“Ognuno ha la sua stanza”: Boosta presenta il nuovo album “La stanza intelligente”

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“Ognuno ha la sua stanza”: Boosta presenta il nuovo album “La stanza intelligente”

Vi è mai capitato di trovarvi da soli in una stanza a voi cara? Magari quella in cui siete cresciuti, visitata un giorno di pioggia o durante una sera d’autunno. Sono quelli i momenti in cui ci si riscopre soli, docili fibre dell’universo, foglie, attimi di solitudine. Sono quelli i momenti in cui realizzi che “il tempo ci ha cambiati un po”, in cui sembra quasi che la stanza ti parli. E’ come diventare un’unica cosa, identificandosi con i libri appoggiati sullo scaffale, le foto appese al muro, le briciole di carta cadute per terra, le gocce di pioggia che lentamente corrono sul vetro della finestra. E alla fine si scopre che non si è mai soli: scoperta forse simile a quella che si fa con la musica, con i testi delle canzoni, con gli accordi, le melodie.

Davide Dileo, aka Boosta, nella sua personale stanza intelligente si scopre artigiano, scrittore, produttore, cantante, sognatore, aviatore, narratore. Come un architetto d’idee e di note fonde magistralmente il suo retroterra culturale con la sua passione musicale, proiettando l’ascoltatore in una stanza piena di ricordi e di velate allusioni. Una personalità poliedrica quella del tastierista dei Subsonica, che si rispecchia nei testi e nella musica dei 13 pezzi che compongono la tracklist. Emoziona quando nella serata di presentazione del suo primo disco “La stanza intelligente ” (in uscita il 28 di Ottobre) canta dal vivo alcuni di questi brani, nel contesto di una serata milanese di metà autunno, grigia, piena di pensieri e di preoccupazioni settimanali.

Boosta 1993Forse il brano che colpisce di più fra quelli cantati è quello che nel disco è interpretato assieme a Malika Ayane, pezzo che racchiude quella che si potrebbe definire, musicalmente, la poetica del Boosta compositore: la semplicità utilizzata per esprimere la complessità. “Noi”, una canzone impostata soltanto sul giro di DO per raccontare l’amore, quella componente umana che occupa pagine di libri, infiniti minuti di film, messaggi, voci, sguardi. Quello di Boosta è un minimalismo sonoro che non stanca e non tralascia i dettagli, un’armonia dove non pesa alcuna mancanza, dove il messaggio arriva direttamente. In fondo, “siamo noi che costruiamo castelli intorno a un seme”. Ed è forse questo il bello del raccontare in musica: la possibilità di non lasciare nessuno senza colonna sonora. Un album non soltanto da ascoltare, ma anche da capire, magari seduti, in quegli attimi di tempo che appaiono vuoti, da sorseggiare come un bicchiere di vino, da fumare come l’ultima sigaretta, con la stessa intensità, con la stesa illusione di dimenticare.

Ma cosa è rimasto in questo lavoro del tastierista dei Subsonica? Qualcosa. Tuttavia molto di nuovo è emerso. In un contesto dove l’unico con cui scendere a patti era il proprio ingegno intellettuale, Dileo si diverte come un bambino che in un pacchetto trova un pallone e ne rivendica il possesso. Decide lui chi gioca e chi non gioca, con quell’arroganza giusta di chi conosce cosa vuole nella vita. Invita nella sua stanza numerosi artisti, interpreti di generi diversi. Compaiono nomi emergenti della musica italiana, come Briga, fino ad arrivare a Enrico Ruggeri. Fra gli altri anche Cosmo, Nek, Giuliano Palma, Luca Carboni, Briga, Raf, Marco Mengoni e Diodato.

Non mancano, infine, le suggestioni e le piccole confessioni: che forse l’album doveva essere doppio, che forse nascerà qualcos’altro, che forse tra poco Boosta non sarà soltanto cantante e scrittore e produttore ma anche pilota di aerei.

 Milano è ancora grigia, durante un altra sera di fine ottobre. Forse è meglio tornare a casa, sedersi in poltrona e chiudersi ognuno nella propria stanza intelligente: quella senza confini fisici, luogo d’infanzia e d’armonia, di rabbia e delusione, dove ognuno racconta le sue storie e dove ognuno è ascoltato. In fondo, questo è il compito della musica: dare profondità alla vita, creare una via di fuga, indicare la strada che porta a un rifugio. “Il mondo è grande, ma in noi è profondo come il mare”, scriveva un grande poeta.

A cura di Andrea Migliorini

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