Boosta e “La Stanza Intelligente” della musica italiana [RECENSIONE]

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Boosta e “La Stanza Intelligente” della musica italiana [RECENSIONE]

La-stanza-intelligente-album-cover-Boosta“1993” ci ha introdotto ne “La stanza intelligente” di Davide Dileo, a.k.a. Boosta, album uscito lo scorso 28 ottobre. Il soggiorno in questo spazio musicale quasi privato è stato piacevole, morbido e stupefacente come il primo singolo estratto aveva lasciato intendere. L’album dell’artista torinese è completo, intimo, mette a nudo l’anima di Boosta in tutte le sue sfaccettature musicali. “La stanza intelligente” spazia fra più generi, meno elettronico di quello che ci si aspetterebbe da un clubber, fortemente influenzato dal Funk (emblematica “Sulla strada” con la collaborazione di Nek), come dalle sonorità Indie Rock (“Come la neve” con Luca Carboni e “Ad altezza uomo” con Briga), per sforare in derive Soul (splendide ne “Il mio compleanno” con Raf), senza dimenticare un pizzico di ‘80s (sintetizzato ne “La conversazione di noi due” con Enrico Ruggeri). Scopriamo la reale vena musicale di questo artista completo, capace di cantare, lui che cantante non è, senza mai forzare, facendosi accompagnare dai tanti amici che con lui hanno collaborato a questo album (oltre ai sopracitati, compaiono Giuliano Palma, Malika Ayane, Cosmo e Marco Mengoni), bravissimi nel mettersi al servizio dell’album spesso modificando il loro modo d’interpretare e lasciando a bocca aperta.

Il risultato della prima fatica discografica solista di Boosta è coinvolgente, ci mette in contatto con il musicista, il quale non ha nessuna paura di mettere in piazza gusti musicali che sanno discostarsi da quanto avevamo sentito con i Subsonica, ricordando quanto fatto dai Daft Punk con “Random Access Memories” (senza ombra di dubbio uno degli album più sconvolgenti e meglio riusciti degli ultimi anni). Il viaggio è variegato, cambia rapidamente scenario musicale senza scossoni da montagne russe, dolce e morbido nel susseguirsi di produzioni differenti fra loro, ma ben legate da un filo invisibile di pregiatissima qualità. Le note scivolano fluide nelle orecchie, senza alcun attrito, questo album è materia liquida che investe l’ascoltatore senza inzupparlo di beats, ma accarezzandolo delicatamente con la brezza di note leggere ed equilibrate.

Boosta 1993Le radici elettroniche di Boosta emergono solo a tratti, le ritroviamo soprattutto in “Mezzo uomo” (che ricorda molto le produzioni dei primi Bluvertigo), per poi comparire qui e lì nelle tracce seguenti, ma senza essere predominanti come ci si sarebbe aspettato. La cosa potrebbe destabilizzare i fan dei Subsonica, abituati ad una forte incidenza del beat nelle loro ultime produzioni, ma potrebbe aprire le porte de “La stanza intelligente” ad un pubblico molto vasto. Questo disco ha un’anima fortemente Pop che dà respiro internazionale ad una produzione italiana, è un ottimo mix di generi ed influenze musicali che guardano a Berlino come a Londra, pur integralmente cantato in un italiano ricercato che lascia spazio all’interpretazione dell’ascoltatore. Il titolo non mente, questo album è una stanza piena zeppa di note intelligentemente messe insieme per accogliere chi ha voglia di un arredamento musicale di grande qualità, un luogo di privata beatitudine che viene aperto al pubblico. Benvenuti ne “La stanza intelligente” della musica italiana.

A cura di Emiliano Cuppone

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