SAMUEL:“IL CODICE DELLA BELLEZZA”. La nuova bellezza solista e i vecchi splendidi vizi di Samuel.

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SAMUEL:“IL CODICE DELLA BELLEZZA”. La nuova bellezza solista e i vecchi splendidi vizi di Samuel.

samuel

Dopo una lunga attesa arriva il primo lavoro solista di Samuel Romano ed esplode in tutta la sua meraviglia. Anticipato in settembre da “La risposta”, una delle hit più vendute del 2016 (la quale non aveva stupito chi scrive), seguita da “Rabbia” (se possibile ancor più vincente del primo singolo estratto, oltre che più in linea con le aspettative dei fan dei Subsonica), lanciato da “Vedrai” a Sanremo 2017, finalmente arriva “Il Codice della Bellezza”.
Il frontman dei Subsonica ha lavorato tanto, ha spinto nell’immaginario generale la sua prima fatica senza Boosta e compagni a forza di promo, ma il risultato è un album completo, piacevole, capace di variare e coinvolgere, uno splendido mix di innovazione e vecchie abitudini del musicista torinese. Samuel ha voluto spiegare il suo concetto di bellezza, esplorandola nella sua essenza a forza di sentimenti ed emozioni. L’Amore è il tema dominante di un album molto intimo, capace di esprimere contemporaneamente sofferenza, speranza e pragmatismo. L’artista si mostra in tutta la sua maturità umana e musicale, i testi sono diretti, asciutti, coinvolgenti, utilizza meno virtuosismi linguistici rispetto al solito e s’infila nell’anima dell’ascoltatore, lasciando che faccia proprie le storie raccontate da questo disco. Lo stile non è univoco, se “La risposta” aveva tutti i tratti fisiologici del tormentone (non entusiasmante, ma certamente molto più che efficace come primo singolo estratto), il resto dell’album spazia fra i generi, senza abbandonare l’anima elettronica che è forte in Samuel, ma lavorando molto con il Pop.

Ci si sarebbe aspettati qualcosa di più deep (l’album è molto distante dalla versione techno che ci ha mostrato in passato, salvo qualche sprazzo di sottofondo), ma il risultato è così equilibrato, così sonoricamente confortante da non lasciare rimpianti. C’è tanto acustico nella prima bellezza di Samuel, tanto lavoro analogico, combinato in maniera egregia con quel tocco di digitale che non poteva mancare, la sintesi è “Più di tutto”, uno dei pezzi meglio riusciti dell’album, capace di muovere l’ascoltatore al suono di chitarra, con un’influenza fortemente 90’s (come “Il treno”). Si sente molto il tocco di Lorenzo Jovanotti (definito dallo stesso Samuel come un “fratello maggiore musicale”) che ha collaborato a cinque dei quattordici pezzi dell’album, mettendoci anche la voce in “Voleva un’anima”,. Samuel si lascia influenzare dalla tante esperienze musicali che ha maturato in questi anni, ci presenta un lavoro che riesce a rappresentarlo, a mostrarcelo sotto la nuova veste di solista, senza perdere gli splendidi vecchi vizi che ce l’hanno fatto amare con i suoi Subsonica. Su tutte, “Dea” ricalca forte le sonorità che abbiamo apprezzato in “Microchip Emozionale”, l’album che ha lanciato il gruppo torinese di fronte al grande pubblico e che più li sembra rappresentare ancora oggi. Non sembra un caso la scelta di far uscire l’album dopo l’apparizione nella città dei fiori con una canzone poco sanremese, sarà scaramanzia, marketing o semplice coincidenza, ma il parallelo con “Tutti i miei sbagli” viene troppo facile, così come l’idea che questo album possa avere le stesse fortune.

Ecco il video del singolo “Rabbia”

A cura di Emiliano Cuppone

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