COEZ & RENZI: La musica non c’è. E neanche la politica – VIDEO

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COEZ & RENZI: La musica non c’è. E neanche la politica – VIDEO

“E scusa se non parlo abbastanza, ma ho una scuola di danza nello stomaco”. Il segretario @matteorenzi canta @coezofficial

Un post condiviso da Partito Democratico (@partitodemocratico) in data:

C’erano una volta i cantautori impegnati di sinistra, le canzoni che diventavano bandiere di battaglie politiche, le storie di impiegati e le rivolte al Palalido. C’erano, e doveva essere un piacere ascoltarli, analizzarli, anche criticarli.

Noi non c’eravamo, chiaramente, ma abbiamo addosso ancora i segni, veicolati dalle generazioni precedenti e fatti nostri come una memoria collettiva che appartiene a tutti senza distinzione d’età o di appartenenza politica, come dimostra un capolavoro del calibro de “La Locomotiva” di Francesco Guccini. Una canzone di parte, volutamente di parte (“e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via la bomba proletaria e illuminava l’aria la fiaccola dell’anarchia!”) eppure fatta propria anche da ambienti di ultradestra, che da anni utilizzano la frase “Gli eroi son tutti giovani e belli” nelle loro manifestazioni e nei loro striscioni.Coez

Era musica popolare, nella più nobile delle accezioni, musica che nasceva dal disagio delle strade, da un’analisi sociologica della realtà dell’epoca. Come le meravigliose ballate di Fabrizio De André, che cantava dei derelitti, di mignotte e terroristi, impiegati e bombaroli, o le raffinate analisi di Giorgio Gaber, tralasciando per dovere di sintesi altri grandi cantautori come Claudio Lolli, il primo Venditti, Rino Gaetano, Stefano Rosso, Edoardo De Angelis e tanti altri.

Musica impegnata, senza tanti fronzoli. Musica che ha segnato la storia d’Italia, che piaccia o meno. Ma dove è finita questa musica? Possibile che oggi, anno domini 2017, in Italia la musica impegnata non c’è (parafrasando Coez)?

Possibile che tutto il disagio sociale, l’inquetudine e la paura del futuro che ci mortifica e terrorizza ogni giorno sia incanalata solo ed esclusivamente nel fenomeno rap, anzi trap, e solo in una visione individualistica e non più sociale?

Ni. Perché è vero, canzoni impegnate ce ne sono sempre meno, e sempre meno arrivano al grande pubblico. Ed è vero che oramai la dimensione individuale è sempre più forte e più pervasiva di quella collettiva. Ma è anche vero che di tutto ciò se ne parla, eccome! E non bisogna neanche andare troppo lontano per ascoltare qualcosa del genere.

Prendete l’ultimo album dei The Zen Circus per esempio, e la loro “Non voglio Ballare“: “la rivolta ormai è un fatto personale, lasciatemi stare..”. O il capolavoro di Brunori Sas, “La Verità“, una delle più lucide e struggenti analisi di cosa siamo diventati oggi: “ti sei accorto o no che non c’hai più le palle per rischiare di diventare quello che ti pare, e non ci credi più..”.

Ecco cosa siamo diventati, piccole entità isolate in loro stesse, barchette ferme in mezzo al mare da cui non ci buttiamo mai. E’ la società ad essere diventata individualista, e la musica non può che adeguarsi a tutto ciò.

Ma la politica no. La politica dovrebbe cercare soluzioni, non deve adeguarsi alla realtà, deve cambiarla. E’ questa la sua missione, il suo motivo d’esistere.  Ed invece anche la politica si adatta, si modella su quello che piace al pubblico, su quello che tira sui social. Inseguire il proprio target per dargli ciò che vuole, senza alcun guizzo, alcuna novità, alcuna visione in più: sono i like che contano, e i like sono voti. Per piacere devo fare qualcosa che piace, le sperimentazioni lasciamole ad altri.

Intendiamoci, non ne faccio un discorso partitico: PD, M5S, FI, non esiste fazione politica che non si comporti in questa maniera oggi in Italia. E non lancio il sasso  nascondendo la mano, figuriamoci, facciamo tutti  così, nell’editoria, nel mondo discografico o in televisione. Se pubblicassimo solo articoli e/o post di cantautori emergenti che ci piacciono, chi ci cliccherebbe? Servono le visualizzazioni per vivere, e quindi ci si adatta ai gusti del pubblico. Vi piacciono Fedez & J-Ax? Adorate Riki? A me fanno schifo, ma cazzo, son gli unici che ancora vendono dischi in Italia, e quindi via con articoli su articoli sui nuovi fenomeni dei talent, chiunque essi siano. It’s the social market baby, e ci si adatta.

E si potrebbe scrivere per ore di quanto sia deleterio questo modus operandi, di come così si blocchi qualsiasi evoluzione, qualsiasi sperimentazione. Ma non è di questo che voglio parlare. Perché una delle notizie di oggi è che Matteo Renzi canta “La musica non c’è” di Coez, in treno, tra un comizio e un altro. Ed il video di lui che canta non lo pubblica qualche giornalista in cerca di scoop che è riuscito a carpire queste immagini per caso, non è Berlusconi alla festa privata che noncurante canta con Apicella ma è proprio l’account ufficiale del PD a pubblicarlo su instagram e il treno è il treno protagonista della campagna elettorale del partito. C’è il marchio dell’ufficialità in quel video, “La musica non c’è” come la nuova “El pueblo unido”.

No, mi spiace ma no, dal partito erede del “glorioso” PCI non lo accetto. E non per la qualità della canzone (che beninteso reputo un capolavoro), ma perché non c’entra un beneamato cazzo di niente col Partito Democratico. Niente. Però da 7 settimane è la canzone più scaricata in Italia (dati FIMI), e quindi, perché non cantarla su un treno e poi postarla su instagram?

Ecco qual è il rapporto tra musica e politica oggi: una canzone funziona? Cantiamola! Sti cazzi se canta di amore, di droga, di epigrafia greca (sarebbe proprio bella una canzone sull’epigrafia greca, ndr), cantiamola, raccattiamo like e amen, che tanto tra tre giorni nessuno si ricorda più nulla. Tutto ciò e umiliante, per la musica, per gli elettori e anche per Coez, perché no, che chissà se gli ha fatto piacere questa sorpresa dell’ex premier (considerando il suo silenzio sui social, direi di no).

Quindi, per concludere, caro Renzi (ma anche caro Di Maio e caro Berlusconi), se proprio dovete cantare, fatelo con qualche canzone che abbia una qualche valenza sociale. E fidatevi, pur nell’individualismo che pervade i testi musicali degli ultimi anni, ne esistono tante. Una su tutte? Questa! (e pensate, il suo autore ha un album in commercio, ed è pure in top ten nelle classifiche di vendita. Like a gogò)

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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