Sette Volte Un Uomo. Intervista a Enrico Sortino

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Sette Volte Un Uomo. Intervista a Enrico Sortino

In occasione della ripubblicazione e vendita on line del libro “Sette Volte Un Uomo”, edito da Ilmiolibro, abbiamo incontrato l’autore Enrico Sortino. Ecco quello che ci ha raccontato 😉

Ciao Enrico, da dove nasce “Sette Volte Un Uomo”? Da dove trae ispirazione?

Sette volte un uomo nasce da una profonda crisi di natura sociale, politica e religiosa che è maturata negli anni e che ha trovato sfogo nell’atto della scrittura.

Nasce anche dalla volontà di scrivere uno spettacolo musicale sul tema dei sette peccati capitali, per l’appunto, che, nella difficoltà di stesura su partitura musicale, ha preso vita come un racconto.

Non credevo che sarebbe venuto fuori un libro! A racconto finito, casualmente, ho partecipato e vinto un concorso editoriale (Talents Tales) e tutto ha preso vita inaspettatamente.

L’ispirazione è arrivata dal senso di sofferenza che ho provato nel comprendere quanto mi sentissi schiavo del sistema, illuso da una libertà che provava a schiacciarmi, faccia a terra, verso il suolo.

Qualunque credo, ogni scelta apparentemente libera, al contrario, è obbligata dallo stato sociale in cui viviamo. Crediamo in quello che vediamo, che sentiamo dire, desideriamo quello che il sistema lascia apparire magico ai nostri occhi, illudendoci che sia il meglio a cui possiamo ambire.

Ci illudiamo di essere consapevoli mentre viviamo come schiavi.

Nel libro rifletti su quanto l’uomo moderno, di fatto, non abbia il tanto auspicato libero arbitrio, piuttosto sembra essere influenzato dalle convenzioni e da una sorta di omologazione sociale. Tu quanto ti senti libero? Da “animali sociali”, come pensi dovremmo evolvere il nostro pensiero, pur di essere felici?

Libero arbitrio è una parola grossa: a meno che non si scelga di togliersi la vita, siamo assoggettati dalla realtà che tende ad illudere i nostri occhi. Le cose appaiono come non sono e tendiamo alla disperazione e all’affanno. Credo che solo l’amore possa salvarci. Purtroppo percepisco quanto la tendenza collettiva sia quella di soffocare i sentimenti per dare spazio a un’esistenza apparente. L’insofferenza verso l’ingiusto, quel senso d’insoddisfazione costante, la necessità di apparire migliori di quanto non siamo forse, di mostrarsi perfetti agli occhi del mondo; quel mondo che sta involvendo dentro noi stessi, contro l’uomo che crea e distrugge ogni cosa.

Nel libro il personaggio protagonista si risveglia dal torpore della vita e inizia a vedere le cose da un punto di vista differente, non regge più la verità e corre incontro alla fine, rischiando di perdersi nei suoi stessi pensieri.

Si! Mi sento un uomo libero! Ma cos’è la libertà? Realtà o illusione? Ci illudiamo di essere liberi rincorrendoci da una parte all’altra, dentro questa enorme gabbia che chiamiamo vita.

Credo davvero che noi “animali sociali” dovremmo stare più in ascolto tra noi, sentire con il corpo, ascoltare il nostro reale istinto nel rispetto degli altri. Dovremmo protendere al bene: ‘perché al bene ritorna sempre il bene’.

Rispondere alla vita con un sorriso, non perdere tempo con il superfluo, fare quello che ci rende felici. Contro tutto.

L’idea logorante di un peccato originale che fomenta un costante senso di colpa” sembra essere per te un tema caro, presente anche nella drammaturgia teatrale di Vuccirìa Teatro. Ci hai detto anche che l’intenzione è quella di adattare il libro per un musical. Ci sembra dunque che tu riesca ad attingere a varie manifestazioni d’arte per esprimerti. Come “metti ordine” in queste varie espressioni artistiche? Cosa ti muove?

Sul senso di colpa credo che potrei iniziare a scrivere un altro libro. Tutti noi abbiamo un problema con l’educazione che riceviamo: da principio crediamo a tutto quello che ci insegna la nostra famiglia, che ci impartiscono i nostri insegnanti; poi capita che qualcuno si risvegli. In quel momento iniziano i problemi. Ci lasciamo assalire dal senso d’inadeguatezza, improvvisamente diventiamo ‘diversi’, scomodi, fuori luogo agli occhi del mondo. E ci sentiamo in colpa.

Di chi è la colpa in fondo? Non posso e non saprei rispondere.

Credo che l’arte sia un modo efficace per esprimersi, indipendentemente dalla forma. Nell’arte non c’è un ordine ma un rigore.

Nel mio personale percorso artistico, che comprende la scrittura, il teatro, la musica e il movimento, ho sviluppato la consapevolezza di vivere l’arte dentro il ‘verbo’, offerto a nostra disposizione come il più potente e pericoloso strumento emotivo, tanto efficace quanto limitante.Osservare attraverso il cuore per mezzo degli occhi. Generare un’emozione fecondata dagli occhi degli altri; dal dolore, dal piacere. Da un tavolo spezzato o un buio di scena.Sono innamorato della vita e totalmente attratto dalla forza della comunicazione (verbale e non verbale); sento la necessità di sperimentare, perfezionare e approfondire la tematica dell’interazione tra il gesto e la parola, arricchiti dalla musica, volti alla ricerca di quella verità, di quel messaggio a cui il pubblico si affida: limitandolo, esasperandolo, sopprimendolo, per farlo esplodere.

Mi muove l’assenza di risposte definitive e l’enorme voglia di conoscere tutto.

Fino a che punto si può indagare dentro noi stessi? Qual è il limite estremo?

Sapere cosa ci rende felici, dà la forza di lottare per raggiungere un obiettivo.

Grazie!

Il dramma dell’esistenza. Il confronto diretto dell’uomo rispetto all’assoluto, in rapporto a se stesso. La società che plasma subdolamente l’intelletto umano tramite le leggi che ha creato, per e contro sé. L’idea logorante di un peccato originale che fomenta un costante senso di colpa, che circonda l’intera umanità, che schiaccia la vita contro il suolo al fine di ricordare che si appartiene a questo mondo e a nessun altro. “Sette volte un uomo” perché, dietro la maschera dei sette peccati capitali, ogni individuo può manifestare la propria autentica verità, priva di veli o di ipocrite bugie: perché dietro l’icona di un errore, che svela la vera indole di ogni singolare personalità, l’uomo avrà una reale possibilità di esistere, senza menzogne, senza costrizioni. La storia di un uomo che prende sette volte in mano la propria vita, perdendone il controllo. Senza fiato. D’un tratto.

 

È possibile ordinare il libro di Enrico, “Sette Volte Un Uomo” sul sito della Feltrinelli.

 

 

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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