“La bussola e il cuore”, il nuovo lavoro di Amedeo Minghi raccontato alla stampa

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“La bussola e il cuore”, il nuovo lavoro di Amedeo Minghi raccontato alla stampa

Amedeo Minghi newVista la sua apparente inattività negli ultimi 11 anni forse ormai lo ricorderete solo per quel “trottolino amoroso” che lo ha reso famoso, nel suo celebre duetto con Mietta. Ma Amedeo Minghi è molto altro, e in realtà in questi 11 anni non si è mai fermato: lo spiega e lo racconta in conferenza stampa, nella sala riunioni della sede milanese della Sony Music, sua nuova casa discografica. Si capisce fin dall’inizio che la musicalità di questo cantautore ha una superficie fragile e soltanto apparente, al di là della quale s’intersecano un insieme di rimandi letterari, artistici e musicali e personali. Quel “trottolino amoroso” che tutti per tanti anni hanno cantato e ancora cantano senza pensiero è in realtà una perifrasi che trasporta il peso culturale di Mozart, con il suo “farfallone amoroso”, al quale Amedeo rivela di essersi liberamente ispirato.

Un’ispirazione continua quella di Minghi, il quale a 50 anni dall’inizio della sua carriera si ritrova a osservare il suo passato, le soddisfazioni, i piccoli rimorsi per quello che poteva essere realizzato in maniera migliore, le collaborazioni con i grandi nomi della musica italiana: da Mogol (il cui nome appare anche tra gli inediti) a Califano e Mietta, passando per i testi scritti per Mia Martini. Il nuovo album s’intitola “La bussola e il cuore”, come ad indicare uno strumento attraverso il quale conoscere un luogo.

Questo progetto musicale si articola in tre diversi dischi: gli inediti, i successi e le rarità.

La Bussola: in questo primo cd si osserva una ricerca verso il proprio passato intenta a rivolgersi anche ai più giovani. Un insieme di brani dove la melodia si fonde con il romanticismo, come in “Pensando a te”, senza tuttavia disgiungere il lirismo dalle riflessioni reali, come emerge chiaramente da “Gente sul confine”. Un contesto tematico in cui la bussola, come si legge nella presentazione del disco, stigmatizza il senso di desiderio che dovrebbe guidare l’esistenza.

Il cuore: Minghi si mostra come una persona qualunque, dimenticandosi delle veste del cantante, del musicista, del suonatore. Minghi è un uomo che, come tutti, preso dalla malinconia durante una sera comincia a scorrere i vecchi album di fotografie tenuti nel cassetto, quelli che magari si aprono una volta all’anno, in rare occasioni, per ridere e scherzare. Minghi vuole ricordare e dare nuova voce a questo ricordo, alle sue vecchie fotografie, dare colori a ciò che ora, in bianco e nero, nonostante il fascino, risulta troppo lontano. Da questo sentimento di entusiastica nostalgia nascono nuovi arrangiamenti, come quello del suo celebre manifesto “1950”. Non mancano nemmeno i riferimenti al suo cammino di fede, caratterizzato e rinvigorito dalla conoscenza di Giovanni Paolo II.

Mappe: Oltre alle foto che finiscono negli album, tuttavia, ne restano altre, magari dimenticate tra due libri sopra uno scaffale, magari accartocciate in camera, nei cassetti del comodino. E talvolta il sentimento che si prova di fronte a questi ritrovamenti è simile a quello di un viaggiatore che ritrova la sua mappa e si prepara a viaggiare di nuovo. Così Minghi cerca e ritrova pezzi magari registrati già in precedenza (tra gli anni 70 e 80) ma di cui poi non si era fatto nulla. Curiosa e affascinante è la storia di uno di questi brani: “Il gabbiano e la sirenetta”, il cui testo, che assurge a livelli poetici, è di un autore ignoto di cui il cantautore, con piena sincerità, confessa di non ricordare l’identità.

In un contesto dominato dalla musica elettronica e dai bassi, Amedeo Minghi si configura come un cantautore puro, interprete di una tradizione che non si stanca mai di rinnovarsi, consapevole di avere una bussola attraverso la quale orientarsi nella vita, nella musica e nel cuore.

Articolo di Andrea Migliorini

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