Il fascino della new wave targata ’80 torna con UDDE il #4Emergente della settimana

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Il fascino della new wave targata ’80 torna con UDDE il #4Emergente della settimana

Udde

Torna l’appuntamento settimanale con #4Emergenti, la rubrica a caccia dei talenti in fase di lancio del Vecchio Stivale. E quale posto migliore di un’isola per andare a scovare il nostro nuovo “tesoro nascosto”? Questo Giovedì #4Emergenti ti porta sino in Sardegna per ascoltare Udde che a fine marzo ha debuttato con il suo primo LP da solista “The Familiar Stranger” per la label PNR.Udde

Dimentichiamoci della musica sarda come di quella, ancora vivida nell’immaginario collettivo, cantata da pastori in abiti d’epoca che imbracciano zampogne e launeddas. Con Udde facciamo sì un passo indietro nel tempo ma anche uno in avanti aprendoci, a partire dalla Sardegna, ad un sound di respiro internazionale. Il polistrumentista sassarese ci riporta, infatti, alle tanto care atmosfere della new wave e del dark-gothic targati ’80, realizzando un progetto discografico che ha lo stesso sapore della musica di settore della decade che ha sfornato geni come Ian Curtis.

Se volessimo provare a delineare l’identikit del nostro #4Emergente di oggi, verrebbe fuori lo schizzo di un artista figlio di un’altra era. Da bambino cresce “a pane” e beat anni ’60, con l’adolescenza inizia ad addentrarsi nei territori del black metal, per poi diventare il chitarrista della band rock-psichedelica Soyland Green. Un’esperienza lunga dieci anni, poi il gruppo si scioglie e per Udde arriva il momento di intraprendere la carriera da solista. Nel 2012 il primo EP “Fog”. L’anno dopo è al lavoro sul primo LP. Due anni di composizioni e registrazioni ma nulla da fare. Insoddisfatto del risultato, Udde cestina tutto e ricomincia da zero. Altri due anni e ora, nel 2017, è finalmente pronto il suo “The Familiar Stranger”, il primo tanto sudato album.

Undici tracce “d’essai” che abbracciano un segmento discografico non tanto “familiare” al panorama italiano. Un disco composto, registrato e mixato dallo stesso Udde, un artista su cui il tema della solitudine sembra esercitare un certo ascendente. Patteggia per Collins, non Phil ma Michael, l’unico dei cosmonauti a non essere sceso dall’Apollo 11 sfidando le leggi della gravità e che lo stesso Udde, in un post sulla sua Pagina Fb, definisce “l’uomo più solo e lontano da qualsiasi essere umano”. A chi gli chiede se è in previsione una tournée per presentare il disco risponde che, al momento, preferisce di no anche perché sente più affine a sé la dimensione isolata dello studio di registrazione. A ben guardare, però, quella di Udde più che solitudine sembra piuttosto la chiara rivendicazione di una completa autonomia, da tutto e da tutti.

Il suo “The Familiar Stranger” ci ha fatto ripensare ai bei tempi dei Velvet Underground, dei Kraftwerk, dei Joy Division e della loro costola New Order. Del resto, se loro cantavano di un “Blue Monday”, Udde – ad una latitudine spazio-temporale completamente opposta – suona invece il suo “Gloomy Friday”, il terzo singolo estratto dall’album.

Il primo disco è stato lanciato, ora ci auguriamo solo che il nostro #4Emergente scenda dal suo Apollo 11 per incontrare dal vivo il pubblico. Nell’attesa però possiamo gustarci, soddisfatti, il suo “The Familiar Stranger”.

Nome: Udde

Album: 1 EP autoprodotto, “Fog” (2012). 1 LP, “The Familiar Stranger” (2017, PNR)

Genere: new wave, dark-gothic rock

Da ascoltare quando: la mattina presto sparato nelle cuffiette andando a correre

Artisti simili: Joy Division, New Order, Velvet Underground, The Air

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