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ROBERT GLASPER EXPERIMENT, il “nuovo jazz” al Carroponte di Milano – LIVE

Robert Glasper

Al Carroponte è di scena uno dei grandi nomi internazionali del jazz contemporaneo, l’americano Robert Glasper. Tastierista di indiscusso talento e già vincitore di due Grammy Awards, in questi giorni Glasper è impegnato in un serratissimo tour europeo, che oltre all’Italia tocca l’Olanda, la Francia, il Regno Unito e tanti altri Paesi.

Glasper vanta un denso curriculum sia da band leader, situazione in cui abbiamo appena avuto modo di vederlo, sia da turnista per artisti come Erykah Badu, Kendrick Lamar e Snoop Dogg. Il suo stile, come compositore e performer, è un jazz moderno, fortemente contaminato con il soul e l’hip-hop. In una parola, sperimentale, come chiaramente espresso già dal nome del progetto: non c’è solo lo stile pianistico ben riconoscibile di Robert Glasper, ma anche il fattore “Experiment”, ossia il rinnovamento, una continua ricerca di nuove sonorità, nuovi legami e nuove contaminazioni, soprattutto attraverso la jam session, una sorta di adunanza di musicisti virtuosi che si cimentano in variazioni improvvisate al momento.

La ricerca sarebbe però noiosa e limitata, se non fosse fatta in buona compagnia. Glasper per questo tour sceglie di condividere il palcoscenico con altri quattro ottimi musicisti con cui si trova in grande sintonia, sia dal punto di vista musicale che umano:

l’immancabile frontman Casey Benjamin al sassofono e al vocoder, membro fondante del progetto e principale intrattenitore dal vivo.
Burniss Travis II al basso, con il suo suono massiccio e profondo, in stile “dub”.
Justin Tyson alla batteria; molti gli sguardi puntanti su di lui grazie alla solida tecnica, alla precisione e al suo contributo nella spinta verso l’”experiment”, verso il mettersi in gioco senza paura di sbagliare; sicuramente il membro-rivelazione della serata.
Michael Severson alla chitarra elettrica, a cui spetta il compito di aggiungere una venatura rock.

Nel primo dei quattro concerti italiani in altrettanti giorni consecutivi, Glasper e soci offrono una scaletta con un numero relativamente ridotto di brani, guarniti però da lunghissime improvvisazioni inserite all’interno della struttura, così come tra un brano e l’altro. Il concerto, più che uno show composto da canzoni, risulta essere un’unica lunghissima jam session, scelta che può esaltare i fan più “intrippati” così come annoiare tutti gli altri: se lo show sia stato “arricchito” o “infarcito” di improvvisazione, è solo questione di gusto personale. Certo è che il Robert Glasper Experiment è un progetto artistico solido e interessantissimo, capace di avvicinare moderno e antico, hip-hop e jazz/soul.

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Leonardo Parisi
Leonardo Parisi
Nato a Sesto San Giovanni, acido come più non si può. Appassionato di cinema e sushi (ma non mischiati insieme), suono il basso elettrico e cado spesso vittima della "regola dell'amico" di Pezzali.

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