Sam Shepherd – Floating Points al RNY di Roma

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Sam Shepherd – Floating Points al RNY di Roma

In una notte capitolina, fredda ma non troppo, come del resto tutto questo strano inverno 2016, mi imbatto in un evento che recita in line up la presenza di Floating Points.

Sam Shepherd per l’appunto, ai più conosciuto con il nome di Floating Points, è uscito alla ribalta della scena elettronica grazie a diversi Ep nei quali ha cristallizzato un suono estremamente maturo e caldo e il 17 dicembre ha infiammato la notte romana esibendosi in uno dei locali più controversi e alternativi di Roma, l’ex dogana, grazie all’organizzazione RNY.

Ormai sinonimo di qualità, Floatings Point Sam Shepherd ha raccolto il testimone della coppia di amici e colleghi formata da Four Tet e Caribou come prosecutore di un approccio elettronico immaginifico e dance. Una commistione fatta di eleganti astrazioni eterodosse,di consapevolezza delle più fresche ed appassionate correnti UK house (lato Future Garage) di inizio anni ’10, e di maturazione di certe visioni caleidoscopiche dell’hip hop di Flying Lotus, elementi chill à la St. Germain e misurate profondità dub di scuola Sound System.

La cosa che mi stupisce, è che nel 2016 la capitale ha ospitato artisti dello scenario europeo del calibro di Sven Vath, Michel Jarre, Moderat, Appart, Klinglande e così via e mi sono chiesto, come mai questo fermento hipster alla soho londinese stesse finalmente invadendo il centr’italia.

Per rispondere al quesito ho chiesto l’aiuto a Max Strike uno degli organizzatori del concerto/evento di cui Sam Shepherd è stata la guest.

Max Strike è l’ideatore del format Rock’n Yolk- RNY, dopo aver accresciuto le sue competenze lavorando per dieci anni nella nightlife romana, collaborando con le realtà più significative del momento, Max decide di realizzare qualcosa di diverso, con l’intento di creare un’alternativa, un party che accontentasse una fascia di pubblico restia al classico club ma più frequentatrice di concerti. Un Melting Pot che ricorda molto i club londinesi degli anni 80, o il fermento musicale disco delle New York di Dave Mancuso.

RNY oggi è uno dei punti di ritrovo per gli amanti della musica elettronica a 360 gradi, dopo quattro meravigliosi anni presso il club Vicious, l’organizzazione è approdata al Lanificio159 e alla Ex Dogana dove la fantasia degli organizzatori e la qualità dei suoi collaboratori hanno dato vita a veri e propri concerti-evento.

È assolutamente possibile creare un percorso artistico vero e forte, l’importante è essere coerenti e fare delle proprie idee qualcosa di riconoscibile. In questo modo il pubblico non avrà dubbi se seguirti o meno, indipendentemente da Floting Points.

Scambio due battute al volo con Max, perchè alcuni punti di questo “movimento”elettronico notturno non mi sono chiari.

Spesso mi sono trovato a dover dividere la redazione perchè la stessa sera i locali romani, anzichè armonizzare l’offerta artistica proponevano Guest di primo ordine in contemporanea. Questa concorrenza ammazza un pò l’arte non trovi Max?

È un problema di mercato: finché ci sono i mezzi per sostenere la concorrenza, è giusto e legittimo che chiunque faccia la sua proposta. Mica ce lo impone il dottore di organizzare eventi!

L’unica e formidabile soluzione sarebbe creare un dialogo costruttivo tra tutti i club della nightlife romana costruendo un calendario che con logica eviti concorrenza pericolose, ma purtroppo tutto ciò rimarrà solo una mia assurda fantasia.  

E non trovi quantomeno curioso che si confonda ancora il clubbing con l’organizzazione eventi musicali. Tu oggi hai creato un ibrido come RNY cosa ne pensi?

La differenza può essere più o meno sottile, quella reale è tra chi fa un continuativo e va ha produrre una programmazione settimanale in venue più raccolte rispetto chi come noi organizza eventi con meno continuità ma andando a battere su un bacino più ampio in location alternative. Comunque sia non si nasce organizzatori di eventi, lo si diventa solo dopo tanta esperienza come Pr e vivendo notte per notte il clubbing.  E se oggi ho fatto degli eventi il mio lavoro è perché non ho mai smesso di fare pubbliche relazioni, anzi…

Serafico e pungente, Max non ci mette molto a convincermi che il suo percorso è frutto di un passato come PR e organizzatore, che oggi mette a frutto creando questi Melting Pot briosi e innovativi per la scena romana.

Promettendo di rivederlo al più presto per una corposa chiacchierata, mi avvio al centro della location pervaso dalle note di Sam Shepherd; un suono immobile e cristallino, quasi fuori dal tempo. E’ riconoscibile l’approccio elettronico minimalista e vagamente sinfonico, e diventano centrali le distensive visioni ambientali catartiche e poco asettiche , diciamo un Philip Glass intrecciato con un Brian Eno, il tutto sempre innervato da una sensibilità squisitamente jazz evidente.

Insomma, l’Ex Dogana ai miei occhi diventa il Berghain di Berlino, l’antica dimora della musica elettronica per eccellenza, dove la commistione tra concerto e clubbing non era un vezzeggiativo o un sinonimo di poca trasparenza e coerenza di idee, ma un valore aggiunto. La musica là, diventava un tuttuno con la gente, che la esperiva e la sperimentava sulla propria pelle, beh.. per una notte il Berghain non era tanto distante, era al centro di Roma e 2000 persone potranno confermare le mie parole.

 

Crediti Foto : Fabio Germinario

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Valentino Cuzzeri
Valentino Cuzzeri
Appassionato delle potenzialità dei nuovi media e la loro scientifica misurabilità, intraprende una carriera accademica incentrata sul Digital World. Fermamente convinto che il web rappresenti la nuova frontiera nell’ambito della comunicazione e dei Brand, inizia la propria esperienza lavorativa collaborando come consulente con alcune delle più grandi agenzie di comunicazione e marketing non convenzionale.

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