Harry Potter incanta gli Arcimboldi: la colonna sonora dal vivo in un cine-concerto

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Harry Potter incanta gli Arcimboldi: la colonna sonora dal vivo in un cine-concerto

A volte le parole non bastano. Come si può esprimere in poche frasi quello che la saga di Harry Potter ha significato per la generazione dei nati tra metà anni ’80 e fine anni ’90? Come si può dare un’idea dell’impatto che ha avuto, della passione che ha ispirato? Si sa che le passioni dell’infanzia mettono radici più profonde: dopo 15 anni dall’uscita al cinema de “La Pietra Filosofale”, l’universo potteriano occupa ancora un posto in prima fila nel cuore dei suoi fan, sia di quelli della prima ora, cresciuti insieme a Harry e oggi quasi trentenni, sia dei più giovani che hanno scoperto i libri e/o i film successivamente.

“Harry Potter e la Pietra Filosofale” arrivò nelle sale italiane il 5 dicembre 2001. Il regista Chris Columbus poté contare sulla spontaneità dei tre promettenti attori protagonisti: Daniel Radcliffe, Rupert Grint e Emma Watson. Il film, visionario, colorato e divertente, raggiunse al botteghino quasi un miliardo di dollari. Un mese e mezzo dopo uscì un altro capolavoro del genere fantasy, “Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello”. Ieri sera il palco del Teatro degli Arcimboldi di Milano ha contenuto a malapena gli 84 musicisti dell’ Orchestra Italiana del Cinema, diretti dal trentaquattrenne tedesco Christian Schumann. L’Orchestra ha magistralmente eseguito, sulle immagini proiettate sul fondale, la colonna sonora composta per il film da John Williams, leggenda vivente della musica per il cinema e vincitore di 5 Oscar per la miglior colonna sonora (tra cui “Schindler’s List”, “E.T. L’extra-terrestre”, “Star Wars”).

“Harry Potter e la Pietra Filosofale” è stato proiettato per intero, in alta definizione, in italiano (per essere accessibile a tutti) e con i sottotitoli in italiano (molto spesso non letterali, purtroppo) per seguire i dialoghi anche durante i momenti musicali più concitati. Il pubblico, che immagino proprio avesse già visto il film, rideva alle battute di Harry, Ron ed Hermione come se fosse stata la prima volta che le sentiva. Il direttore Christian Schumann per seguire la proiezione aveva a disposizione davanti a sé, sopra lo spartito, un monitor su cui poteva anche leggere, tramite differenti effetti (ad es. impulsi luminosi), tutte le indicazioni per i cambi di tempo, metrica e dinamica. La sua eccellente direzione ha dato luogo ad un sincrono tra musica e immagini incredibilmente preciso, ed il pubblico in cambio non gli ha fatto mancare la standing ovation a fine spettacolo. L’equilibrio dei volumi, della dinamica, e l’amalgama dei diversi timbri era tale che si rischiava facilmente di dimenticarsi che ci fosse un’intera orchestra presente.

L’esperimento del suonare la colonna sonora dal vivo sopra le immagini digitali, in una sorta di cinema ibrido elettro-acustico, ci riporta con la mente al cinema muto di inizio XX secolo. In quel periodo, infatti, ai film veniva sovrapposto un accompagnamento al pianoforte realizzato proprio dal vivo da un musicista presente in sala. La diffusione del sonoro a partire dal 1929 segnò l’abbandono di questa consuetudine, o almeno così è stato finchè lungimiranti orchestre non hanno deciso di recuperarla. Oltre a “Harry Potter” un altro esempio è stato, l’anno scorso, “Il Signore degli Anelli” eseguito dall’Orchestra laVerdi, che quest’anno tornerà a Roma eseguito dai musicisti dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Il maggior punto di forza dello spettacolo, che hanno fatto di “Harry Potter – il concerto” un successo preannunciato, è l’assoluta apertura ad ogni target di pubblico. Come il film, il “cinema acustico” è rivolto alle famiglie. Alla prima serata, il Teatro degli Arcimboldi era gremito da spettatori di tutte le età: c’erano bambini nati a fine anni 2000 così come signori di mezza età. I primi hanno magari potuto scoprire per la prima volta la potenza espressiva dell’orchestra, e i secondi la sinergia tra musica e cinema, la semiotica e l’ estetica che li lega.

Allo stesso modo, il mondo di Harry Potter, essendo come già detto una passione dell’infanzia ben radicata, è trasversale al gusto e alla personalità che si sviluppa successivamente. È perciò una cosa normale e auspicabile che persone dagli stili di vita diversi (sto immaginando un metallaro, un dandy e un tamarro) si possano trovare seduti vicini a condividere una passione che li accomuna e che costituisce un punto di contatto trasversale. Come amante della musica e come Potter-nazi, posso solo dire con somma banalità che assistere ad “Harry Potter e la Pietra Filosofale – il concerto” è stata un’esperienza magica.

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Leonardo Parisi
Leonardo Parisi
Nato a Sesto San Giovanni, acido come più non si può. Appassionato di cinema e sushi (ma non mischiati insieme), suono il basso elettrico e cado spesso vittima della "regola dell'amico" di Pezzali.

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