Musica, outfit, relazioni e progetti futuri: la nostra intervista a Les Italiennes, il duo elettro-pop tutto al femminile

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Musica, outfit, relazioni e progetti futuri: la nostra intervista a Les Italiennes, il duo elettro-pop tutto al femminile

Sono italiane, hanno un nome francese e cantano in inglese su ritmi tipici del nord Europa. Sono Les Italiennes, il nuovo progetto musicale di Alessandra Contini (conosciuta dal grande pubblico come membro de “Il Genio” per il singolo di successo “Pop Porno” ) e Daniela Danysol Chiara (collaborazioni con Gianna Nannini, Zucchero, Fedez ed Irene Fornaciari), che con classe e tenacia tentano di portare l’elettro-pop alla ribalta nel panorama musicale italiano. Abbiamo incontrato Alessandra per parlare del primo singolo del gruppo,” I don’t wanna be your girlfriend”, per fare un piccolo resoconto di questi intensi mesi di produzione e per scoprire le radici di questo duo tutto al femminile:

Parliamo innanzitutto del singolo “I don’t wanna be your girlfriend”: non posso non chiederti del video, girato in virtual reality (a 360 gradi)…una figata! Come vi è venuto in mente di farlo?

E’ partito tutto perché ci siamo messi a chiacchierare con Maki Gherzi (il regista) che è un caro amico da anni, e si era già pensato di proporre e di fare qualcosa insieme. Parlando del più e del meno lui ha tirato fuori la storia del “giriamolo a 360 gradi” perché anche lui voleva sperimentare qualcosa di mai provato. Appena ci ha parlato di questa opportunità gli abbiamo dato carta bianca, quindi diciamo che il merito è tutto suo.

Ho visto su instagram le prove delle coreografie, si nota che vi siete divertite molto a girarlo…

Sì sì, anche perché siamo state aiutate da Francesca dei Modulo Project, una coreografa molto in gamba. Che poi non era una vera e propria danza, è solo che girando a 360 gradi non potevamo troppo improvvisare, abbiamo dovuto trovare una mappatura completa dei nostri movimenti.

Difficile?

All’inizio sì, ma poi abbiamo capito che era una questione di “coni” come ci diceva Maki Gherzi e tutto è stato più semplice.

E invece della vostra collaborazione con Ermal Meta? Come è nata, come vi siete incontrati?

Noi facciamo musica da anni, e nell’ambito a Milano ci si conosce un po’ tutti, si fanno delle collaborazioni che magari neanche vengono rese visibili, ma c’è comunque un grande fermento anche per quanto riguarda la scrittura. Una sera ci siamo ritrovate a chiacchierare con Ermal, e visto che dovevamo presentare alcuni brani abbiamo deciso di andare da lui, che ci ha dato una mano, anche perché ha un meraviglioso studio, per fare una prima stesura, una prima realizzazione. Dopo di che, sempre per una questione di amicizia e di contatti abbiamo anche sentito Andro (Andrea Mariano, il tastierista dei Negramaro) e quindi poi ci siamo trasferiti da quest’ultimo per confezionare il singolo così come lo state ascoltando.

Hai dichiarato che il singolo “è venuto fuori da solo”…

Sì è venuto fuori da solo perché non era niente di studiato, abbiamo prodotto questo singolo perché volevamo partecipare ad un invito che ci aveva fatto Luca De Gennaro per una festa di MTV, e quindi è nata questa canzone e l’idea della canzone, in tre minuti e mezzo netti, da sola. L’esperimento è riuscito, ci ha divertito, ed in seguito Opera Music che ascoltato anche altri lavori ci ha voluto prendere sotto la propria ala protettiva.

Posso chiedere del testo? Sembra un po’ il ribaltamento della prospettiva classica della donna che si strugge e soffre per l’uomo.

Sì, siamo partiti da uno slogan ben preciso, I Don’t Wanna Be Your Girlfriend, niente relazioni. Siamo in un momento in cui le persone si circondano e cercano relazioni, ma anche amicizie, che invece di migliorare la vita la peggiorano, però spesso lo si vive anche con un certo senso di colpa, perché si pensa che la sofferenza sia qualcosa di più sublime.

Ed è solo senso di colpa o qualcos’altro?

Paura di cambiare, abitudine, ci siamo fatti un’idea di quello che potrebbe essere e tendiamo a pensare che le cose vadano comunque come le volevamo all’inizio. Le cose cambiano… Ci siamo passati tutti su questa cosa, io anche recentemente, ci ho sofferto ma poi ho capito.

Da cosa nasce il vostro stile musicale, quali sono i vostri riferimenti, perché avete deciso di esplorare un campo, come quello dell’elettro-pop, non propriamente esplorato in Italia?

Nasce tutto primariamente da un interesse personale, sia mio che di Daniela. Personalmente già con “Il Genio” avevamo iniziato a fare un percorso che ci ha visto portare l’elettro-pop in Italia, c’erano delle sonorità che ammiccavano a qualcosa di più elettronico, ed era comunque una passione che io anche nei miei ascolti ho sempre avuto. Poi Daniela e i suoi gusti mi hanno contaminata…Abbiamo comunque tenuto sempre la forma canzone, che ci ha sempre identificato, e abbiamo voluto sondare, vedere che succede a fare dell’elettronica e a suonarla davanti ad un pubblico.

In che misura l’una ha contaminata l’altra?

Ci siamo contaminate a vicenda, non solo a livello lavorativo, ma umano. Abbiamo cominciato fin da subito provando con qualcosa simile al dj-set, ma non proprio dj-set in quanto non siamo dj, abbiamo capito che ci vuole tanta abilità a farlo contrariamente a quello che si pensa, così abbiamo provato a cercare uno stile, facendo delle selezioni che poi piacevano e quindi spesso ci trovavamo a confrontarci anche non solo con l’elettronica ma anche delle cose abbastanza jazz o indie-rock. Però poi alla fine il beat elettronico è l’amore di sempre. Quando non hai delle chitarre col distorsore, anche il synth riesce a raggiungere quel tipo di grintosità che prende allo stomaco e che volevamo.

E il vostro outfit? E’ voluto o siete così nella vita?

I vestiti sono i nostri, io personalmente faccio della ricerca sul modo di vestirmi, non prediligo tanto gli outfit da casa di moda, perché non è proprio nella mia concezione, nel senso che mi piace sentirmi bene nei miei panni. Poi chiaramente c’è anche una scelta, perché quando decido di presentare qualcosa chiaramente scelgo sempre di mettere una maglietta rossa rispetto a una bianca, per esempio. Nel video siamo state aiutate da Francesca Piovano che ha puntato su uno stile per caratterizzare il personaggio. Questo era accaduto per me anche quando ho girato il video di “Pop-porno” . C’è un’attenzione per lo stile chiaramente, ma per lo più perché siamo due donne, ma non c’è uno studio di immagine.

Hai dichiarato circa Il Genio che “sono progetti musicali che si fermano, ricominciano, nascono dal nulla” è arrivata la flessibilità anche nel mondo discografico? E’ difficile lavorare in progetti diversi in simultanea quasi?

E’ la storia di uno, nessuno e centomila, parliamo di progetti che nascono dove c’è un interesse che va oltre la questione lavorativa e commerciale, sono interessi che si creano perché c’è una forte affinità e chiaramente, visto che non ci sono contratti particolari, fare musica è difficile. Sono cose che si aggiungono, non sono in alternativa tra loro. Poi naturalmente io darò sempre una certa impostazione ai progetti che vado a seguire, Daniela pure, Gianluca idem. Con lui abbiamo preso una pausa a livello di pubblicazione mentre i live vanno avanti. Dopo 3 dischi lui voleva fare qualcosa da solista, quindi era occupato e ci siamo presi una pausa. Avevamo bisogno di riempire il sacco che avevamo vuotato, dovevamo ricaricare le idee. Quando c’è affinità è molto facile approcciarsi, ma poi c’è il rischio di fare sempre la solita minestra, quindi abbiamo semplicemente fatto una pausa felice e consensuale, nulla di personale.

Come vi ponete rispetto al mainstream, alla cultura popolare? Paura? Rispetto? 

La paura di cambiare per piacere alla gente ci ha fatto fare la scelta di prenderci una pausa e continuare solo con i live con “Il Genio”. E’ tutta una questione di carattere, a me il mainstream un po’ spaventa, ma mi conosco abbastanza bene per sapere che se faccio una scelta la faccio perché so di poter aderire pienamente ai miei desideri. Però non è che non ci sia sincerità dal momento che si decide di abbracciare il mainstream, c’è un altro approccio con un’altra psicologia. Non c’è nulla di malvagio in altre scelte, c’è solo voglia di fare nuove esperienze e provare nuove cose, non credo ci sia un giudizio netto. Queste cose nascono anche per affinità personali con le persone con cui inizi a lavorare.

Preferisci la parte creativa o il contatto col pubblico live?

Sono due cose differenti e ci piacciono entrambe.

Eh ma così è facile!

Eheheh hai ragione, allora diciamo che se devo fare una scelta, scelgo il pubblico. A me piace stare a contatto con le persone, ho avuto anche delle esperienze umane e quando cerchi di fare questo lavoro, al di là del lato creativo e della cifra stilistica, quando vedi che le persone cantano le parole che tu hai scritto su un foglio, per me quello è il massimo, ci son stati dei momenti che devo ammettere di essermi emozionata tantissimo, quindi se proprio devo scegliere, scelgo il pubblico.

Dopo il vostro primo singolo, che progetti avete?

Io sono una che vive abbastanza alla giornata, finora pensiamo di metterci alla prova, lavorare per far uscire un secondo singolo. Ora proviamo anche a capire come fare dei concerti perché poi quella è la cosa fondamentale che ci tiene vive e contente di fare questo lavoro.

Cosa bolle in pentola per questo nuovo singolo?

Tante sorprese!

Qualche indiscrezione in più?

Stiamo cercando di lavorare sulla cifra stilistica da dare, da prendere, perché c’è ancora del lavoro da fare. Noi siamo uscite con “I don’t wanna be your girlfriend” che è andato bene e quindi abbiamo deciso di andare avanti con i nostri piani su cui avevamo già lavorato, però vogliamo un attimo prenderci questo Agosto per capire esattamente come arrangiare il tutto e come presentarci in maniera un po’ più formata. Se ne riparlerà dopo l’estate.

E quest’estate? Non ci farete ballare da nessuna parte?

Non lo so adesso, vediamo, è tutto un work in progress. Naturalmente sui nostri social potrete venire a conoscenza di tutte le news e se organizziamo una serata lo saprete in tempo reale!

Intervista di Adalberto Piccolo.

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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