#4Emergenti sui ROADHOUSE CROW la band dal gusto retro-rock con una marcia in più

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#4Emergenti sui ROADHOUSE CROW la band dal gusto retro-rock con una marcia in più

Roadhouse crow

Nostalgici degli anni ’70, delle atmosfere “sintetiche”, dei club con signorine pailletate in vestitini mini e uomini con camicie abbondanti su pantaloni troppo stretti, è arrivato anche per voi il momento di mettervi in ascolto su una nuova band che ha catturato l’attenzione di #4Emergenti, oggi sintonizzata sui frusinati Roadhouse CrowRoadhouse crow

Un gruppo giovane – ad aprile fategli gli auguri perché festeggiano il loro quarto compleanno come band! – ma che riesce a riportarci indietro di quasi mezzo secolo, come su una macchina del tempo immaginaria che carbura tanto rock psichedelico. Del resto, il nome scelto da Davide Romiri (voce e ritmica), Gordon Venice (chitarra e organo), Marco Revér (batteria e percussioni) ed Emilio Fiaschetti (basso e keyboards) per la loro formazione, non lascia dubbi: i riferimenti ad un determinato filone musicale, che sembra ormai tramontato, sono dichiarati ed espliciti. Roadhouse Crow come eco del “Roadhouse Blues” di Morrison. E dei Doors c’è tanto nei nostri #4Emergenti di oggi. Dall’intonazione con cui il frontman dei Roadhouse Crow interpreta i brani – e che ci riporta anche al buon Johnny Cash – alle movenze, dal look sino anche al font scelto per la cover della loro ultima release.

È ancora fresco di stampa, infatti, il secondo progetto discografico presentato dalla band, l’Ep omonimo “Roadhouse Crow”, uscito lo scorso 28 febbraio. Quattro brani che, stando a quanto rilasciato dai nostri musicisti “d’altri tempi”, contengono la summa di quella che è – e ha tutte le intenzioni di continuare ad essere – la loro identità musicale, con un tocco in più, una sfumatura di pop d’annata che – a quanto dicono – è entrata a far parte del loro DNA artistico nell’ultimo periodo.

Dicevamo: quattro brani nel loro secondo Ep. Quattro pezzi che sembrano tracciare la mappa immaginaria del viaggio che i Roadhouse Crow vogliono farci intraprendere attraversando il loro sound e tra i quali spunta anche un “Motels” che, volendo assecondare la nostra “ossessione” per i riferimenti, perlomeno nel titolo strizza l’occhio al “Morrison Hotel” doorsiano. “Ci piace dipingere visivamente questo progetto come un quadro che restituisce come immagine finale quella di un disco che, al termine del suo ascolto, lascia un ricordo di labbra salate e immagini mediterranee”, dichiarano i quattro. A noi l’impressione è stata piuttosto quella di un piacevole transfer verso gli anni immediatamente prima dell’era di Studio 54, verso quei ‘60/’70 “abitati” da capelloni, pantaloni slim e camicie a fantasia. Complici i giri di chitarra di Gordon Venice – un piccolo Santana in erba – sembra quasi di essere magicamente catapultati in quelle atmosfere che profumano di sigaretta e ti lasciano in bocca il sapore di un Jack liscio, mentre la puntina sul giradischi continua a suonare.

Ben fatto, Roadhouse Crow!

Per ascoltare la band dal vivo, le prossime due occasioni sono il 31 marzo ad Arpino (Bar Cicerone) e il 4 giugno a Borgo Quinzio (Gluck Pub).

Nome: Roadhouse Crow

Album: 2 Ep. “Harborleave Inn” (2015), “Roadhouse Crow” (2017)

Genere: rock psichedelico

Curiosità: sembra che ai Roadhouse Crow piaccia divertirsi con le auto-citazioni. All’occhio più attento non sfugge il dettaglio sull’etichetta della bottiglia inquadrata nel video di “London Love”, quello “Sugar Rain” che richiama il titolo del secondo inedito dell’Ep.

Da ascoltare quando: preferibilmente su un’amaca davanti al tramonto con un buon bicchiere di whisky accanto

Artisti simili: Doors, Johnny Cash, Jefferson Airplane, Tom Waits

Link utili: www.facebook.com/roadhousecrow

 

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