MOTTA a Villa Ada: la sua “Fine dei vent’anni” stavolta finisce davvero – LIVE

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MOTTA a Villa Ada: la sua “Fine dei vent’anni” stavolta finisce davvero – LIVE

Motta

Francesco Motta è tra le cose migliori, se non la migliore, uscite dal mondo discografico italiano nell’ultimo periodo. E l’articolo si potrebbe anche concludere qua, vista anche la quantità di belle parole spese finora per il (quasi) giovane cantautore pisano, cresciuto tra i The Zen Circus, maturato nei Criminal Jokers ed esploso come solista con l’album “La fine dei vent’anni“, probabilmente il disco italiano più bello del 2016.

Il buon Motta è stato il protagonista della serata di ieri del festival Villa Ada – Roma incontra il mondo, con l’eccezionale opening del grande Paolo Benvegnù.

Era il terzo concerto di Motta che vedevo dal vivo, quarto se consideriamo anche l’esibizione al concertone del Primo Maggio di Roma, e l’artista toscano trapiantato al Pigneto non ha mai deluso le mie aspettative. Soprattutto perché sul palco è un fiume in piena, un vero e proprio rocker di altri tempi, che fuma, beve, lancia improperi e emozionanti messaggi a persone evidentemente importanti per la sua vita (come i genitori, i collaboratori, il mentore e producer Riccardo Sinigallia).

La sua voce ed il suo sound sono sporchi, ruvidi, volutamente ossessivi, con una costante ricerca del riff piuttosto che della melodia (tanti intermezzi strumentali, ad evidenziare e caratterizzare la verve da polistrumentista del cantautore pisano, oltre naturalmente la qualità della band supportata per l’occasione da Francesco Pellegrini, prima compagno di band nei Criminal Jokers e ora collaboratore stabile dei The Zen Circus).

Motta emoziona e fa emozionare, e ogni sua canzone viene gridata a squarciagola da tutta la platea gremita di fan, che riempiono completamente l’isoletta del laghetto di Villa Ada, che da anni ospita una delle rassegne più rappresentative dell’estate romana, il festival Villa Ada – Roma incontra il mondo.

Ora però i vent’anni sono finiti davvero, ed il primo a saperlo è lui. Questo infatti era l’ultimo dei cento e passa concerti con i quali dallo scorso anno ad oggi Motta ha portato in giro il suo album, riscuotendo successo a tutte le latitudini. E ora l’attesa gli gioca contro.

Sarà all’altezza delle aspettative? Riuscirà a partorire un disco allo stesso livello del primo? Lo spero, e personalmente ne sono certo. Basta che non sia tra dieci anni anche perché, come ironizza lo stesso Motta, “il titolo dell’album poi sarebbe fin troppo scontato“.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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