Avanti per la mia strada. Il ritorno del vincitore di #TVOI2015 FABIO CURTO con “Via di Qua” – INTERVISTA

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Avanti per la mia strada. Il ritorno del vincitore di #TVOI2015 FABIO CURTO con “Via di Qua” – INTERVISTA

Fabio Curto

Perché a volte è così: bisogna tornare indietro per andare avanti. Quello che più o meno è successo a Fabio Curto, il cantautore nativo calabrese che con il suo timbro carismatico e la sua fidata chitarra nel 2015 aveva stregato il grande pubblico guadagnandosi il primo posto a The Voice of Italy. Un artista che si è formato alla grande accademia che è la strada. Poi lo “sbarco” in tv per partecipare al talent, un Ep con Universal e a seguire due anni di “profilo basso” sino a questo 2017. Oggi Fabio Curto è pronto a tornare e a ripartire dalle origini andando avanti per la sua strada.

Dal 14 aprile è in rotazione radiofonica “Via da qua (Marasco Comunicazione/Believe Digital), il suo nuovo inedito. Un bel brano folk carico di tanta energia sin dai primi giri di chitarra, in cui Curto – rinomato polistrumentista – insieme a Simone Bertolotti (suoi gli arrangiamenti del singolo e la produzione) si diverte ad arricchire il sound con le note di un buzuki irlandese e di una più calabrese tammorra. Fabio Curto

Cosa è successo al cantautore negli ultimi 2 anni di assenza dalle grandi scene? Di certo non è stato con le mani in mano, rilasciando nel 2016 un Ep autoprodotto con 4 tracce in inglese dal sapore folkeggiante. Ma per scoprire cos’altro gli sia accaduto basterebbe ascoltare “Via da qua”: è nel singolo che Curto racconta in musica i suoi ultimi due anni. L’inedito è la premessa al nuovo album in arrivo. Ancora presto per parlare di data di uscita, Curto sta lavorando al progetto con calma, liberandosi di quel “vivere di fretta” di cui canta in “Via da qua”. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo per scoprire qualcosa in più sul suo percorso a cavallo tra passato e futuro. Ecco cosa ci ha raccontato!

Fabio, il tuo percorso artistico – almeno sinora – lo hai vissuto un po’ come se fosse un viaggio con in mano un biglietto di andata e ritorno: dalla strada alla tv per poi tornare alla strada. Pesiamo entrambe le tappe: cosa insegna la strada che da una vetrina televisiva non si può imparare e, viceversa, cosa insegna la tv che dalla strada non si può apprendere?

La strada insegna l’umiltà necessaria per coltivare questo mestiere sempre che come intento ci sia quello di fare musica nel tentativo di donare noi stessi con le nostre fragilità e i nostri punti di forza agli ascoltatori. In strada la musica si fa per esigenza e appagamento personale, non per diventare famosi. Se questo poi accade ben venga. Dalla tv si impara molto del “lato b” di questo mestiere quando sottoposto alla massa. Il “lato b” è costituito da mille sfaccettature delle quali difficilmente si viene a conoscenza se non stai un po’ sulla giostra. Mi ha insegnato a sintetizzare le mie qualità, a esporle in un minuto e trenta ad esempio, un altro modo per dire che bisogna sempre trovarsi pronti.

Il tuo ultimo inedito, “Via da qua”, parla di cosa ti è successo nei due anni che dalla vittoria a The Voice of Italy ti hanno portato sino a questo nuovo singolo. Ricollegandomi al testo, mi viene da chiederti: qual è “l’altra via” alternativa al “patto” che forse sarebbe stato meglio non firmare?

Non si torna indietro e generalmente se prendo un accordo lo difendo con tutte le mie energie per correttezza. L’altra via potrebbe essere non il main streaming ma piuttosto una statale con paesaggi più curiosi e variopinti, più scomoda certo e anche più lunga, ma mi godo sempre il viaggio sui treni regionali.

“Via da qua” è il primo passo verso il nuovo album. Anche se tutto è ancora in fase embrionale puoi “spoilerarci” qualcosina?

Sto lavorando molto sul sound, anche insieme alla band e a Simone Bertolotti. Uscirà sicuramente un secondo singolo e poi, con calma, l’album.

“Via da qua” è un pezzo bello ricco a livello sonoro. Si sentono anche il buzuki irlandese e la più calabrese tammorra. Hai intenzione di arricchire il prossimo album con altri strumenti?

Sono un po’ ingestibile dal punto di vista creativo quindi spesso ho bisogno di un freno altrimenti potrei comporre 12 brani che sembrano di 12 artisti diversi, utilizzando strumenti impensabili, ma non voglio troppo fuorviare il mio pubblico sebbene mi conosca per questa eccentricità/curiosità nell’approcciarmi ai suoni. Quindi sì, è possibile che si sentirà qualche strumento particolare anche nei prossimi pezzi.

Guardandoti indietro, qual è il maggior rimpianto che hai e guardando avanti, invece, qual è il rimorso che non vorresti mai avere?

Non ho rimpianti al momento, ma sicuramente non vorrei mai mollare qualcosa in cui credo senza essere convinto di aver dato il massimo per difenderla.

Link utili: www.fabiocurto.itwww.facebook.com/fabiocurtopage

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