Milano Summer Festival, un tuffo nel rock firmato KINGS OF LEON ed EDITORS

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Milano Summer Festival, un tuffo nel rock firmato KINGS OF LEON ed EDITORS

Milano Summer Festival

foto di Matt Spalding

Il 21 Giugno è stata, per la città menegina ed il suo Milano Summer Festival, una serata all’insegna del rock nelle sue diverse sfumature. Tre brand, tre personalità diverse che si sono date il cambio sullo stesso palco a mezz’ora di distanza l’una dall’altra.

Una serata iniziata con qualche ora di anticipo e con il sole ancora alto nel cielo, quando i Jimmy Eat World sono saliti per primi sul palco. Un rock maleducato il loro, che strizza l’occhio al punk, con chitarre che strimpellano all’impazzata in quasi ogni brano. Nonostante la band dell’Arizona non sia tra le più conosciute per il grande pubblico italiano, ha dimostrato durante la sua breve setlist di essere in grado di intrattenere e riscaldare il pubblico – qualora ce ne fosse stato bisogno, considerando il sole estivo delle sei del pomeriggio.

Sulla scia di questa prima grande sferzata di energia, salgono sul palco gli Editors, vera rivelazione della serata. Il brano con cui si presentano sul palco è uno dei più elettronici dell’intero set, a dimostrare da subito qual è il loro elemento differenziante, nel caso in cui non fosse bastata la voce profonda e assolutamente unica del cantante. Un rock, il loro, che si mescola con elementi elettronici e che vive di momenti strumentali molto intensi. Il frontman, Tom Smith, sembra posseduto dalla musica che suona e si contorce su se stesso mentre canta, quasi a focalizzare la grande mole di energia anche nella sua gestualità. Una mole di energia che il pubblico percepisce e ricaccia indietro sul palco, come se il gioco fosse quello di passarsela a vicenda come una palla. Una esibizione totalmente immersiva, nonostante il sole ancora alto nel cielo abbia sacrificato i giochi di luce presenti sul palco e un po’ di ambientazione; una esibizione che ha convinto e che ha lasciato con l’amaro in bocca per il solo motivo di essere durata troppo poco.

Finalmente il momento tanto atteso: i Kings of Leon salgono sul palco con il pubblico in delirio, proponendo una serie di pezzi ripescati dai loro album meno recenti. Non un sorriso o un accenno di interazione con il pubblico, solamente la perfetta esecuzione dei brani: questa, probabilmente, la pecca più grande della loro performance. Da sottolineare il fatto che il cantante stesso, a circa metà concerto, ha ammesso di non essere in perfetta forma vocale e ciò sicuramente ha contribuito a non rendere la buona performance della band, una performance brillante. L’assenza di arrangiamenti studiati ad hoc per il live e di assoli strumentali rendono i brani perfettamente fedeli alle loro versioni incise su disco e sono complici di un pubblico coinvolto, ma non più in delirio: manca l’elemento di sorpresa e stupore, un gancio di coinvolgimento emotivo. Un buon concerto senza ombra di dubbio, che però non riesce a sfondare le barriere e a fare quel passo in più che molti si sarebbero aspettati. Non sono tuttavia mancati momenti indimenticabili, come l’emozionante performance di Walls, che dà anche il nome al loro ultimo album, e dei due successoni che hanno chiuso la serata Sex on fire e Waste a moment, in cui invece il pubblico ha dato il meglio di sé, sfogando tutta l’energia accumulata durante le lunghe ore di musica e attesa.

Una lunga serata che nel suo complesso è sicuramente valsa il prezzo del biglietto, ma che ha lasciato con molto desiderio, anche se per motivi diversi, se si pensa alle singole esibizioni. Il desiderio di godersi un concerto intero degli Editors per continuare quel viaggio di cui hanno mostrato solamente il trailer, e il desiderio di vedere una seconda volta i Kings of Leon, per far venire giù quei muri che, siamo sicuri, sono in grado di far crollare.

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Manuel Malavenda
Manuel Malavenda
A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Ecco perché scrivo da sempre: per confondermi con le parole, immaginare cose che non si possono vedere e raccontare cose che si possono solo sentire. Come la musica. Ho una pagina Facebook dove parlo della bellezza, perché è di questo che dovremmo riempire le nostre vite: di bellezza.

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