“Il mondo che conosco e in cui mi riconosco”: la casa di Dario Brunori

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“Il mondo che conosco e in cui mi riconosco”: la casa di Dario Brunori

di Rossella Savojardo

Dopo tre anni, Brunori Sas ritorna, con il quarto album dal titolo “A casa tutto bene”, in uscita a gennaio 2017.

Quello che questa volta ci propone l’autore, è un disco nuovo, più complesso , forse un disco più serio, pieno di novità e totalmente calato nei nostri giorni. Con questo nuovo album, Brunori Sas infatti affronta di petto alcuni argomenti attuali, sforzandosi di comprendere la realtà che lo circonda, nonostante questa gli appaia spaventosa e indecifrabile. I veri elementi di novità sono la stratificazione e i numerosi dialoghi presenti all’interno delle canzoni, che sembrano lasciar parlare direttamente un’umanità che l’autore riconosce estranea a lui stesso. Dai ritmi della campagna calabrese, ai suoni più freddi e sintetici della metropoli, Brunori Sas cerca di trovare l’equilibrio tra la descrizione di due mondi apparentemente vicini ma in realtà molto lontani.

Le sue le definisce “canzoni domestiche di un uomo adulto che desidera affrontare il mondo fuori, anche se tutto questo lo spaventa ancora come un

bambino”.
Paura. Spaesamento. Amarezza.

Ecco i temi chiave del nuovo album di Dario Brunori.

L’amarezza di vivere in una società in cui spesso non ci riconosciamo, lo spaesamento delle “ generazioni di mezzo” cresciute in una dimensione e scaraventate in un’altra del tutto diversa e apparentemente priva di riferimenti, la necessità di affrontare le paure quotidiane.

E quale miglior rifugio da tutto questo se non CASA?

“E’ proprio da questo che nasce “A casa tutto bene” – afferma l’autore – dall’attrito fra la necessità di uscire di casa e la naturale tendenza al rifugio domestico”. Ma la casa di cui ci parla Dario Brunori non è solo quella in cui vive, ma è quella sfera di emozioni e sensazioni che lo fanno star bene, che non lo turbano e che lo preservano dal mondo esterno.

Tutto ciò è trasformato in musica da Brunori Sas insieme alla sua band e alla produzione artistica di Taketo Gohara che ha avuto un ruolo incisivo nella produzione del disco. Tutti insieme hanno creato un suono profondo, complesso, che si scinde tra suonate live e da sala studio.

Tra le 12 tracce dell’album quella in cui l’autore dice sentirsi più rappresentato è “Il costume da Torero”, un brano in cui contrastano la visione scoraggiante della realtà e la necessità di creare sempre nuove illusioni. Una lotta simbolica tra adulti e bambini che in coro terminano cantando “ la realtà è una merda ma non finisce qua”.

Un disco di canzoni prodotte più col cuore che con la testa, un disco pieno di interrogativi ma mancante di risposte, un disco colmo di paure ma esente di soluzioni, un disco che non rappresenta solo Dario Brunori ma forse tutti noi.

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