CAPAREZZA sul banco degli imputati con “Prisoner 709” – RECENSIONE

Don Moss
JONATHAN CILIA-FARO e DON MOST, una collaborazione all’insegna de “La dolce vita”. Tour e progetto discografico in vista per l’inedito duo
21 Settembre 2017
Thomas
THOMAS: esce domani il primo singolo “E’ un attimo”, tratto dal nuovo album omonimo in uscita il 13 ottobre
21 Settembre 2017

CAPAREZZA sul banco degli imputati con “Prisoner 709” – RECENSIONE

Caparezza

È trascorsa meno di una settimana dal rilascio – è proprio il caso di dirlo – di Prisoner 709, ultimo album in studio di Caparezza per Universal Music.

Noi che negli scorsi giorni lo abbiamo ascoltato e riascoltato, vogliamo portarvi a fare un giro tra le celle in cui Michele Salvemini, il poeta 2.0 della nuova era, ha disseminato le sue rime forse più amare e taglienti.

Non è facile entrare nel carcere in cui è recluso il “nostro” Prisoner 709. Tantomeno comprendere “il movente” che lo ha portato dietro le sbarre, se prima si ignora l’antefatto. Bisogna fare un passo indietro, un salto di un paio d’anni, per arrivare consapevoli “al processo”. Nel 2015 l’impegnativo Museica Tour non lascia incolume Salvemini che accusa il colpo contraendo l’acufene – disturbo uditivo che si manifesta come un perenne ronzio alle orecchie. Si può ben intuire che, per un cantante, un malessere fisico di questo tipo può rappresentare l’equivalente della rottura di un crociato per un calciatore. Si può ben immaginare lo stato d’animo che “ha fatto compagnia” a Salvemini nell’ultimo anno e mezzo circa.

Il Prisoner 709, che “ha liberato” lo scorso 15 Settembre, è il risultato di un periodo di incertezze e timori. Un carcerato recluso in un penitenziario di “massime insicurezze”. Ma “il rap è psicoterapia”, canta Salvemini in Forever Jung. Il “profeta” transgenerazionale, che da sempre attira a sé un pubblico talmente giovane da far invidia a Dorian Gray, prende carta e penna e riversa nelle tracce di Prisoner 709 tutte le sue elucubrazioni degli ultimi tempi.

Il disco, fresco di stampa, è un gioco di specchi riflessi e riflessioni. Un album più autocritico che critico. Il pensiero del “profeta” inverte la sua rotta: se nei precedenti lavori tendeva a spostarsi sul rettilineo sé-realtà esterna, adesso marcia sulla più tortuosa carreggiata che dalla realtà esterna lo riporta al suo sé, imprigionato in una cella che si è costruito da solo. Salvemini sale sul banco degli imputati per confessare ed essere testimone al tempo stesso dei suoi presunti “crimini”.

Ma, in Prisoner 709, non si avverte soltanto l’ombra del malessere fisico che ha colpito il nostro “poeta profeta” quanto piuttosto si fa largo un malessere di natura più intima. Ai capi di accusa sembra aggiungersi, infatti, il peso delle aspettative nutrite da chi ha scommesso su Salvemini, eppure, è anche pronto a vederlo cadere da un momento all’altro: Prisoner 709 atteso come il fatidico “disco della maturità” di quell’apparente eterno Peter Pan che “scrive tanto ma non è soddisfatto”, come il Capa ci riferisce in “Il testo che avrei voluto scrivere”.

Il disturbo fisico può aver risvegliato in Salvemini vecchi – e anche nuovi – fantasmi interiori che lo hanno portato a vacillare, a porsi domande e a mettersi sulle tracce del suo nuovo se stesso, ma al nostro umile orecchio il suo ultimo disco suona a tutti gli effetti come l’album che chiude un cerchio per aprirne un altro. Con Prisoner 709 è come se il “profeta poeta” ci portasse davanti al suo bivio personale: da un lato il Caparezza che fu e che è stato, dall’altro il cantautore che avverte la metamorfosi in corso che lo sta portando ad assumere un volto nuovo, vago riflesso di quello passato.

Un album denso. 16 tracce fitte con una “Prosopagnosia” – l’incapacità di riconoscere (in questo caso magari di riconoscersi) volti – che apre e chiude il disco. Brani presentati da Salvemini come se fossero i capitoli del diario di un detenuto: dal reato sino alla latitanza passando per la pena, l’ora d’aria, la tortura e l’evasione. Prisoner 709, con quella cifra che è rappresentazione numerica di Michele (7 lettere) e Caparezza (9), dell’uomo che c’è dietro all’artista che si mostra sul palco.Caparezza

16 tracce popolate da miti, divinità e terre leggendarie. 16 brani che ci continuano a far piacere il “buon vecchio” Michele Salvemini anche in questa versione più inedita, più a fuoco sui testi e meno sulla ballabilità delle melodie. Perché noi perlomeno, Caparezza negli anni abbiamo imparato ad amarlo non tanto come il trascinatore di folle quanto per la genialità della sua penna, dote che non appare affatto scalfita nel suo Prisoner 709 ma, anzi, raggiunge vette più alte. Un’arguzia, quella dei suoi testi, che mai ce lo farà “dimenticare sullo scaffale di un porta CD”, per citare il singolo da cui prende il nome l’ultimo album.

Ad alcuni potrà sembrare a primo acchito più ostico rispetto ai precedenti lavori ma a nostro parere con Prisoner 709 la sua Odissea, il suo “disco di rarità”, Caparezza lo ha appena messo a segno.

Di seguito la tracklist di Prisoner 709: 1. Prosopagnosia feat. John De Leo, 2. Prisoner 709, 3. La caduta di Atlante, 4. Forever Jung feat. DMC, 5. Confusianesimo, 6. Il testo che avrei voluto scrivere, 7. Una chiave, 8. Ti fa stare bene, 9. Migliora la tua memoria con un click feat. Max Gazzé, 10. Larsen, 11. Sogno di potere, 12. L’uomo che premette, 13. Minimoog feat. John De Leo, 14. L’infinto, 15. Autoipnotica, 16. Prosopagno Sia!

Qui le prime date ufficiali dell’imminente Prisoner 709 Tour: 17 Novembre Ancona – PalaPrometeo Estra, 18 Novembre Bari – PalaFlorio, 24 Novembre Firenze – Mandela Forum, 25 Novembre Bologna – Unipol Arena, 28 Novembre Napoli – Palapartenope, 29 Novembre Roma – PalaLottomatica, 1 Dicembre Montichiari (BS) – PalaGeorge, 2 Dicembre Padova – Kioene Arena, 6 dicembre Milano – Mediolanum Forum, 7 Dicembre Torino – Pala Alpitour

Comments on Facebook

Comments are closed.