Yann Tiersen porta i suoni della sua Bretagna nel cuore di Roma RECENSIONE

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Yann Tiersen porta i suoni della sua Bretagna nel cuore di Roma RECENSIONE

Ogni traccia è connessa a un specifica location di un’isola a largo della costa bretone chiamata Ushant (Eusa in bretone) dove io vivo. Ushant è più di una semplice casa, è una parte di me, una parte di ciò che sono. L’idea è stata quella di realizzare una mappa musicale dell’isola e per estensione, di chi sono.

E’ così che Yann Tiersen, geniale ed imprevedibile polistrumentista francese, ha presentato il suo concerto romano che ha avuto luogo ieri all’Auditorium Conciliazione: un’ora e mezza di musica celestiale che avvicina al misticismo quasi più dell’adiacente cupola di San Pietro.

Yann-Tiersen

 

 

 

 

 

Accompagnato da un vecchio mangianastri che trasmette i rumori della sua isola natale (il mare, i gabbiani, il vociare della gente.. impossibile non farsi tornare alla mente le “reti tristi di mio padre” con le quali Troisi fece commuovere il mondo) l’artista bretone ha tenuto fede ai suoi propositi ed ha incantato la vasta platea (tutto esaurito in sala) con una selezione di brani per piano e violino accompagnando gli ascoltatori in un viaggio mentale sulla sua isola di Ushant. Inoltre, in aggiunta ai brani già esistenti Yann Tiersen ha suonato 10 nuove composizioni per piano facenti parte del suo nuovissimo libro di partiture intitolato EUSA: composizioni che non sono mai state registrate e che il pubblico romano ha avuto l’onore di ascoltare per la prima volta.

Una serata meravigliosa e minimalista, in cui la semplice potenza sonora del pianoforte riesce a scardinare le distanze accompagnando i fortunati spettatori in un iperuranio bretone.

L’artista  francese sarà impegnato nei prossimi giorni a Zurigo e Vienna, per poi proseguire il suo tour in tutta Europa.

A cura di Adalberto Piccolo

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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