Rag’n’bone Man a Milano: oltre a Human c’è molto di più

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Rag’n’bone Man a Milano: oltre a Human c’è molto di più

Rag’n’bone Man sembra il perfetto ritratto del grande gigante buono: quasi due metri di sorrisi, guance gonfie e sollevate per l’emozione e la gratitudine verso il suo pubblico.

Rory Graham, questo il suo vero nome, sale sul palco del Fabrique di Milano quasi a tradimento, se non fossero per le luci che si spengono e fanno presagire al pubblico l’inizio del concerto. Nessuna introduzione, nessun musicista prima di lui, anche perché un alto tendone nero nasconde l’intera band. Sale sul palco in silenzio, imbraccia la sua chitarra ed inizia a suonare. E a cantare davvero bene, una volta che ha carburato. Ha solo bisogno di due o tre canzoni per prendere confidenza con il pubblico, con Milano, con i musicisti che ci vengono rivelati già dal secondo brano quando il tendone nero crolla a terra.

Con The Fire regala la prima esibizione davvero convincente perché finalmente libera la sua voce: forte, profonda, rude. Una voce percorsa da tantissime vene diverse: quelle della dolcezza, quando canta Odetta, canzone dedicata alla figlia di un suo caro amico; quelle della malinconia, in brani come Lay my body down; quelle della serenità in As you are. Una sola voce su cui ha un totale controllo e con cui regala anche brevi incursioni di rap nelle sue canzoni, coerentemente con il suo background musicale che dà un’impronta importante anche agli arrangiamenti.

Il cuore del concerto è una serie di esibizioni ridotte all’osso, tanto che performa il suo ultimo singolo Skin in una versione acustica, accompagnato dal solo pianoforte. Si susseguono una serie di ballad molto toccanti, e l’atmosfera che si respira è quella che si potrebbe respirare a un concerto di Adele. È il primo a scherzarci su: Adesso basta con le canzoni tristi. La prossima è una felice. O almeno ha un messaggio positivo, ecco. E in effetti strappa sorrisi perché si cimenta in una canzone che di allegro e spensierato non ha molto. Il momento dell’energia arriva poco dopo quando si esibisce con la canzone che tutto il pubblico sta aspettando: Human. Scoppia a ridere quando noi tutti la cantiamo a gran voce, sul finale. Un’ora e venti di concerto appena che lascia con la voglia di sentire decisamente di più. Per il momento di accontentiamo di aver assistito alla nascita di un artista che è arrivato per rimanere, al contrario di quanto affermato da molti. Rag’n’bone Man non rimarrà il cantante di Human e basta, perché nel poco tempo di concerto che ci ha regalato, è stato in grado di puntare i riflettori su tutto il suo talento, e per chi c’è stato ieri sera, è stato chiaro che non è affatto poco. Anzi.

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Manuel Malavenda
Manuel Malavenda
A furia di raccontare le sue storie, un uomo diventa quelle storie. Ecco perché scrivo da sempre: per confondermi con le parole, immaginare cose che non si possono vedere e raccontare cose che si possono solo sentire. Come la musica. Ho una pagina Facebook dove parlo della bellezza, perché è di questo che dovremmo riempire le nostre vite: di bellezza.

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