“JAZZ&REMO IL FESTIVAL” GLI EVERGREEN DI SANREMO COME MAI LI ABBIAMO ASCOLTATI INTERVISTA AL M° BRUNO SANTORI

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“JAZZ&REMO IL FESTIVAL” GLI EVERGREEN DI SANREMO COME MAI LI ABBIAMO ASCOLTATI INTERVISTA AL M° BRUNO SANTORI

I più grandi successi del tempio della musica leggera italiana si tingono di jazz in “Jazz&remo il Festival”, l’album con cui il Bruno Santori Quartet omaggia la più grande kermesse canora della patria del belcanto. Un’intuizione originale, una sfida audace: uscire dalla “comfort zone” della cover emulativa per trovare una veste del tutto nuova ad alcune delle hit intramontabili del Festival di Sanremo. Chi meglio del M° Bruno Santori, veterano della kermesse, avrebbe potuto raccoglierla?

Sua l’idea del disco e del format omonimo. Accanto a lui e al suo inseparabile pianoforte, tre grandi professionisti: due eccellenze del jazz italiano come Fabio Crespiatico (al basso elettrico) e Stefano Bertoli (alla batteria) e tutta la leggiadra eleganza dell’interpretazione canora di Giulia Pugliese. Con “Jazz&remo il Festival” il M° Bruno Santori celebra i 40 anni dalla sua prima partecipazione alla kermesse di cui è stato direttore d’orchestra e direttore musicale – alla 59^ edizione condotta da Paolo Bonolis -, oltre che direttore artistico di Area Sanremo. Undici brani tra prime volte sul palco dell’Ariston, medaglie d’oro e non, premi della critica e pezzi che hanno lasciato un’impronta inscalfibile nella memoria della discografia italiana. Santori vi si avvicina con grazia, trovandone una versione del tutto originale nell’inaspettata veste jazz. Trasforma gli undici evergreen pur senza snaturarli e intaccarne la sacralità, complice la maestria del suo fidato trio. Pochi giorni fa abbiamo avuto il piacere di intervistare il M° Santori, ecco cosa ci ha raccontato.

Maestro, “Jazz&remo il Festival” è il suo “atto d’amore” alla kermesse della Musica Italiana a cui è legato da quarant’anni. Posso chiederle qual è l’edizione che ricorda con particolare piacere e se ha un aneddoto da raccontarci in proposito?

La mia vita professionale è indubbiamente connotata dal Festival di Sanremo. Lo scorso anno erano i quarant’anni dal mio primo Festival, al quale partecipai con i Daniel Sentacruz Ensemble in veste di tastierista con il brano “Linda bella Linda“. Proprio per questo motivo ho voluto dedicare un mio personale tributo alla più importante kermesse canora italiana con un disco di undici brani significativi per questa grande manifestazione, pensando di dare loro una inedita veste jazz. È nato in me il desiderio di renderli intramontabili vestendoli in un diverso mood, togliendo loro i segni del tempo dati dalle sonorità delle varie epoche nelle quali  sono stati realizzati, ponendoli peraltro all’ascolto in una inedita dimensione, forse più elegante ed assolutamente inattesa.

In questo modo, queste grandi canzoni appaiono scevre dai loro usuali arrangiamenti e si presentano per quel che sono. All’ascolto non si possono più percepire le differenze delle sonorità tipiche delle epoche in cui state composte. Mi sono divertito per almeno quattro mesi a cambiar loro armonie ed accordi per poi, con i miei colleghi Stefano Bertoli, Fabio Crespiatico e Giulia Pugliese, dare ai pezzi sì nuove strutture ritmiche, ma con una melodia e vocalità assolutamente riconoscibili e nel totale rispetto per la canzone che la gente riconosce come tale.

Per quanto riguarda gli aneddoti ne avrei davvero molti da raccontare ma c’è una cosa che mi diverte da sempre far notare ed è che il nome “Ariston” è l’anagramma di “Santori”. Per quanto riguarda l’edizione che più ricordo con affetto è quella dove diressi la canzone “Signor Tenente” di Giorgio Faletti, che peraltro produssi insieme al suo intero album.

C’è qualche brano che è restato fuori dall’album ma avrebbe voluto inserire? E quale degli undici presenti è quello che ha più fortemente voluto al suo interno?

Uno in particolare c’è ed è “Grazie dei Fior” di Nilla Pizzi. Ma anche la stessa “Linda bella Linda” dei Sentacruz, “Cinque giorni” di Zarrillo e “Uomini soli” dei Pooh. Considero questo album un inizio che ad oggi è difficile dire dove ci porterà. Il brano tra gli undici realizzati nel disco che ho maggiormente voluto è “Adesso tu” di Ramazzotti. All’inizio mi appariva come il meno trasformabile in jazz, invece ora è uno di quelli che presenta le maggiori caratteristiche di estetica nera.

Mi ha incuriosita la cover del disco. La vista panoramica di New York mi ha fatto immaginare di ascoltare l’album suonato dal vivo in un bistrot tra il Village e l’Upper West Side. Qual è stata la sfida più grande “nel fare incontrare la Mecca della Musica Jazz con la Patria della Musica Leggera Italiana”?

La sfida in tal senso è quella di creare un ponte tra la musica nera americana e il nostro paese, che nella storia d’America ha significato così tanto. A noi sembra tutto così lontano, invece nel bene e nel male gli Italiani hanno influito molto nello sviluppo della più recente società d’oltre oceano. A me appare come un rimettere le cose in ordine e, quindi, dare loro una giusta collocazione e grandezza.

“Jazz&remo il Festival” è anche un format. Sono in cantiere altre collaborazioni con nuovi artisti?

In effetti è proprio un format. Al di sopra di tutto c’è la volontà di portare i grandi artisti italiani a collaborazioni jazzistiche di varia natura. Tutto nasce appunto dal desiderio di rendere jazz le grandi canzoni nostrane partendo dal Festival di Sanremo. Fino ad ora gli artisti che hanno “giocato” con i loro brani insieme a noi sono stati Michele Zarrillo, Fausto Leali e Roby Facchinetti, ma molti sono già in procinto di collaborare con il Bruno Santori Quartet e portare il loro repertorio in questa disciplina ed estetica musicale, riconsiderando le loro canzoni in una veste diversa e spesso divertente, oltre che affascinante e culturalmente alta.

Dei brani dell’ultimo Festival, quale le piacerebbe ri-arrangiare in chiave jazz?

Ce ne sono molti e anche quelli dei giovani oltre che a quelli dei big. Non voglio dare limiti a questo, mi aspetto collaborazioni assolutamente estreme e per nulla marchiate dal marketing che attualmente investe tutta la musica italiana togliendole spesso la libertà di potersi elevare come tale.

Domanda canonica di rito: “Sanremo è Sanremo, perché…?”

Perché l’Italia è l’Italia e Sanremo da sempre ne è lo specchio. Tattarattattarattà tà!

Di seguito la tracklist di “Jazz&remo il Festival”:E non finisce mica il cielo”; “Quello che le donne non dicono”; “E poi”; “Cambiare”; “Ancora”; “Adesso tu”; “Luce”; “Vacanze Romane”; “Il cuore è uno zingaro”; “Volare”; “Le mille bolle blu”.

Link utili: www.bs-quartet.it;  www.brunosantori.it; www.facebook.com/BrunoSantoriQuartet

 

 

 

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