Motta ci racconta la sua “Fine dei vent’anni” INTERVISTA

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Motta ci racconta la sua “Fine dei vent’anni” INTERVISTA

francesco mottaNon succede così spesso che un artista all’esordio riesca a mettere d’accordo critica e grande pubblico sull’enorme qualità dei testi e delle musiche, ed è per questo che non ci si può non sorprendere ed emozionare di fronte ad un album come “La Fine dei Vent’anni” (Woodworm/Audiglobe), vincitore della Targa Tenco come migliore opera prima del 2016 e vero e proprio disco rivelazione dell’anno, in un panorama musicale italiano dove la musica indipendente è sempre più considerata ed ascoltata.

Ho avuto la fortuna di chiacchierare con l’artefice di questo splendido lavoro, Francesco Motta, per quasi un decennio frontman e paroliere dei (poco considerati) Criminal Jokers ed oggi, alla soglia dei trent’anni, pienamente pronto ad intraprendere la carriera da solista.

Ciao Francesco, innanzi tutto complimenti per il successo, meritatissimo, e per l’album, che ho divorato. Personalmente credo sia un disco che non arriva al primo ascolto..

Lo prendo come un complimento. Credo sia direttamente proporzionale a quanto c’ho messo per produrlo

Voleva esserlo! Ho letto di lunghe, lunghissime notti di lavoro…

Tutto vero!

Cosa si prova a fare musica negli anni in cui Bob Dylan vince il Nobel per la letteratura?

E’ una responsabilità grandissima, facciamo un lavoro meraviglioso che proprio perché meraviglioso ha bisogno di disciplina e di tanto amore verso quello che si fa. E Bob Dylan ovviamente aveva tutte e due le cose. 

Questo amore ti ha portato a lavorare molto su te stesso, uscendo alla ribalta abbastanza tardi…

Sì, abbastanza tardi rispetto a quando ho cominciato..

Ossia il periodo coi Criminal Jokers. Cosa è cambiato?

E’ cambiato che ho cominciato a trovare le parole giuste, è cambiato che prima riguardo l’aspetto musicale c’era un certo tipo di ricerca, di disciplina e serietà però mancavano proprio i mezzi per dire delle cose. Ed ora sono anche venute fuori cose che avevo bisogno di dire e che ho detto in questo disco.

E’ anche il bisogno di dirlo a quanta più gente possibile? C’è la voglia di arrivare al grande pubblico?

Mah secondo me non è che è venuta fuori la voglia di farlo sentire a tanti, magari prima c’era più paura nel mettere sul tavolo le proprie fragilità e nel fatto che la gente ci si potesse immedesimare. Prima non l’avrei mai fatto

Hai dichiarato “non c’è cosa più difficile per me che fare un pezzo pop” aggiungendo che “oggi nulla è così punk come scrivere un pezzo pop dal titolo ‘Sei bella davvero’”. Però quel pezzo sul tuo disco c’è! Sei pop o punk quindi?

Io il punk lo interpreto a modo mio, qualcosa che ti arriva in faccia, una grandissima energia. E prescinde da quanta potenza ci metti, perché è importante che questa potenza sia incanalata nella maniera migliore possibile, per non disperderne neanche una goccia. Questo per me è punk. Poi, riguardo a quel pezzo, dicevo che parlare di una donna transgender è ancora inspiegabilmente un argomento tabù, cosa assurda nel 2016, invece l’ho voluto trattare in una maniera normale, tranquilla, pop, tanto che neanche si capisce che sto parlando di una transgender. 

Circa questo brano hai anche detto “è una canzone politica, tutte le mie canzoni sono canzoni politiche”. Eppure è il tuo disco è lontano anni luce dalla canzone politica degli anni ’70, non sembra di ascoltare Claudio Lolli ecco…

Hai citato uno di quelli che mi piacciono di più tra l’altro, che sto riscoprendo ultimamente.. Diciamo che non ci sono le stesse parole, però una cosa che facevano al tempo e bisogna fare tutt’ora è prendere posizione, e io mi sembra di averla presa insomma, si capisce cosa penso.. per me questa è politica

Ho citato Claudio Lolli perché il tuo producer, l’ultima volta che è stato a Sanremo, ha portato una sua canzone. Di solito nelle tue interviste è difficile che non lo citi dopo pochi secondi, quindi te lo cito io: com’è stato lavorare con Riccardo Sinigallia? Come è cominciata la collaborazione?

E’ stato bello perché è subentrato nel momento in cui io ero molto solo, stavo lavorando in solitudine sui pezzi, ci ho lavorato veramente da solo per tantissimo tempo. E quindi il fatto che lui sia entrato nel progetto nel momento in cui era, anche a livello di investimento, una cosa folle, mi ha dato la spinta per convincermi che stavo facendo delle belle canzoni.

Quanto ha influito il suo tocco sul tuo stile? Sia come ispirazione quando hai cominciato a fare musica sia nella produzione del disco.

E’ come se mi avesse portato a costruirmi un mio stile, non è che ha influito sulle scelte.. soprattutto per quanto riguarda la musica è sempre stato molto rispettoso di quello che c’era e anzi mi ha sempre detto di lavorare su quello che ancora non c’era. In questo modo ha influito

 E altre influenze musicali? Ci son tanti stili diversi nel tuo disco…

Sinceramente sono un pessimo ascoltatore, e non lo dico per snobismo, specie in fase di costruzione di un disco ascolto pochissima musica. Sicuramente quello che è cambiato rispetto a quando avevo 20 anni è che ascolto in maniera molto più emozionata la musica italiana: sono un folle amante di Lucio Dalla, anche se viene meno fuori nel disco. La musica che ascolto è quella che mi emoziona, che sembra una banalità ma prescinde da quanto può emozionarmi un testo. Questo anno ho apprezzato tantissimo il disco di Salmo, che nessuno se l’aspetterebbe mai che mi potesse piacere, invece mi ha emozionato e quindi lo ascolto.

Nasci a Pisa, vivi al Pigneto…ne sono arrivati di artisti ultimamente da questi due luoghi! Come e quanto influisce il territorio, la realtà che c’è intorno, nella produzione musicale?

Più che il territorio, diciamo che Roma come entità mi ha stimolato nella creazione di questo disco. Io ho vissuto anche un anno e mezzo a Milano, però di Roma mi sono follemente innamorato per questa “verità” che non è nascosta, mi ha portato anche a trovare la mia verità, nel bene e nel male, negli errori e nelle cose belle, ecco mi ha stimolato in questo.

E ti ha fatto scrivere “a me piace lo schifo” nella canzone “Roma stasera”…guardando Roma ultimamente ci sta!

Si però mi è servito lo schifo per capire alcune cose, anche importanti. Ho visto in faccia la verità, e nella verità ci stanno le cose belle e ci sta il disagio. Ma nel disco c’è talmente tanta speranza, tanto sguardo verso l’alto..spero passi questa visione positiva 

Hai tanta sicurezza del tuo percorso, trapela in tutte le tue interviste. Come se te lo aspettassi che prima o poi saresti arrivato.

No anzi, ci son stati tanti momenti della mia vita in cui avevo tante aspettative ma che non sono state ripagate, e ciò ha fatto sì che ci fosse una certa consapevolezza di quello che dovevo migliorare. E’ il senso di solitudine a portare una certa sicurezza, nulla di ciò che sta succedendo era in alcun modo programmato, ed è forse per questo che sta andando bene il disco. Io ero sicuro di quello che stavo facendo, come lo sono sempre stato. Ed ora, guardandomi indietro, penso che non ero pronto prima, specie per quanto riguarda i testi e le parole 

Durante la produzione vi stavate rendendo conto che stava uscendo fuori un bel lavoro?

Sinceramente non so, noi lavoravamo, non c’è mai stata troppa lucidità. A volte ci emozionavamo lavorando, e quello era indice del fatto che stavamo facendo una cosa bella, però fino alla fine eravamo talmente dentro al lavoro che era difficile avere una visione oggettiva. Poi facendolo ascoltare un po’ in giro siamo diventati più sicuri di noi, ma siamo rimasti sempre concentrati nel fare una cosa che fosse pienamente mia, nelle cose belle e nelle cose brutte

Ora comincia la seconda parte del tour, che partirà da Arezzo (il 19 novembre) e toccherà tutta l’Italia. Cosa ci dobbiamo aspettare di nuovo?

Rispetto alle date che abbiamo fatto miglioreremo un bel po’ di cose, ci sarà anche un progetto luci dietro che ci darà una mano enorme nel far sì che venga fuori questo mantra che c’è nel disco ma che si esprime di più dal vivo. Sarà un bel passo in avanti rispetto ai concerti che abbiamo fatto finora

Qualcosa in ballo per un futuro più lontano? Per scrivere il primo album ci hai messo un bel po’, dobbiamo aspettare molto per un nuovo disco?

Io già oggi sto scrivendo delle nuove canzoni. Magari non sarà così lunga l’attesa..

A cura di Adalberto Piccolo

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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