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Il nostro incontro con GHEMON: “Mezzanotte è la mia evoluzione, scrivere terapia per la mia depressione” – INTERVISTA

Ghemon

A CURA DI EMILIANO CUPPONE

A poco più di un mese dall’uscita di “Mezzanotte”, quinta fatica discografica di Ghemon, ed a poche settimane dall’inizio del Tour, Fourzine ha avuto l’opportunità di fare per voi una chiacchierata con l’artista campano.

Da quattro settimane in classifica, possiamo dire che Mezzanotte sia un successo?

Sì sì, devo dire che sta andando molto bene, diciamo che chi ben comincia è a metà dell’opera

Non è un’impresa semplice in un paese dove il Soul non è un genere di massa, ma lo vedi in crescita?

Sicuramente sì, poi non mi piace inquadrarlo su una scala nazionale. Diciamo che internet in questo senso aiuta, pur essendo un’arma a doppio taglio. Il web ha sdoganato tante cose, la musica prima ti arrivava dagli amici, o l’ascoltavi in radio, mentre oggi ci si possono scegliere gli ascolti. Quindi anche in questo genere musicale oggi c’è tanta vita, con le sue varie sfaccettature che lo incrociano con il Rap o l’elettronica. Poi ho la fortuna che sia un terreno ancora poco esplorato, soprattutto per le difficoltà a farlo in italiano. Per cui ho potuto sperimentare e creare qualcosa di personale che avvicinasse le persone alla mia musica. Poi non necessariamente il pubblico pensa al genere in sé, ma può pensare semplicemente: questa è una bella canzone”.

La domanda me la porgi su un piatto d’argento, quanto è stato difficile adattare l’italiano a questo genere?

L’adattamento dell’italiano è stato una bella sfida. Questa musica nasce per l’inglese che come metrica è molto più malleabile, come lo può essere il francese o il dialetto campano. L’inglese ha molte tronche, per cui la melodia Soul è costruita su quel tipo di lingua, mentre l’italiano impone di solito melodie diverse, per le tante vocali che si sono alla fine delle parole. A meno di riempire i testi di infiniti e perché, ho dovuto lavorare tanto, ma in questo senso mi ha aiutato parecchio l’aver avuto un background nel rap che ti dà un certo grado di preparazione nell’utilizzo della metrica”.

Tanto ha fatto anche il cambiamento nella tua vocalità da Orchidee a oggi, in un processo di evoluzione importante

Esatto è una questione di evoluzione, molto più che di necessità. Non l’ho cambiata perché ho modificato il genere, forse questa era la maniera in cui avrei sempre voluto fare le cose, ma ci sono arrivato per tappe”.

Un’evoluzione che ricorda tanto quella di Neffa, con il quale hai avuto modo di confrontarti?

Con Neffa quando ci sentiamo parliamo del più e del meno, non tanto del mio progetto. Però certo all’inizio di questo percorso è stato d’aiuto, ci siamo confrontati su cosa comportasse il passaggio a un musica interamente suonata e al cantare del tutto, pur mantenendo delle parti rap, facendo qualcosa di personale. Per lo più era bello poter chiedere dei consigli ad un artista che aveva fatto una scelta simile alla mia”.

Fra poco parte il tour, suonerai nei club ed è la dimensione perfetta per un album così intimo?

Sì, in questo momento credo sia la scelta migliore, però voglio vedere cosa succede sul campo. Perché già quando abbiamo iniziato a registrare, anche prima, ci siamo resi conto che i pezzi di quest’album hanno un impatto forte. Per cui credo che questo possa anche cambiare la faccia del live. Volendo fare un paragone, dentro Orchidee tutto era più leggero. Credo che questo invece abbia dei i pezzi che dal vivo possano esplodere, pur avendo delle cose più intime e delle ritmiche più leggere, i bpm di questo disco sono più bassi. Vista la vocalità differente rispetto al passato, ma anche per la componente di rabbia e di muscoli che ci sono in Mezzanotte, credo che magari live i pezzi possano prendere un’altra piega”.

Ci stai anticipando l’intenzione di passare agli stadi nel breve periodo?

Credo che i club attualmente siano la soluzione migliore, però dal vivo la percezione dei pezzi cambia tanto, per cui non so se l’estate prossima sarà sbocciato in altro modo quest’album. Agli stadi ci arriviamo con calma, non so se dopo un anno saremo già pronti, ma non si può mai sapere”.

Nell’album affronti il tema della depressione, un messaggio importante per un male diffuso di cui si parla troppo poco forse?

Sull’argomento depressione ho le idee piuttosto chiare adesso che riesco a parlarne. Sono contento di aver aperto una discussione sull’argomento, ma soprattutto di poter dare anche una parvenza di normalizzazione”.

Normalizzazione in che senso?

Nel senso che è una cosa di cui troppo spesso ci si vergogna, viene visto come un qualcosa di anormale si tende a tenerla nascosta. Mentre dovrebbe essere il contrario, perché la forza nell’affrontare questa cosa inizia proprio dall’ammettere che ci sia qualcosa che non vada. Troppo spesso si riduce la cosa a un periodo storto, o al carattere, così diventa difficile riuscire a portarla fuori ed ammettere di avere bisogno di un aiuto. Per questo oggi capisco che fosse importante che io ne parlassi anche per aprire una discussione. La mia era una necessità di parlare della mia cosa, delle mie sensazioni, ma ero consapevole che avrebbe aperto il confronto, infatti ne stiamo parlando. Ma la risposta più bella che ho ricevuto è stata quella di chi mi ha scritto, ringraziandomi perché si è sentito meno solo in una condizione così difficile”.

Quindi anche questo album è stato parte della tua terapia più che una denuncia?

Scrivere è stato estremamente terapeutico. I pezzi scritti per questo album sono stati tantissimi, non sapevo cosa ci sarebbe poi finito dentro, ho scritto perché ne sentivo l’esigenza. Ma se uno va a ricercare nelle mie cose precedenti, soprattutto nel mio primo mixtape “Qualcosa cambierà”, ci sono dei pezzi in cui si sente che io già parlavo di queste cose, senza averne una coscienza reale. Diciamo che già i miei primi approcci solisti erano votati a cercare di parlare e di sfogarmi con la musica”.

Riascoltando Pomeriggi Svogliati, scritta di getto e inserita in Orchidee, non ti viene la sensazione che potesse essere un’avvisaglia di questo malessere?

Guarda potrebbe anche essere, non lo so. Però io lo ricordo proprio come un pomeriggio in cui ero molto annoiato, in cui pensavo che non sarei riuscito a fare nulla, a produrre qualcosa. Però l’ispirazione è una cosa molto strana, pensi di controllarla, ma a volte semplicemente si accende come una lampadina. Quello era un pomeriggio in cui non avevo voglia di far niente ed è arrivato questo regalo inaspettato, pertanto ancora più bello da scartare”.

Grazie mille Gianluca per la chiacchierata e per la tua musica

Grazie a voi”.

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