Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, lo storico album dei BEATLES compie cinquant’anni.

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Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, lo storico album dei BEATLES compie cinquant’anni.

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

articolo di Elena Rizzi

Nell’ autunno del 1966 i Beatles decisero di smettere di esibirsi dal vivo.

Reduci dal concerto di San Francisco nell’estate del ‘66, agli albori della cosiddetta Summer of Love e nel bel mezzo della loro disastrosa tournèe negli Stati Uniti, i quattro di Liverpool, esasperati dai ritmi sempre più serrati dei tour mondiali, dalle miriadi di fan urlanti che accorrevano a vedere i loro concerti e stufi della pressione esercitata dai media e dall’opinione pubblica sempre pronta a cogliere ogni parola uscita dalla loro bocca per farne un caso mondiale, presero la drastica decisione di ritirarsi dalle scene e prendersi una pausa di riflessione.

I Beatles erano stanchi di tutto questo, ma, soprattutto, erano stanchi della band che erano diventati.

Ormai si sentivano lontani anni luce dai quei quattro ragazzi che, agli inizi degli anni sessanta, suonavano al Cavern Club di Liverpool con i capelli a caschetto e le divise da bravi ragazzi, lontani anni luce dalle ammiratrici urlanti e, soprattutto, da quella musica che loro stessi avevano sdoganato.

I Beatles erano diventati i fautori di una rivoluzione musicale e culturale che aveva permesso ai giovani di trovare il loro posto nella società imponendo le loro idee e i loro gusti alle vecchie generazioni e avevano coinvolto milioni di ragazzi in tutto in mondo, ispirando nuovi musicisti; quello di cui i Beatles avevano bisogno adesso, però, non era una rivoluzione nel mondo esterno, bensì una rivoluzione nel loro mondo, in loro stessi e nel loro sound che avevano costruito all’interno degli studi di Abbey Road.

Per la verità i Beatles avevano già iniziato a sperimentare con i suoni: Rubber Soul, il sesto album del gruppo, pubblicato nel dicembre 1965, è un album “di mezzo”, evolutivo e in un certo senso sperimentale, in bilico tra presente e futuro.

E’ in Rubber Soul che spicca per la prima volta il suono cristallino e orientaleggiante del sitar di George Harrison e la poesia di John Lennon prende una piega complessa e malinconica.

Sarà però solamente con Revolver, album pubblicato solo otto mesi più tardi, che i Beatles introdurranno nelle loro sonorità quegli elementi di rock psichedelico che diventeranno dominanti nel successivo album ed è con le sperimentazioni di Revolver che i Beatles capiscono che i troppi impegni live li avrebbero ostacolati nella loro evoluzione creativa.

Così nel 1966 i Beatles, alla ricerca di una nuova identità e di un nuovo sound, decisero di prendersi una lunga pausa per ritrovare se stessi e l’ispirazione.

Durante quel periodo molti pensarono che i Beatles fossero finiti, che la vena artistica di Lennon e Mc Cartney si fosse esaurita o che i Beatles non riuscissero a stare al passo con i nuovi gruppi musicali nati proprio grazie al loro successo; nessuno si aspettava che i Beatles tirassero fuori uno tra i migliori album di tutti i tempi.

L’idea fu di Paul McCartney: un concept album in cui i Beatles non erano i Beatles, ma si fingevano la Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band che suonava tutte le tracce presenti nell’album per un pubblico immaginario.

Mentre Ringo Starr si mostrò subito entusiasta dell’idea, John Lennon e George Harrison erano dubbiosi.

Lennon volle assolutamente che tutti i brani da lui scritti e completati in quel periodo venissero inseriti nell’album, così si arrivò ad un compromesso: sarebbero state inserite tutte le tracce ma la copertina dell’album doveva dare l’idea dell’omogeneità dell’opera.

Il resto è storia: la copertina, una delle più famose della storia del rock, è un’opera di pop art; Nel collage da cui essa è formata, i Beatles radunano il pubblico davanti a cui più avrebbero preferito esibirsi: da Einstein a Marlon Brando, sono presenti quasi tutti i personaggi della cultura e dello spettacolo dell’epoca.

George Martin assemblò tutte le tracce senza soluzione di continuità per rendere l’opera un unicum e tutti i quattro Beatles diedero il loro contributo: c’è lo sperimetalismo di Paul McCartney, il misticismo filosofico di George Harrison, l’esplorazione del proprio io tramite le droghe di John Lennon e la voglia di tenere unito il gruppo di Ringo Starr (non a caso è lui che canta with a Little Help From My Friends).

Così, il primo giugno del 1967 esce Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, ottavo album dei Beatles e l’opera che più di tutte è stata capace di infrangere le barriere musicali e sociali, portando la sperimentazione musicale ai massimi livelli; La musica era stata liberata, nulla sarebbe più stato musicalmente impossibile.

Sono passati cinquant’anni dall’ uscita di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band ed ancora oggi è considerato uno dei migliori album di tutti i tempi, perfetto specchio di un’epoca in tumultuosa evoluzione.

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