Nico Sambo: il musicista livornese ci racconta “Ognisogno” INTERVISTA

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Nico Sambo: il musicista livornese ci racconta “Ognisogno” INTERVISTA

Nico Sambo1Ognisogno”: è questo il titolo scelto dal polistrumentista Nico Sambo per il suo ultimo album prodotto da Cappuccino Records e in uscita il 30 settembre. Un lavoro a quattro mani che vede confermato il feeling artistico tra l’interprete livornese e Lucio Tirinnanzi, autore della gran parte dei testi. Dieci le tracce che compongono le trame dell’album, pronto ora a cullarti dolcemente come una ninna nanna e nel momento immediatamente successivo a riportati con violenza alla realtà. Ricca la base musicale in cui, tra pianoforti, bassi e chitarre, trovano posto anche campane tibetane e santur.

Noi di Fourzine abbiamo ascoltato in anteprima “Ognisogno” per poi confrontarci con lo stesso Sambo sulla genesi del suo ultimo prodotto discografico e i legami col precedente “Argonauta” (Cappuccino Records, 2014). Ecco cosa ci ha raccontato!

Nico, nei tuoi ultimi due album passi dall’argonauta al sognatore, conteso tra mito e proiezioni dell’inconscio: c’è un ponte ideale che collega i due dischi?

Un ponte è l’evasione dalla routine, dal quotidiano e da tutto ciò che può annoiarci o insoddisfarci. Questo è sicuramente un motore comune ai due album. Così come nel precedente “Argonauta” l’evasione si realizzava col viaggio, in “Ognisogno” evadiamo dall’insoddisfazione col sogno, sia esso inteso come aspirazione o desiderio consapevole che come qualcosa che si manifesta nel sonno.

In “Ognisogno” continua la tua collaborazione con Lucio Tirinnanzi nella stesura dei testi: come riesce la tua musica ad incontrare le sue parole?

In questa collaborazione credo che sia determinante la conoscenza reciproca che viene da un’amicizia di lunga data. Mi sembra che Lucio tenda a parlare di sensazioni, contenuti che ci accomunano e conoscendomi sa trovare temi in cui mi riconosco. Io gli mando le bozze musicali, i giri, le linee melodiche e lui si mette ad ascoltare. Ascolta e ascolta, di notte. E si lascia suggestionare dalla melodia, dall’aria. A quel punto scrive un testo malinconico su una base malinconica (come per esempio “Arrivederci mai” o “Connessioni instabili”) oppure scrive un testo pop su una base pop (“America isterica”).

Il titolo dell’album fa riferimento al “sogno” ma, ascoltando le tracce, sembrerebbe che il filo conduttore sia piuttosto il tema del “viaggio”. Eppure “ogni nuova stazione sembra somigliare all’altra” (spieghi in “La Stazione”). Che significato assume per te il viaggio in “Ognisogno”?

È un tracciato dei nostri desideri, delle nostre aspirazioni. Quello che abbiamo cercato di fare è stato di disegnare una rete con delle linee che vanno avanti e indietro passando per diversi nodi. Immaginati un uomo che pensa a com’erano lui stesso e la sua città anni fa (“Arrivederci mai”), che pensa a chi non ci abita più (“Connessioni instabili”), una persona che ha l’inquietudine di una specie di DeLillo che vuole partire alla scoperta della provincia americana, che si sente intrappolato in una routine kafkiana (ogni nuova stazione sembra somigliare all’altra, come dici tu) e allora desidera andarsene (“America isterica”, o i versi “che ci portino via” dichiarati da Livorno in “Santa Giulia”), chiede di “stare in fila per la felicità” (“Connessioni instabili”), sogna di vedere una donna idealizzata (“Al mio risveglio”), di parlarci e di raccontarle quello che gli passa per la testa, anche le cose più insignificanti (“Lo sai che”). Il viaggio è quindi desiderato oppure delineato su queste tappe.

“Ognisogno” è un album intriso anche di simboli e rimandi alla religione e alla fede. Come mai questa scelta?

I riferimenti alla religione sono usati come strumenti per descrivere alcune caratteristiche di quello che stiamo raccontando nelle canzoni – per esempio qualcosa che è inquisitorio viene associato alla Santa Inquisizione. Io non sono credente e, a dirla tutta, le digressioni sulla fede in genere mi annoiano anche un po’, sia se fatte da ferventi credenti che da ferventi atei, invece m’interessa più la religione come storia, cercare alcune eredità o analogie tra prima e ora. Lucio fa qualcosa di simile descrivendo certe cose per similitudine. Per esempio in “America isterica”, racconta una sequenza di paesi, l’America, l’Europa, etc. e quando arriva a descrivere la costa italiana – “ionica, tirrenica, adriatica” – con il verso “con la Santa Inquisizione anche sotto l’ombrellone” descrive quelle persone che stando al mare commentano qualche notizia, di politica o di cronaca, e lo fanno con carattere inquisitorio cercando il colpevole e volendolo “giustiziare”, qualcosa come “lo metterei in galera e butterei via la chiave”, “sono tutti ladri”, “fanno cosa gli pare” e così via in una progressione di giustizialismo. “Dio mio no” di “America isterica” è invece un riferimento al brano di Battisti/Mogol, che la Santa Inquisizione della RAI censurò per qualche verso all’epoca considerato un po’ troppo scandaloso. Poi vediamo… c’è “Santa Giulia”: lì richiamiamo un giorno di festa, quello della patrona di Livorno. Un altro riferimento è in “Arrivederci mai” quando una ragazza viene descritta come “santa eppure un po’ smorfiosa”: la parola “santa” viene usata con tono un po’ sprezzante perché lei ci piaceva a tutti ma si concedeva poco o nulla.

Si parla di sogno ed ecco comparire l’America nel tuo album, seppure un’America assai diversa dalla terra promessa sognata dalle generazioni dello scorso secolo. La tua è un’America “famelica” cui si affianca un’Europa “malinconica”. Credi che esista ancora una terra promessa da qualche parte tra sogno e realtà?

Sì, hai ragione, l’America descritta come “isterica e famelica” sono gli Stati Uniti che cercano di prendersi tutto, di imporre la loro cultura, quelli impauriti dopo l’attacco a New York, in generale quelli che noi abbiamo visto principalmente tra la Guerra del Golfo e ora. L’Europa – in contrapposizione all’America del secolo scorso di cui parli tu, quella produttiva, in cui tutto è possibile e realizzabile, per esempio quella raccontata con disillusione in “Pastorale americana” di Roth – viene vista più romantica, malinconica, indolente e meno adattabile ai ritmi frenetici. Noi siamo più europei e la nostra terra promessa è il “ristorante”. Tutte le sessioni di registrazione sono state scandite da pensieri e discussioni come “sì, ma poi dove si va a mangiare?”, “bene, mi fa piacere che tu abbia trovato il rullante giusto, ma il ristorante lo hai prenotato?”

ognisogno-cover-300Di seguito la tracklist di “Ognisogno”:

1. Coincidenze, 2. America Isterica, 3. Arrivederci Mai, 4.      Al mio risveglio, 5. Eurasia, 6. Santa Giulia, 7. Connessioni Instabili, 8. La stazione, 9. Proprio Tu, 10. Lo sai che

Link utili: www.facebook.com/n.sambo

 

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