Il pop moderno dei Lukas Graham che stupisce l’Italia

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Ogni anno, quasi sempre a ridosso dell’estate, le classifiche musicali vengono invase da almeno un paio di artisti fino a quel momento sconosciuti ai più.

È proprio vero che a volte basta la canzone giusta per cambiare la carriera di un musicista, la melodia giusta che entra in testa a tutti e che fa contenta ogni stazione radiofonica, felice di cavalcare l’onda e scolpire nella memoria di ogni ascoltatore quel ritornello così orecchiabile.

lukas-grahamStavolta i protagonisti della favola sono i Lukas Graham (ebbene si, sono una band), formazione pop danese guidata dal carismatico Lukas Graham Forchammer, classe 1988. Grazie alla loro 7 Years, triplo platino in Italia, #1 in 33 paesi e #2 nell’americana Billboard Hot 100, i ragazzi si sono consacrati su scala planetaria macinando numeri mostruosi, come le 240 milioni di views su Youtube per il video ufficiale di 7 Years e gli oltre 220 milioni di streaming su Spotify.

Per provare a capire più da vicino quanto dirompente fosse la carica di questo nuovo fenomeno musicale ci siamo recati alla loro prima data italiana, nonché primissima volta a Milano (come il frontman ha ammesso sul palco) al Carroponte di Sesto San Giovanni (MI).

Ad aprire il concerto c’è il redivivo Giò Sada con la sua BariSmoothSquad, volto noto per gli amanti dei talent show musicali in quanto vincitore dell’ultima edizione di X Factor Italia. Lontano dai palcoscenici da quasi un anno, il giovane talento barese torna ad esibirsi con performance ad alto impatto sonoro, molto diverse rispetto a quanto fatto vedere durante lo show di Sky. Scordatevi la pop ballad Il rimpianto di te presentata durante il programma, stavolta alle sue spalle c’è una rock band vera e propria e le canzoni quasi tutte in inglese, evidentemente più vicine al suo gusto personale.

Quando si abbassano le luci per far entrare sul palco la band principale della serata, gran parte del pubblico inizia a sventolare bandierine danesi. Molti gli stranieri presenti all’evento, assieme a curiosi grandi e piccini. L’aria di internazionalità si respira forte, sarà per l’odore di prato misto al fritto dei chioschi che fa tanto festival d’oltremanica. Sul palco entrano in scena ben sei musicisti, tra cui spicca l’assenza di un chitarrista e, al contrario, sorprende la presenza di una sezione di fiati.

1292Lo show è onesto, senza scenografie megagalattiche, ma condito da un Lukas Graham in forma smagliante, sarà il “vino rosso italiano”, come lui stesso ha detto a metà show. Le canzoni sono ben scritte e riprodotte ancor meglio dal vivo. Se fossimo bendati e non sapessimo di essere al loro concerto, avremmo solo la percezione di stare ascoltando il disco dei Lukas Graham ad alto volume.

I brani, nonostante il sorriso sempre stampato sul volto del cantante e gli arrangiamenti “leggeri”, raccontano storie di disagio molto intense. C’è la scomparsa del padre in Happy Home (tema presente anche nel testo di 7 Years), l’arresto di un suo amico in Criminal Mind Part 2, la difficile vita a Christiania (comunità autogestita di Copenhaghen) vissuta da Lukas in Mama Said, nuovo singolo cantato a ruota dal pubblico. Colpo di scena su Strip no More, canzone scritta per una spogliarellista, durante la quale Lukas prende alla lettera il testo e si toglie la maglietta, finendo il concerto a torso nudo, come un Justin Bieber qualsiasi.

La serata scorre in fretta con tutto il pubblico in attesa della intensa 7 Years, che arriva puntuale nell’encore. Le coppie si abbracciano, le mamme prendono sulle spalle i loro bambini, e tutti si uniscono emotivamente al crescendo musicale che ha reso questa canzone un successo planetario.

A fine concerto ognuno ha la sensazione che sia appena terminato qualcosa di bello e molto intenso.

Poi magari l’anno prossimo nessuno si ricorderà di loro e pazienza, noi si…

Per guardare la performance di 7 Years al Carroponte clicca sul link: bit.ly/291XpRsbit.ly/291XpRs

Articolo di Michelangelo Paolino.

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