“Tre Minuti Di Sbagli”: esce oggi l’album d’esordio della cantautrice Pellegatta INTERVISTA

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“Tre Minuti Di Sbagli”: esce oggi l’album d’esordio della cantautrice Pellegatta INTERVISTA

Non si può comprendere sino in fondo un libro leggendone solo il finale, così come non è possibile capire il senso di una meta senza considerare tutto il percorso che è stato percorso per raggiungerla. È questo il caso della cantautrice lombarda Manuela Pellegatta che oggi festeggia l’uscita del suo album di debutto, “Tre minuti di sbagli” (Adesiva Discografica/SELF). Un obiettivo, questo, conseguito attraverso diverse metamorfosi che l’hanno portata a cambiare “pelle” – è il caso di dire – sulla scorta del suo modo di sentire e delle inaspettate strade che le ha riservato il caso.

Pellegatta - Tre Minuti di Sbagli (cd cover)Manuela Pellegatta è un’artista pronta e che non ha più paura di sbagliare perché – rifacendoci al titolo del suo primo LP – nel bene e nel male, siamo pur sempre figli degli errori che abbiamo commesso. Lei, i suoi “sbagli”, li ha trasformati nella forza per ricominciare sempre da zero, sapendosi reinventare e trovando nella musica la via che la portasse a riconoscersi. Sostiene di aver immortalato nel suo album parte delle persone che ha incontrato lungo la sua strada, eppure c’è anche tanta Manuela Pellegatta dietro e dentro il suo disco. C’è l’esperienza coltivata presso la Scuola di Scenografia, gli anni dedicati agli studi universitari, gli amori rincorsi e persi, le “apparenti primavere che sanno di oriente”, la ricerca di se stessa “dentro un cappello di paglia d’estate, di lana d’inverno”, sino all’incontro con Paolo Iafelice che decide di produrle l’album.

pellegattaIl risultato è un disco fresco, sincero e “di pancia”. Un LP che racconta storie come non si sentiva fare da tempo, trasmettendo l’energia positiva sprigionata dalle corde della chitarra della Pellegatta e dalla sua calda voce prestata dal jazz alle melodie del folk, in cui forte si sente la dimensione del live, habitat naturale dell’artista cresciuta come busker per le strade di Milano.

Noi di Fourzine l’abbiamo intervistata a pochi giorni dall’uscita del suo album. Ecco cosa ci ha raccontato dei suoi “Tre minuti di sbagli”:

Manuela, hai intitolato il tuo album d’esordio “Tre minuti di sbagli” quasi a voler dichiarare che questa tappa importante l’hai raggiunta anche attraverso quei piccoli e decisivi errori che hai commesso lungo il tuo percorso artistico e personale. Guardando al passato alla luce del presente, quale “sbaglio” nonostante il prezzo pagato ricommetteresti volentieri e quale eviteresti?

Lo sbaglio che rifarei sempre e comunque è quello di essere tremendamente curiosa, mi sento sempre come un passante sulla banchina di un porto che per inseguire qualcosa sale su una nave e poi si imbarca verso un mondo ignoto. Eviterei, perché sarebbe ormai fuori luogo, di indugiare su quello che sento. Le mie sensazioni sono forti, ho il respiro affannato quando ne parlo. Lo sbaglio più grosso sicuramente è stato conformarmi per diventare invisibile, annientandomi e dando sempre ragione a chi non ne aveva. Nel brano Sesto senso riassumo così questo concetto:

Come se fosse facile scappare da un io troppo forte,

saperlo contenere e venderlo al migliore offerente

cosa c’è che non va sirena che canti fra la gente

non importa se il mondo è indifferente”

Nelle prime due tracce (Camera mia e Mi sono persa) canti di una ricerca di sé stessi e della necessità di perdersi per ritrovarsi. Cosa credi di aver perso della vecchia te e in quale immagine ti riconosci oggi guardandoti allo specchio?

Questa è una bellissima domanda! Sono le 7 del mattino, guardo fuori c’è l’alba e ieri notte sono rientrata tardi da un concerto e non sono assolutamente stanca. Quello che faccio adesso mi dà energia infinita, trovo ispirazione da tutto e tutti, e la trasmetto. È una sensazione bellissima. Se mi guardo allo specchio mi sento sempre rotondetta e con le spalle da nuotatrice. Il mio corpo è fatto per suonare, per nuotare, per scrivere, non è raffinato. Riconosco la bambina che c’è in me, mi riconosco se sorrido, nel mio cappello e in un orecchino a forma di foglia. Perdersi vuol dire avere il coraggio di andare fino in fondo. Quando studiavo giurisprudenza mi sono persa con l’idea di finire un percorso che sembrava per me senza fine e toccare con mano il traguardo mi ha sicuramente reso molto più forte di quello che il mio specchio vuole farmi vedere.

Hai fatto un percorso costellato da cambi di rotta improvvisi, sempre pronta a ripartire da zero. La Scuola di Scenografia, la scelta di studiare Giurisprudenza, la recitazione e poi la strada vissuta da busker. L’unica costante sembra essere proprio la musica: che valore assume per te?

A otto anni la maestra parlò con mia madre e le disse: “Signora, sua figlia gioca con i pestiferi, in classe guarda un fisso… non è qua, è distratta”.

A dodici un’insegnante mi disse: “Sei una persona risonante”, ma cosa voleva dire poi mica l’avevo capito. Forse c’entrava con la musica.

A quindici mi dissero: “Non ti sai esprimere a parole però fai dei bei disegni”.

A venti: “Si vede che ti impegni tanto, ma le cose non le riesci a dire. Studia di più, ci rivediamo a settembre!”

Ho sbattuto il muso più volte su quelle che erano le mie difficoltà e le ho risolte. Ma una costante che mi ha sempre tranquillizzato nella vita è la mia chitarra che fa da cassa di risonanza dei miei pensieri e delle mie azioni. Suono per ore e la gente mi chiede “perché lo fai?”. Non è una questione di competizione; suonare mi fa stare bene. Dietro la mia chitarra non ho paura di dire quello che penso. Anche questa intervista la sto affrontando strimpellando la mia Godin.

Quale, fra le tracce contenute in “Tre minuti di sbagli”, è quella che credi ti sintetizzi meglio e perché?

Premetto che dietro a quasi tutte le canzoni cerco di raccontare una persona o una storia che ho ascoltato. Dietro Coincidenze c’è Manuela, questo brano per me è un trattato di pace tra me e il mio passato, una promessa unilaterale a me sessa di non voler far più virate brusche.

La strada come maestra di vita. Qual è la lezione più grande che hai raccolto nei tuoi anni da busker?

Imparare ad ascoltare gli altri. Accade una cosa strana in strada: la gente si confessa. Non nel senso cattolico, nel senso dell’animo. È una sensazione strana e difficile da descrivere a parole. È un’intesa semplice e naturale, come se si tirasse fuori dal grigio i colori primari che lo compongono. In strada canto le mie canzoni, non è facile perché l’attenzione è sempre meno per ciò che non è conosciuto, però qualcuno si gira e si ferma. E in un locale questo non accade se qualcuno non ti conosce prima.

Di seguito la tracklist di “Tre minuti di sbagli” disponibile da oggi nei negozi tradizionali, in digital download e sulle principali piattaforme streaming: Camera mia, Mi sono persa, Tre minuti di sbagli, Sesto senso, Primavera apparente, Lontano da lei, Drinking sea water, Coincidenze, Ogni venerdì, Vanny fra le nuvole.

Link utili per seguire Pellegatta:

www.manuelapellegatta.com

www.facebook.com/pellegattaofficial

twitter.com/pellegattamanu

www.instagram.com/pellegattaofficial

A cura di Maria Siria Cavallo.

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