MOTTA, doppio sold out al Monk di Roma per festeggiare “La Fine dei Vent’Anni”

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MOTTA, doppio sold out al Monk di Roma per festeggiare “La Fine dei Vent’Anni”

Motta

La fine dei vent’anni, oltre ad essere un disastro, è un po’ come essere in ritardo: non devi sbagliare strada, non farti del male, e cercare parcheggio. E per onorare al meglio la titletrack e i miei 30 compleanni passati non potevo che recarmi al Monk di Roma sabato sera, dove Francesco Motta ha regalato a tutti i propri fan romani un concerto davvero bello, il secondo sold out in due serate romane.Motta

E’ un po’ come essere in ritardo dicevamo, così come l’inizio del live, o della carriera di Motta, uscito “relativamente” tardi nel mercato discografico ma subito pronto a spiccare il volo con un album considerato all’unanimità uno dei più belli usciti in Italia nel 2016. Sul palco il pisano, oramai romano d’adozione, è un fiume in piena: salta, gioca con le percussioni, beve, non si ferma mai; un oceano di suoni che spaziano dalla new wave al post rock inglese degli anni ’90, con un’influenza chiara e riconoscibilissima del producer, quel Riccardo Sinigallia (presente anche sul palco per un’improvvisata) mai veramente valorizzato dal mondo musicale italiano.

Il concerto è un bellissimo flusso cognitivo di quasi un’ora e mezza, dove la forza dei testi e delle parole lascia spazio ad un ensemble mirabile di riff violenti e ipnotici: il repertorio è circoscritto certo, ma tutto l’album viene reso alla perfezione, con i pezzi forti urlati a squarciagola da un Monk pieno oltre misura. “Del tempo che passa la felicità“, “Prima o poi ci passerà“, “Sei bella davvero” (la più “sinigalliana”, come ammesso anche dal cantante che sul palco dichiara candidamente “senza di lui non sarebbe mai nata“), la malinconica “Abbiamo vinto un’altra guerra” e naturalmente “La fine dei vent’anni“.

Tra una birra, una citazione e qualche canzone dei Criminal Jokers (la stupenda “Fango“) si arriva con facilità all’una e mezza: il concerto è finito, i vent’anni pure. E ora c’è solo da attendere, e sperare che il prossimo album del cantante cresciuto con i The Zen Circus sia sulla falsa riga del primo. Chiaramente senza aspettare che finiscano anche i trent’anni.

 

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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