rock o indie che sia, annacquandone non poco la portata a livello di forma canzone e portando il povero ascoltatore ad una sensazione di saturazione.

Ecco. Questo in generale. Perché poi nel particolare esistono delle eccezioni, delle sacche di resistenza che continuano a fare dell’ottimo elettro-pop senza rinunciare alla filosofia di fondo: rapportarsi con le atmosfere di qualche club underground berlinese e non con l’ennesimo ottimo producer del disco di Fedez e J-Ax. (con tutto il rispetto, ci mancherebbe)

Una di queste eccezioni sono gli Yombe. Uno ascolta il loro album Goood (Carosello Records) e pensa “cazzo, vedi che robe fighe che fanno all’estero” mentre loro sono italiani, italianissimi, direttamente from Napoli. Coppia sul palco come nella vita, Alfredo Maddaluno e Cyen dopo il primo EP omonimo del 2015 (che aveva attirato le attenzioni di tutti gli addetti ai lavori) approdano alla nuova etichetta discografica con un disco che farà (e ha già fatto) parlare di sé. Yombe

Goood” è un ottimo lavoro, una produzione pulita ma allo stesso tempo coinvolgente, 9 brani (di cui un intro, un finale e due interludi, quasi a stemperare) ben legati tra loro, che spaziano da sonorità black soul (come in “Nothing New To Me“, il singolo di lancio) a melodie quasi dub (in “My Veins Are Roads“) con qualche scoria funk ed accenni trap.

Certo, la calata pop non manca: come in “Tonight“, in cui Cyen dà ottima dimostrazione di poter rappare con buoni risultati. Ma è una necessità in un disco variegato, che spazia, esplora, utilizza rimandi etnici campionati in beat più o meno esuberanti. E soprattutto è molto meno marcata e molto più originale rispetto al precedente EP.

Un album ben riuscito, completamente italiano, di un gruppo che sorprende non solo per la qualità delle produzioni, ma anche la cura che hanno verso l’immagine che colpisce tanto quanto la loro musica: il loro stile minimal che riunisce il contemporaneo con il vintage ha da subito catturato l’attenione di fashion magazine e brand di moda (Label2, Rebook), arrivando a suonare al Pitti Uomo.

Un motivo in più per tenere d’occhio gli Yombe, che nel 2017 hanno già  calcato grandi palchi aprendo i concerti dei Phoenix, Sevdaliza, Mount Kimibie, Little Dragon e, rimanendo in Italia, Ghemon.

Un gruppo che ci darà soddisfazioni, sperando che le loro contaminazioni li mantengano incontaminati nelle loro scelte musicali.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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