#4Sbando, storie sbagliate. Tutti gli sballi del Komandante

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#4Sbando, storie sbagliate. Tutti gli sballi del Komandante

4sbandoSe c’è un artista in Italia che impersoni fica alla perfezione l’anima del rocker (magari non bello ma sicuramente dannato) è di certo il Blasco nazionale, nato a Zocca ed entrato nell’immaginario collettivo di almeno quattro generazioni di italiani. Per onorare al meglio il suo LiveKom2016, che lo vedrà impegnato per quattro splendide serate in uno Stadio Olimpico sold out da mesi (il primo concerto stasera, l’ultimo lunedì 27 giugno), ripercorreremo alcune delle sue intemerate più celebri, le sue serate migliori, le immagini classiche di un cantautore che della “vita spericolata” non ha fatto solo una hit, ma una vera e propria filosofia dell’esistenza.

Cresciuto nell’atmosfera di libertà e anticonformismo tipiche della scena bolognese degli anni ’70, Vasco Rossi diventa il Blasco dapprima facendo il dj in una radio libera (Punto Radio) ed in seguito mettendo sul pentagramma quello che in quegli anni aveva scribacchiato per diletto, su consiglio degli amici di sempre che diventeranno anche i suoi musicisti di riferimento (Maurizio Solieri, Gaetano Curreri e Massimo Riva soprattutto). Fioccheranno così capolavori su capolavori, come Albachiara del 1979, Non Siamo Mica gli Americani (sempre del 1979) e Colpa d’Alfredo (1980); ma anche numerose polemiche, per il suo linguaggio forte rispetto alla musica dell’epoca (“..è andata a casa con il negro la troia” non era propriamente di facile ascolto nell’Italia degli anni 70), per le sue provocazioni nelle uscite pubbliche, come quando nella sua prima apparizione televisiva a Domenica In cantò “sensazioni sensazioni, vogliono tutti provare.. non ci bastano le solite emozioni: vogliamo bruciare!”, che gli valsero gli appellativi di orrido, zombie e povero guitto nel famoso articolo di Nastas Salvalaggio (quel tale che scrive sul giornale). E per il suo stile di vita naturalmente, da vero rocker autodistruttivo.

Già dal 1981, secondo le biografie varie, Vasco andava avanti ad anfetamina e cocaina, dormendo meno di 4 ore a notte (quando riusciva a dormire) e passando le serate con diverse groupie. E dopo aver conquistato l’attenzione di tutto il paese con le sue apparizioni a Sanremo (nell’82 con Vado al Massimo e nell’83 con Vita Spericolata) nel 1984 vive uno dei momenti più negativi della sua carriera (e della sua vita) : fermato all’uscita di una discoteca nei pressi di Bologna, viene trovato in possesso di cocaina, marijuana ed una pistola. Nella successiva perquisizione a casa, consegna spontaneamente 26 grammi di cocaina, che lo portarono dritto dritto a farsi 22 notti di carcere (di cui 5 in isolamento) con l’accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti. Se la caverà con una pena ridotta e la solenne promessa, dichiarata di fronte al giudice, che sulla faccenda “ci tirerò una riga sopra”. Da allora la vita del Blasco è effettivamente cambiata, con la sua opera di normalizzazione (“e adesso vado a letto presto come gli altri, e non sono più quello che andava sempre a letto tardi, e dormo di più..” cantava in “Ci Credi”, descrivendo la sua rinascita) e il suo mettere la testa apposto (cosa che purtroppo non fece il suo chitarrista e amico Massimo Riva, morto per overdose d’eroina nel 1999 e mai dimenticato dai fan). Oggi più che mai è il simbolo di come si possa cambiare rimanendo sempre se stessi, visto che a più di sessant’anni ancora riesce a tenere grandi concerti con la stessa presenza scenica che aveva decenni fa. Una vita spericolata per carità, ma con una chiusura da salutista della prima ora, fissato per la corsa e per il mangiar bene. Una vita sempre sorprendente, spiazzante per critici e fan. Semplicemente, una vita alla Vasco.

 

 

 

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Adalberto Piccolo
Adalberto Piccolo
Responsabile editoriale, responsabile della comunicazione, responsabile social media. Ma comunque poco responsabile. "Il Mondo non è perfetto: in un mondo perfetto Mark Chapman avrebbe sparato a Yoko Ono".

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