La luminosa “MEZZANOTTE” di GHEMON – RECENSIONE

Federica Abbate
FEDERICA ABBATE all’esordio come cantautrice con “Fiori Sui Balconi” – INTERVISTA
28 settembre 2017
Gigi D'Alessio
GIGI D’ALESSIO LIVE TOUR 2017: al via il 23 ottobre da Roma la nuova tournée teatrale. Doppio appuntamento a Napoli e nuova data a Bari
28 settembre 2017

La luminosa “MEZZANOTTE” di GHEMON – RECENSIONE

Ghemon

Il 22 settembre è uscito il nuovo album di Ghemon, noi di Fourzine ci siamo presi qualche giorno per ascoltare con attenzione “Mezzanotte” (questo il nome dell’ultima fatica dell’artista di Avellino) e capirlo sino in fondo per voi.

La transizione iniziata con “Orchidee” (album del 2014 che ha fatto innamorare tanti) ha trovato il suo compimento in questa fatica discografica, il suono è totalmente Soul, con il Rap ormai relegato a sfondo nebbioso (eccezion fatta per “Kintsugi” che chiude l’album e per qualche lampo da MC che squarcia le strofe di “Cose che non ho saputo dire”, “Bellissimo” e “Niente di più”), in una metamorfosi che ricorda molto quella di Neffa. La crescita non è solo musicale, quella vocale di Ghemon è evidente, il ragazzo ha lavorato tanto, dalla timidezza di tre anni orsono, si è passati ad un’ugola quantomai educata che sprigiona luminosità.

La scelta musicale è netta, l’ispirazione da sempre per Ghemon è stata quella di D’Angelo (quello statutinitense chiaramente, altresì noto come il padre del Soul moderno). L’album è tanto luminoso nelle note e nelle scelte musicali, quanto cupo e pesante nelle rime, figlie di una storia d’amore finita male (la stessa che nel suo pieno splendore aveva ispirato il lavoro precedente), perfettamente riassunta da “Dentro le pieghe” e “Dopo la medicina” (il pezzo più bello e coinvolgente a giudizio di chi scrive, con pianoforte e voce che entrano dalle orecchie per farsi largo sino allo stomaco a colpi di macete).ghemon

Il frutto della sofferenza dell’artista è un lavoro forse molto maschile (ma per nulla maschilista), nel quale ha saputo descrivere tutte le fasi del suo dolore, con la consueta brillante retorica che lo ha contraddistinto sin dai suoi esordi. Ghemon si mette a nudo con un lavoro profondamente intimo, quasi una sorta di terapia personale condivisa con l’ascoltatore, non ha timore di parlare della sua depressione, come della versione poco nobile di sé con compagnie occasionali.

Mezzanotte è quasi sconvolgente per la scena musicale italiana, un unicum che cela benissimo le innegabili difficoltà che l’artista deve aver trovato nel connubio fra il Soul e la lingua italiana. Il basso e le rime acrobatiche di “Magia nera” rapiscono, il flow di “Quassù” entusiasma, la metrica di “Impossibile” travolge, questo album è una vera e propria boccata d’ossigeno, un’opera dal respiro internazionale.

Se “Temporale” (primo singolo estratto che ha anticipato l’album) ci aveva dato ottime sensazioni, l’ascolto dell’intero album è stato un vero e proprio viaggio emozionale, un contrasto continuo. Mezzanotte è sorrisi e lacrime, carezze musicali e pugni nello stomaco verbali, un piatto agrodolce che sorprende e convince fino in fondo, ogni riascolto lo rende sempre più solido. Sarà anche un genere poco pop, sarà anche un artista che non comparirà nelle classifiche, ma questo album è una delle cose più belle che siano accadute alla musica italiana negli ultimi anni, superare il sorprendente “Orchidee” non era cosa semplice, ma Ghemon ci è riuscito in maniera brillantissima.

a cura di Emiliano Cuppone

Comments on Facebook

Comments are closed.