Il pianista Vittorio Mezza sul suo ultimo disco “Napoli Jazz Songs” INTERVISTA

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Il pianista Vittorio Mezza sul suo ultimo disco “Napoli Jazz Songs” INTERVISTA

Il 7 ottobre scorso è uscito Napoli Jazz Songs (Abeat Records), l’ultimo lavoro discografico del pianista Vittorio Mezza. Il disco è un omaggio in 11 tracce alla grande canzone napoletana, quella che Renato Carosone, Liberio Bovio, Gaetano Lama, Francesco Buongiovanni hanno consacrato alla storia come patrimonio dell’umanità, linguaggio melodico universale che non conosce confini territoriali né etnia, capace di arrivare dritta “alla pancia” di chiunque la ascolti.

vittorio mezzaProbabilmente è proprio il suo carattere universale ad aver reso la grande canzone napoletana una materia malleabile che oggi il virtuoso piano di Vittorio Mezza veste di strutture armonico-ritmiche tipiche del jazz con qualche nota blues. Operazione non facile perché il rischio, in casi come questo, è che ci si lasci prendere troppo la mano violando la “sacralità” di pietre miliari a cui bisognerebbe accostarsi con rispetto. Il pianista campano riesce, però, a superare la coraggiosa impresa senza snaturare i brani selezionati e conservandone integro il valore. Il pathos e l’emozione che trasudano dalle canzoni originali sono affidati in Napoli Jazz Songs alla voce di tre elementi: il pianoforte di Vittorio Mezza, il contrabbasso di George Koller e la batteria di Davide DiRenzo.

Tanto Canada e tanta America nel disco del pianista campano. Accanto a lui, infatti, due musicisti canadesi ed è Toronto la città in cui l’album è stato registrato. Il legame con gli States, invece, si gioca più sul piano dei contenuti che riportano alle orecchie dell’ascoltatore temi quali l’emigrazione e il “sogno americano” che negli ultimi tempi non mancano di una certa attualità. Il repertorio con cui si confronta il Vittorio Mezza Trio va dalla fine dell’Ottocento ai più recenti omaggi al Maestro Ennio Morricone e all’indimenticato Pino Daniele.

Abbiamo intervistato Vittorio Mezza per capire qualcosa in più sulla genesi di Napoli Jazz Songs. Ecco cosa ci ha risposto.

Vittorio, Napoli Jazz Songs è il tuo personale omaggio alla grande tradizione della canzone napoletana. Come nasce l’idea del disco?

Nasce dalla lungimiranza della mia amica e manager canadese Jadro Subic che ha avuto un’intuizione piuttosto chiara e precisa quando, proponendogli una selezione di brani rock che mi interessavano, mi rispose: “Ok, disco su Napoli!”. Per cui l’abbrivio lo devo a lei, io ovviamente ho colto la possibilità di realizzare qualcosa di nuovo per me, con repertorio che non avevo ancora considerato di registrare nella chiave del jazz trio.

Prendiamo in considerazione un brano fra tutti come Tu vuo fa l’americano che nel corso degli anni ha subito diverse reinterpretazioni, anche e perfino in chiave dance. Secondo te, con quale atteggiamento bisognerebbe accostarsi a pietre miliari della tradizione italiana come questa e che idea hai delle rivisitazioni che ne hanno fatto ultimamente?

Credo che non sia facile trovare un equilibrio tra il preservare “gli edifici sacri” della tradizione – come ho scritto nelle liner note del disco a proposito delle canzoni napoletane – e la ricerca di una nuova prospettiva contemporanea che contenga il senso del jazz, sia nel rispetto della natura stessa delle poesie-canzoni da un lato sia della musica di matrice afroamericana dall’altro. Perciò ho cercato un approccio vero, diverso da quello dei miei dischi precedenti, che rispecchiasse la mia idea del trio jazz oggi, ma in favore della fruibilità dell’ascoltatore e del non totale sradicamento del materiale di base. In questo il melos napoletano è stato di enorme aiuto.

Per quanto concerne le ultime rivisitazioni di Tu vuò fa’ l’americano, non posso dirti molto, dato che non credo di conoscerle a fondo. In ogni caso, abbiamo visto che quando si parla di canzoni come quelle napoletane, la malleabilità del materiale è talmente alta che, la rielaborazione stessa dipenderà da tantissimi fattori: dal sound specifico che si cerca, dal tipo di pubblico a cui esse sono destinate, etc… . Ecco dunque le innumerevoli versioni che oggi possiamo ascoltare in tutte le salse.

I brani che hai scelto per Napoli Jazz Songs in che modo ritieni possano essere considerati ancora attuali?

Le canzoni napoletane probabilmente non smetteranno mai di essere attuali, soprattutto per noi jazzisti che siamo alla continua ricerca di materiale (sia nuovo che vecchio) per esprimere la nostra creatività. Pertanto, le ho chiamate “Italian Jazz Standard” proprio perché ormai si pongono alla stregua del repertorio americano e detengono anch’esse la cosiddetta “funzione canovaccio”, potenziale magmatico per lo sviluppo di continue rotte percorribili – credo che questo avvenga anche con moltissime altre belle canzoni italiane. Dunque pare che siamo davanti ad uno dei casi in cui una forma artistica sopravviverà pienamente alla globalizzazione e all’era tecnologica.

Hai puntato su un repertorio classico, di cui gli esiti più recenti sono la soundtrack di Nuovo Cinema Paradiso e Quanno Chiove del compianto Pino Daniele. Cosa ne pensi dell’attuale canzone napoletana? Credi che ci siano ancora interpreti in grado di mantenere alto il suo valore?

La canzone napoletana ha dalla sua il fatto di bastare un po’ a se stessa, nel senso che, suscitando grandi emozioni ed essendo così famosa al grande pubblico, tutto sommato tende ad incanalarlo nel binario del consenso: quasi come se fosse il nucleo stesso della poesia e della musica a predominare sul carattere qualitativo e transitorio di qualsivoglia interpretazione. Certo l’interprete di livello può far sempre la differenza, intendo come approccio strutturale nuovo e caratterizzante – personalmente, non amo le cover.

Per quanto riguarda gli interpreti, francamente credo che il musicista e poeta Pino Daniele – senza nulla togliere agli altri, oltre al fatto di essere più vicino alla mia generazione – sia stato davvero unico in Italia e nel mondo, a tutt’oggi, nell’incomparabile sintesi tra il blues, il jazz, l’America (soprattutto del Sud) e Napoli, quel mascalzone latino!

Ti chiedo di chiudere gli occhi e provare ad immaginare di suonare uno dei brani di Napoli Jazz Songs facendoti accompagnare da uno degli interpreti che hai selezionato. Di quale canzone si tratterebbe, il tuo pianoforte quale artista accompagnerebbe e in quale dimensione da live?

E’ una domanda bellissima e difficile. Diciamo che per questioni storiche, alcuni autori appartengono addirittura all’Ottocento, certamente mi rapporto al mio passato più recente. Per cui se chiudo gli occhi mi vengono in mente le immagini di Carosone che, da bambino, rappresentava per me un altro pianeta, qualcosa di irraggiungibile sullo strumento oppure il grande Morricone, che però si colloca in un settore ovviamente non di matrice jazzistica. Forse un concerto live con l’uomo che ha creato il blues mediterraneo, su un grande palco, magari in una magnifica location, sarebbe il top!

Di seguito le tracce contenute in Napoli Jazz Songs: 1. Tu vuò fa’ l’americano, 2. Tammurriata nera, 3. Torna a Surriento, 4. Lacreme Napulitane, 5. Dicitencello vuje, 6. Quanno chiove, 7. Era de maggio, 8. Medeley poverty, Nuovo Cinema Paradiso, Tema d’amore, 9. Funiculì funiculà, 10. Voce ‘e notte, 11. Reginella.

Link utili:

www.vittoriomezza.com

www.abeatrecords.com

www.facebook.com/vittoriomezzaofficialpage

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