Costellazioni di Nick Payne al Teatro dell’Orologio

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Costellazioni di Nick Payne al Teatro dell’Orologio

Nel 1957 il matematico e fisico Hugh Everett III teorizzò la cosiddetta “Interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica“: un’affascinante teoria secondo cui esistono molti universi paralleli, in cui, di fatto, avvengono tutte le cose che nel nostro mondo mancano di realizzarsi. É così che ogni scelta, ogni esperienza, ogni incontro non sono univoci, bensì prendono infinite diramazioni, tutte reali, esistenti simultaneamente in più universi. Va da sé che anche noi, siamo infiniti e piccolissimi, agglomerati di particelle governati dal caso.

É partendo da questo assunto che Nick Payne, drammaturgo inglese, indaga il sentimento umano per eccellenza, l’Amore, quello che – per dirla con Dante – “move il sole e l’altre stelle“.

Orlando e Marianna – apicoltore lui, ricercatrice nel campo della cosmologia quantistica lei – se si eccettuano le inusuali occupazioni, sono due ragazzi comuni, in cui dunque è facile identificarsi. Lei divertente e volitiva, dal piglio deciso e un’inaspettata tenerezza, lui più schivo e semplice. Oppure è Mary quella riservata, lui il più audace; difficile delineare i tratti di personaggi che si muovono in una drammaturgia aperta, infinita come le possibilità del caso: ogni scena, ogni tappa di questa storia d’amore è interpretata più volte e in molteplici modi, a volte con differenze sostanziali che cambiano il corso degli eventi, altre con impercettibili sfumature di toni e gestualità.

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La pièce copre un arco temporale molto lungo e gode di digressioni e salti, i quali però, non salvano il testo da una certa ripetitività che rischia di annoiare lo spettatore, in grado dunque di prevedere lo sviluppo degli eventi, soprattutto da metà dello spettacolo in poi, quando tutti i momenti salienti della relazione sono stati svelati.

Se dapprima si ride molto, ritrovando nei due interpreti, i bravi Jacopo Venturiero e Aurora Peres, quella familiarità dovuta alla mise en scene di personaggi e situazioni confortevolmente ordinari; nel suo prosieguo subentra invece il senso di smarrimento dovuto all’accostamento a tematiche importanti e tragiche quali la malattia e la morte.

In uno spettacolo in cui a essere in scena sono le infinite possibilità del caso, è quasi impossibile imporre un finale che non sia frutto di una scelta arbitraria. Sono sicura che ogni spettatore avrà preferito credere ad un epilogo piuttosto che a un altro, il punto però è che Costellazioni è uno spettacolo imperfetto ma affascinante, in grado di sminuire il senso della vita e, proprio per questo, elevare il sentimento e il modo in cui scegliamo di porci con l’altro su un piano che molto spesso viene tralasciato: la scelta ove possibile di stringersi l’un l’altra e guardare avanti.

Costellazioni è stato in scena al Teatro dell’Orologio fino al 20 Novembre con la regia di Silvio Peroni, scene e costumi Marta Crisolini Malatesta, disegno luci Valerio Tiberi, produzione Khora.Teatro.

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Alice Ungaro
Alice Ungaro
Gravita nel mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo sin da piccola, manifestando capacità organizzative e di leadership che la conducono velocemente dall’altro lato della camera. Fermamente convinta che lavorare con passione sia l’unico modo di lavorare, ha fatto dei suoi interessi il suo “core business” specializzandosi nell’organizzazione eventi e nella comunicazione.

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