CIGARETTES AFTER SEX, una serata di dolcezza al Viteculture Festival – RECENSIONE

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CIGARETTES AFTER SEX, una serata di dolcezza al Viteculture Festival – RECENSIONE

Cigarettes after Sex

Dolci. Anzi, “che dorci!“, come si sente spesso apostrofarli dalla platea romana durante tutto l’arco della serata. Difficile in quel momento trovare aggettivi diversi per un gruppo come i Cigarettes After Sex, la band statunitense guidata da Greg Gonzales che con il suo sound melodico (e se vogliamo anche un po’ monocorde) ha saputo uscire dall’anonimato ed imporsi come fenomeno globale.

La band è balzata agli onori delle cronache fin dal 2012, quando il loro primo E.P. intitolato I. riuscì a conquistare una nutrita truppa di fan, truppa che da allora è via via aumentata nonostante i ritmi di produzione non proprio serrati: dal 2012 ad oggi una manciata di singoli, fino all’album omonimo uscito pochi mesi fa, “Cigarettes after Sex” per l’appunto, che in qualche modo sintetizza ed organizza le tematiche e le sonorità che hanno sempre caratterizzato la band di Gonzales.

Dal disco ne è nato naturalmente un tour, che ha visto impegnati i ragazzi stellestrisce in diverse location europee con tappe anche in Italia, come quella in programma a Cesena stasera (nell’ambito della rassegna Acieloaperto) e quella di ieri al Viteculture Festival di Roma, a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare.

Non c’è il tutto esaurito all’Ex Dogana, ma i Cigarettes after Sex ci regalano ugualmente una bellissima serata, caratterizzata da suoni cupi, notturni, ma allo stesso tempo rassicuranti e familiari. E dolci, per l’appunto.

La produzione non è mastodontica, si sa, ma i quattro ragazzi da New York la sciorinano quasi tutta, lasciando grande spazio ai brani del nuovo disco senza però dimenticare le canzoni che li hanno portati al successo come Nothing’s Gonna Hurt You Baby. Sognanti e sognatori, la band trascina tutto il pubblico in una sorta di dimensione ultraterrena fatta di amori sbagliati e storie finite male, guidandoli con i soavi e mai sforzati riff di chitarra acustica e con melodie che a volte ricordano lontanamente gli Aphrodite’s Child e altre i Joy Division (“a volte” e “ricordano lontanamente“, che di strada per arrivare a quei livelli ce n’è ancora da fare, altroché), sublimati da giri armonici familiari e per questo di sicuro impatto.

Continueranno su questa falsariga o imploderanno anche loro nello stucchevole dance pop da cui nessuno è più immune? Chissà.. Per ora però, ci godiamo la loro dolcezza.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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