Fausto Leali racconta alla stampa il nuovo disco “Non solo Leali”

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Fausto Leali racconta alla stampa il nuovo disco “Non solo Leali”

I fuoriclasse, in qualunque campo, rimangono sempre tali, anche dopo anni. I piedi dei grandi calciatori mantengono sempre quello che in gergo viene chiamato “il tocco”, quella capacità di dare del tu al pallone. Le mani dei più celebri cestisti conservano sempre quella chirurgica precisione nel tiro, anche senza la divisa della propria squadra. Allo stesso modo anche i grandi cantanti mantengono sempre quello specifico timbro che li contraddistingue, quella caratteristica propria soltanto di una particolare voce.

Eppure è difficile che i grandi, quando la loro carriera ormai sembra non riuscire più a spiccare il volo come un tempo, tentino ancora, rischino di nuovo, ci provino. “E’ difficile trovare qualcuno in grado di mettersi realmente in gioco” confessa Enrico Ruggeri in uno dei video messaggi che introducono la conferenza stampa.

In quest’album, in uscita il 24 di Ottobre, Fausto Leali si presenta come un fuoriclasse voglioso di novità, senza tuttavia la volontà tradire la nostalgica emozione che lo contraddistingue. Manca, talvolta, quello che è stato il mondo della musica e della radio italiana: i nuovi gusti, le nuove tendenze. Eppure basta sentire l’attacco del duetto cantato assieme a Tony Hadley per capire come quello che nei calciatori è chiamato “il tocco”, in Leali sia ancora presente e vivo. Come afferma uno dei due curatori di questo lavoro, lo scopo era quello di non porre una data di scadenza al tutto, di creare un prodotto che non fosse soltanto nuovo ma moderno, una di quelle cose che con il tempo non invecchiano ma migliorano, come il vino, come i liquori pregiati.

Un album che nasce da una discussione in pizzeria, da un caffè, quello che ancora, come ricorda un video messaggio prima della presentazione, Leali ancora deve a Renzo Arbore per averlo lanciato.

Fausto LealiUn fuoriclasse, tuttavia, che si accompagna ad altri artisti del suo calibro. Un album nuovo, di duetti. Un Leali sempre vivace che costruisce un disco dove mostra tutte le sue particolarità, senza mai annoiare l’orecchio dell’ascoltatore, passando dal blues al jazz, dai toni alti a quelli bassi, da Mina (unica voce femminile presente nel disco) a Clementino. Mostra tutta la sua preparazione culturale in campo musicale: l’educazione napoletana, la musica nera, i Beatles, la musica classica, i suoni del jazz. Tra gli ospiti figurano anche Alex Britti, Massimo Ranieri, Umberto Tozzi, e De Gregori, da sempre definitosi grande fan di Leali. Nessun brano inedito compare nella tracklist, sebbene l’artista non nasconda di averne alcuni nascosti nel cassetto. E non è stata del cantautore nemmeno la scelta delle canzoni: sono stati gli ospiti a proporre le canzoni, come quando si invita qualcuno a cenare a casa propria sono gli ospiti a scegliere dove sedersi a tavola.

In questo disco c’è molto romanticismo melodico, molta cavalleria musicale.

Non manca un pensiero concreto a Sanremo. La notizia è uscita in questi giorni. In sala non la smentisce nessuno, sebbene si possa leggere ancora qualche perplessità. Il cantautore si mostra voglioso di nuove sfide, conscio del proprio talento, memore della vittoria ottenuta assieme ad Anna Oxa nell’edizione del 1989 con il brano “Ti lascerò”.

Leali ride rispondendo alle domande dei giornalisti, affermando che non sono le sigarette ad aiutarlo a mantenere quella voce calda e avvolgente, senza mai abbassare tonalità, cantando come fanno i ragazzini. Leali sorride: si è messo in gioco, consapevole che l’arte musicale non conosce date di nascita o carte d’identità, consapevole che “il tocco” non abbandona mai colui a cui è stato, un giorno, donato.

A cura di Andrea Migliorini

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